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Cave: una legge in difesa del territorio

cava ripristinata

di Roberta Di Giuli • Una nuova proposta di legge della Regione Lombardia punta a limitare il numero di cave presenti sul territorio ed a fornire un supporto normativo adeguato alle più pressanti esigenze di riduzione del loro impatto ambientale

 

•• La Giunta regionale lombarda ha approvato il 19 aprile di quest’anno il progetto di legge sulle nuove regole di pianificazione dell’attività estrattiva proposto dal presidente della Regione Roberto Formigoni e dall’Assessore regionale all’«Ambiente, Energia e Reti», Marcello Raimondi.

La Giunta regionale ha infatti ritenuto necessario proporre una normativa – basata sul risparmio delle risorse naturali non rinnovabili e sulla razionalizzazione del territorio – che superasse la vecchia legge lombarda n. 14/98 ed ora il progetto legislativo affronterà il suo iter naturale in Consiglio, che si concluderà con la promulgazione della nuova legge regionale.

Dopo un’attenta analisi del panorama ambientale e del quadro normativo, l’Assessorato all’«Ambiente, Energia e Reti» della Regione Lombardia si è proposto diverse priorità, fra le quali la riduzione del numero di cave presenti sul territorio regionale – a fronte di un maggior riutilizzo di materiale riciclato – ed una maggior chiarezza normativa.

 

In cosa consiste la nuova proposta di legge?

Si tratta di una proposta che cambia radicalmente l’approccio alla normativa del settore estrattivo. Nella nostra visione, la cava deve rappresentare l’estrema ratio, l’ultima istanza per il reperimento del materiale. Anziché depauperare ulteriormente risorse naturali già sfruttate, occorre fare sempre di più preventivo ricorso a materiali già disponibili e «riciclabili», il che si trasforma in una tutela effettiva per il territorio lombardo.

Assessore Raimondi

Da cosa nasce l’esigenza per la Regione Lombardia di proporre una nuova legge rispetto a quella del ‘98?

La risposta è nei 24 anni trascorsi dal 1998: oggi la situazione è radicalmente cambiata e lo sguardo di tutti oggi si focalizza con maggiore attenzione sulle tematiche ambientali e sulle grandi infrastrutture regionali piuttosto che sull’edilizia, il cui periodo di boom è peraltro passato. L’odierna capacità di prevedere con sufficiente precisione i fabbisogni di materiali, cambia la prospettiva e permette di pianificare. Anche la normativa europea è cambiata, introducendo ad esempio VIA (Valutazione d’Impatto Ambientale) e VAS (Valutazione Ambientale Strategica). Evidente, a questo punto, l’anacronismo della Legge 14 rispetto alle esigenze attuali.

 

Quali sono gli obiettivi principali che l’Assessorato all’«Ambiente, Energia e Reti» di Regione Lombardia si pone con la proposta di questo progetto di legge?

Sostanzialmente due: salvaguardare l’ambiente e il territorio e fornire alle istituzioni e agli operatori un quadro chiaro nell’ambito del quale muoversi. Come dicevo si ricorrerà alla cava solo dopo un vaglio attento dei materiali già disponibili. Puntiamo ad ottenere il 30% del materiale non più dal terreno ma dall’attività di recupero, così da poter ridurre del 20% il numero di cave. Per quanto attiene alle attività estrattive ne prevediamo, in riferimento al recupero, l’ottimizzazione in quanto si potrà cominciare a recuperare anche con l’attività di cava in corso. Il recupero dei siti di estrazione viene man mano certificato dalla Provincia, che si assume tutte le responsabilità di riutilizzo. In tal modo l’area viene recuperata e riqualificata parallelamente all’avanzamento della cava. Va inoltre tenuto presente che, in presenza di situazioni nelle quali il solo recupero della cava non sia sufficiente, sono previste azioni di compensazione ambientale. Questi interventi non dovranno coinvolgere solo l’area circostante alla cava, ma un territorio molto più vasto, così che l’intera collettività comunale o provinciale possa beneficiarne. A vigilare su tutto il processo sarà l’Arpa, Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente della Lombardia, alla quale sarà demanda l’attività di controllare e gestire le attività di pianificazione e progettazione delle cave.

