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EMERGENZE NATURALI: ITALIA A RISCHIO

Alluvioni

Ma gli italiani non sono preparati


•• Almeno il 40% dei nostri connazionali non sa come affrontare le situazioni di maggior rischio legate alla morfologia e al dissesto dei nostri territori. È quanto emerge da una ricerca Ispos per Save The Children. A due anni dal varo della legge per l’adozione di un Piano di Emergenza Comunale, i territori più a rischio non hanno ancora adottato i provvedimenti necessari


È un tema che viene affrontato da decenni, in considerazione della grave situazione di dissesto idrogeologico e di debolezza del nostro territorio. Una situazione legata alla particolarità geologica della penisola, ma fortemente aggravata da antropizzazioni non sempre coerenti con le capacità di resistenza. Di qui l’intensificarsi delle situazioni di pericolo dove l’evento naturale moltiplica a dismisura i suoi effetti nefasti. La domanda che nasce subito è quella di sempre: sappiamo esattamente come reagire e cosa fare in caso di terremoto, incendio, alluvione? Purtroppo la risposta resta negativa e questo nonostante indubbi passi avanti in termini di sensibilità delle popolazioni e di maggior coordinamento delle amministrazioni nazionali e locali.

L’ignoranza della quale parliamo riguarda una fetta importante del nostro paese, almeno il 40%, secondo i dati emersi da una ricerca realizzata da Ipsos su richiesta dell’organizzazione Save The Children, non ha idea di come comportarsi in caso di emergenze naturali. Come sempre, più dei ragionamenti parlano i numeri. E i dati sono impietosi: solo il 17% dei connazionali ritiene di avere piena padronanza delle misure e dei comportamenti da attuare in caso di rischio connesso a calamità o a disastri prodotti dall’uomo. La percentuale si abbassa e arriva a 14% in caso di minori tra i 13 e i 18 anni, un segnale importante e non positivo sulle nuove generazioni sul quale riflettere, proprio come ha fatto Save the Children commissionando questo studio. Un po’ meno della metà degli intervistati, invece, crede di avere cognizioni accettabili.

Lo studio, dal titolo «I rischi naturali e il piano di emergenza dei Comuni», è stato diffuso a due anni esatti dal varo della legge che ha riordinato il sistema di protezione civile e che ha previsto l’obbligo dei Comuni di dotarsi di un piano di emergenza entro 90 giorni dall’approvazione della legge.

La situazione non è completamente negativa. “Ad oggi il 77% dei Comuni è provvisto di un piano ma è necessario che si arrivi alla copertura completa. Sono proprio alcuni tra i territori a più alto rischio sismico a esserne sprovvisti, quali ad esempio la regione Campania in cui solo il 39% dei Comuni dispone di un piano (214 su 551) o la Calabria con appena poco più della metà di copertura, pari al 54% (219 su 409)“. A indicarlo è Raffaela Milano, Direttore dei programmi Italia Europa di Save the Children, in occasione, nei giorni scorsi, della presentazione dello studio. Dalla ricerca poi emerge anche un altro dato negativo e cioè che “dove i Piani esistono, non c’è un’equivalente consapevolezza e il possesso di adeguate informazioni in merito da parte dei cittadini”, ha sottolineato ancora la Milano.

Terremoto

Quanto ad un altro elemento, la conoscenza dell’esistente e delle norme previste dai piani di emergenza comunale, la ricerca ha stabilito che è più conosciuto tra gli adulti che tra i giovani i quali, nei tre quarti dei casi, non ne hanno sentito parlare, mentre più di un terzo dei genitori ne conosce l’esistenza. I Piani prevedono l’identificazione di aree sicure (ad esempio piazze) dove la popolazione deve raccogliersi in casi di emergenza. Ma – ed è il dato che più preoccupa soprattutto nelle ree a maggior rischio – il 79% degli adulti e il 74% dei ragazzi non saprebbe dove individuarle sul territorio del comune di residenza.

Appare strano, a questo punto che, secondo i dati Ipsos, la paura legata a eventuali rischi che si possono correre sia invece molto avvertita: il 55% dei ragazzi e il 48% degli adulti pensa che nel proprio comune sia presente il rischio ambientale per inquinamento di acqua, aria, territorio, nonché pericoli di carattere ambientale che hanno come fonte le attività umane. La percentuale aumenta notevolmente (75% per i ragazzi e 61% per i genitori) se gli intervistati vivono in città. Emergono anche altri timori, legati ad esempio a pericoli di carattere ambientale che possono avere come fonte le attività umane (la percentuale balza al 75% per i ragazzi e 61% per i genitori che vivono in città), seguito dal rischio sismico (44% ragazzi, 48% adulti), quello idrogeologico (35% ragazzi, 42% adulti), quello di incendi (rispettivamente 38 e 36%) e infine quello industriale (26% ragazzi e 24% adulti), mentre percentuali residue della popolazione temono un maremoto o tsunami (rispettivamente 7 e 9%) e un’eruzione (12 e 8%).

Roberto Mostarda