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Telecamere termiche contro gli incendi

Incendio

Alessandro Ferri • «Vedere» oltre il fumo: una delle più avanzate applicazioni tecnologiche nel settore della prevenzione e lotta antincendio, è ormai uscita dalla fase sperimentale

 

 

•• Gli addetti ai lavori (vigili del fuoco, guardie forestali, addetti boschivi) lo sanno bene: al verificarsi di un incendio, l’insidia maggiore non è tanto il fuoco, quanto piuttosto il fumo. Quel fumo che mette a rischio l’incolumità degli operatori, e costringe a dotarsi di autorespiratori autonomi, quel fumo che, aspirato dai motori, può fermare gli autoveicoli e che, soprattutto, impedisce la corretta visuale della situazione.

 

Telecamere termiche Telecamere termiche

 

Le telecamere termiche, che affrontano proprio queste gravi criticità, rappresentano una delle più avanzate frontiere nella lotta contro gli incendi. Questi dispositivi adottano sensori sensibilissimi, in grado di rilevare le fonti di calore e distinguere le temperature anomale da quelle che – in base a determinati algoritmi o alle impostazioni dell’utente – sono da ritenersi «nella norma». La sensoristica dedicata, in questo campo ha subito una notevole evoluzione: originariamente sviluppata per applicazioni nella Difesa, già fin dalla guerra di Corea, e per attività di controllo e di ordine pubblico, si è gradualmente estesa a impieghi civili e di pubblica utilità.

Argentina all’avanguardia

Telecamere termiche antincendioUn significativo passo avanti nell’applicazione generalizzata di tali dispositivi è stato compiuto nella lontana Argentina: tutti gli autocarri del corpo dei Vigili del Fuoco, adibiti al particolare impiego nelle zone boschive, sono ora equipaggiati con speciali telecamere termiche. È la prima volta che una nazione decide di introdurre questo genere di apparato in modo capillare e diffuso: una «prima mondiale» annunciata ufficialmente in grande stile, alla presenza del Presidente della Repubblica argentino Cristina Fernàndez de Kirchner. Le telecamere termiche, installate sugli automezzi, permettono di «vedere» attraverso il fumo, durante la guida, e individuare così i punti esatti dei focolai di incendio. Gli apparati sono montati su un gruppo rotante ed elevabile nella parte anteriore dei camion: l’autista in cabina può visualizzare su un grande schermo il punto esatto dove si trova, ed evitare eventuali ostacoli. Gli autocarri sono ad avanzate caratteristiche fuoristrada, e le telecamere termiche – prodotte dalla Orlaco, azienda olandese leader nel settore – sono impermeabili e resistenti agli urti: possono inoltre essere facilmente spostate su altri automezzi, e sostituite rapidamente per manutenzione.

 

Protezione incendi Argentina

 

Il progetto di dotare gli automezzi antincendio boschivi argentini ha avuto inizio nel 2010: in quell’anno, durante la Interschutz di Lipsia (la maggiore esposizione mondiale del settore antincendio), una dimostrazione pratica della Orlaco, ideatore e sviluppatore della telecamera, convinse i vertici argentini dei Vigili del Fuoco. I primi 32 automezzi sono stati prodotti dalla Jacinto Ltda in Portogallo, e la CMS Sudamericana SRL ha provveduto a trasportarli in Argentina. L’addestramento di operatori e tecnici argentini è stato curato da personale Orlaco, giunto appositamente a Buenos Aires.

Questo tipo di dispositivo è destinato, nei prossimi anni, a diffondersi in modo sempre più estensivo, fino a diventare un equipaggiamento standard.

La tragedia del Monte Bianco del 1999

Tunnel del Monte Bianco

Una delle prime applicazioni organiche in Italia, è avvenuta nel tunnel del Monte Bianco: la lunga galleria che, dal 1965, collega il nostro Paese con la Francia, è stata chiusa come noto dal 1999 al 2002, a seguito del tragico incidente in cui, proprio a causa di un enorme incendio, persero la vita ben 39 persone. Dal 2002 in poi la politica di sicurezza su questa preziosa infrastruttura è stata sorretta da un’innovazione permanente, con continui investimenti nelle tecnologie più avanzate, anche in considerazione del fatto che il tunnel – pur completamente ricostruito – è pur sempre a canna unica, e non vi è una «galleria di servizio» vera e propria. L’evacuazione del tunnel del Monte Bianco, in caso di emergenza, avviene pertanto tramite un percorso protetto sotto il manto stradale, ricavato dai condotti di ventilazione. Questo percorso, largo 80 cm e sul quale transitano appositi trenini gommati mossi da motori elettrici, è accessibile solo attraverso i rifugi protetti, posti a 250 metri l’uno dall’altro.

 

Tunnel del Monte Bianco, esercitazione Tunnel del Monte Bianco

 

Nel 2002, alla riapertura del tunnel, vennero schierati dei moderni veicoli antincendio «bidirezionali», denominati Janus, nelle postazioni situate agli ingressi e in quella intermedia, al centro del traforo. Lo scorso anno, precisamente il 15 settembre 2012, è entrato in servizio il primo dei quattro nuovi automezzi: il primo prototipo, studiato in collaborazione con le squadre di pompieri permanenti del traforo e con gli esperti del Comitato di sicurezza, ha richiesto più di un anno per la messa a punto, e un investimento totale di 3,2 milioni di €. Unico al mondo, questo mezzo è dotato di impianti innovativi che gli permettono di avere una maggiore potenza d’azione migliorando la protezione delle squadre d’intervento. Ed è proprio la telecamera termica, che facilita l’avanzamento del veicolo in condizioni di visibilità critica, a essere una delle peculiari caratteristiche innovative del veicolo. La telecamera è integrata a sua volta a un sistema laser, che permette – in assenza di riferimenti GPS a causa della mancanza di segnale in galleria – di rilevare la posizione esatta del veicolo.

 

Alessandro Ferri