 

Quali sono le principali novità a livello Regionale, Provinciale e Comunale?

Con il testo approvato dalla Giunta, sarà il Consiglio regionale a svolgere le funzioni di indirizzo politico di dimensione regionale. In pratica l’Aula dovrà redigere un atto di indirizzo che definisca le «linee guida» sulle quali dovranno innestarsi le singole pianificazioni provinciali. A questo punto le Province potranno predisporre i programmi di localizzazione delle cave sul territorio. Diventa così decisivo il ruolo delle Province sia nella determinazione del fabbisogno materiale che per la localizzazione delle cave, come anche per la destinazione finale delle aree di cava. Una volta adottati, questi programmi saranno trasmessi per l’approvazione alla Giunta lombarda, previo parere della Commissione consiliare competente, che quindi acquisisce un potere di verifica e controllo molto importante. Sono stati inoltre introdotti meccanismi preferenziali per l’inserimento dei poli estrattivi solo nel caso vi siano accordi preliminari fra Comune e operatore. Questo privilegia la condivisione a livello locale delle scelte ubicative, valorizzando in maniera decisiva il ruolo dei Comuni, ai quali spetterà infine il compito di autorizzare le singole cave.

Roberta Di Giuli

L’esercizio dell’attività estrattiva nella Cava Nord, sita in località Incirano del comune di Paderno Dugnano, a nord di Milano, rappresenta un esempio qualificante di connubio tra un’attività imprenditoriale e la destinazione e un utilizzo a beneficio della collettività locale di un’area profondamente modificata dall’estrazione di materiale di cava.

La Cava Nord, inserita nel «Piano cave» della provincia di Milano, esercita l’estrazione di sabbia e ghiaia da più di 40 anni, con uno scavo di tipo a «fossa» senza interessare la falda freatica, su un ambito estrattivo attuale di 29 ettari, con potenzialità estrattiva di circa 200.000 m3 annui.

L’attività estrattiva è supportata da adeguati impianti di lavorazione del materiale estratto, integrati anche da ulteriori impianti destinati al riciclaggio di materiali di risulta, sostituivi, ove idonei, ai materiali naturali di cava.

L’Azienda ha già consegnato un’area di circa 40 ettari, completamente recuperata, alla collettività locale e dei comuni limitrofi per un’usufruizione pubblica dell’area stessa.

Il recupero ambientale della cava è avvenuto anche per la lungimiranza dell’amministrazione comunale che ha saputo cogliere, attraverso l’istituto della convenzione, strumento introdotto dalla normativa regionale, l’opportunità di concordare con l’Azienda la destinazione pubblica dell’area come ristoro all’alterazione ambientale che la cava ha comportato e che comporta.

A seguito degli accordi stipulati con il Comune, recepiti negli atti autorizzativi, regionali prima, e provinciali poi, l’Azienda, a partire dal 1984, ha il merito di aver considerato il recupero ambientale della cava come fase del ciclo produttivo contestuale e di pari importanza con le altre fasi di produzione.

L’area recuperata, accessibile al pubblico, separata dalla zona produttiva, presenta scarpate piantumate con essenze autoctone, è stata dotata di panchine e percorsi, ed è destinata anche a manifestazioni didattiche-sportive.

È stato realizzato uno specchio di acqua, pur non essendo lo scavo in falda, con opere di prelievo dell’acqua dal canale Villoresi e formazione anche di una cascata. La gestione dello specchio d’acqua è stata assegnata dall’amministrazione comunale a una cooperativa di pescatori.

È stata attrezzata anche un’area destinata a manifestazioni teatrali con strutture di servizi e di ristoro per il pubblico.