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La formazione per la prevenzione nella gestione delle emergenze sismiche e dei disastri

Terremoto Amatrice

I devastanti effetti di una calamità naturale non sono inevitabili, la prevenzione, attuata su vasta scala e con molteplici modalità, dagli interventi tecnici a quelli formativi, è l’unico approccio possibile che ne consentirebbe una drastica e sostanziale riduzione

Il 24 agosto 2016 ad Amatrice e comuni limitrofi è andata tragicamente in scena l’ennesima strage annunciata, che ha innescato le consuete polemiche e analisi sulla vulnerabilità del territorio del nostro Paese, sulla quantizzazione dei costi economici e delle strategie di prevenzione che potrebbero e dovrebbero essere attuate, dalle valutazioni geologiche e geotecniche alle tecnologie per l’adeguamento antisismico del patrimonio edilizio.

Esercitazioni prevenzioni disastri in Giappone (fonte: euronews)
Esercitazioni prevenzioni disastri in Giappone (fonte: euronews)

Il Consiglio Nazionale degli Ingegneri ha analizzato l’impatto economico dei sette peggiori terremoti avvenuti in Italia tra il 1968 e il 2012, e solo di stanziamenti post-sisma ha calcolato un importo di più di 121 miliardi di euro. Questi costi non tengono conto delle ripercussioni economiche derivanti dalla sospensione delle attività produttive nelle zone colpite, dell’impatto sociale, nel breve e lungo periodo, che come indicato in uno studio della World Bank[1] dovrebbero essere considerati per la definizione del budget di spesa pubblica.

Oggi se si adeguasse sismicamente il patrimonio pubblico si spenderebbero circa 50 miliardi[2] e circa 94 miliardi[3] per il patrimonio privato. Costi che, ovviamente, sarebbero stati decisamente minori se affrontati in sede di costruzione.

L’adeguamento antisismico è certamente l’azione primaria per ridurre i danni umani ed economici durante l’avverso evento, ma non del tutto sufficiente. L’obiettivo è creare territori edificati e comunità resilienti, dai singoli individui alle istituzioni.

Sistema allerta sisma in studio a Seattle (fonte: askanews)
Sistema allerta sisma in studio a Seattle (fonte: askanews)

La resilienza è la capacità di un sistema di adattarsi alle sollecitazioni, alle sfide e ai cambiamenti affrontati, ad esempio durante e dopo un disastro.[4] Adattarsi però non significa ritornare allo stato precedente, ma sapersi evolvere attingendo dalle proprie competenze e risorse personali, collettive e istituzionali,[5] e tutto il sistema di prevenzione deve rispondere a tali requisiti. Un sistema che non può limitarsi al solo adeguamento, benché prioritario. L’organizzazione antisismica deve articolarsi e integrare: gestione delle emergenze, adeguamento infrastrutture ed edificato, pianificazione e gestione del territorio, sistema assicurativo.

Ognuna di queste aree è costituita da una serie di sottoinsiemi.

Nella gestione delle emergenze un contributo importante alla prevenzione, alla drastica riduzione del numero delle vittime, può derivare dalla diffusione capillare e sistematica alla cittadinanza della formazione e informazione in materia, a partire dalle scolaresche. Strutture formative sulla prevenzione sismica sono già da tempo presenti in molti paesi, e questo perché durante un disastro uccide anche l’ignoranza sui giusti comportamenti da tenere.

La preparazione è l’insieme delle attività e delle misure adottate in anticipo per garantire una risposta efficace agli effetti nocivi di situazioni ed eventi pericolosi.

Il terremoto è un evento catastrofico e improvviso, benché endemico in alcune aree geografiche, che riflette la necessità di un’adeguata preparazione, considerata significativa per ridurre il rischio ad esso correlato.[6] [7] 

In Italia

Ad oggi, in Italia, la situazione formativa in materia è insufficiente. L’unica prevenzione è ricollegabile agli adempimenti inerenti la sicurezza sul lavoro. L’informazione alla popolazione è quella che viene dalle varie schede di comportamento affisse nei locali dei luoghi di lavoro, pubblici e privati, quando presenti. I lavoratori vengono informati sui comportamenti da tenere attraverso il piano di emergenza (il più delle volte non visionato dai lavoratori ma solo mero adempimento legislativo), nei corsi di formazione sulla sicurezza sul lavoro (corsi di poche ore in cui si devono anche trattare tutta una serie di altri rischi) e alle prove di esodo, di solito due volte l’anno e senza simulazione del terremoto ma solo dell’evacuazione dell’edificio. Situazione analoga si riscontra negli Istituti scolastici, in quanto luoghi di lavoro i lavoratori gli alunni ricevono una scarsa formazione inerente la prevenzione sismica e raramente attraverso le due obbligatorie e annuali prove d’esodo.

Questa carente informazione in materia di prevenzione sismica è parte di una più ampia mancanza informativa sulla sicurezza e l’ergonomia negli ambienti di lavoro e di vita quotidiana e sulle procedure di emergenza e di primo soccorso. 

All’estero

Giappone, Cile, California, sono tra i Paesi all’avanguardia per quanto concerne la prevenzione dei danni da terremoti, sia in termini di edilizia antisismica, sia per l’addestramento e l’organizzazione della popolazione nell’affrontare questo evento naturale e che in quelle aree della terra sono molto frequenti e possono raggiungere intensità considerevoli.

Uno dei kit di emergenza in vendita sul sito della Croce Rossa americana
Uno dei kit di emergenza in vendita sul sito della Croce Rossa americana

Tra il Cile e il Giappone negli ultimi 60 anni si sono verificati eventi sismici tra gli 8,8 e 9,6 gradi della scala Richter.[8]

Il Giappone rimane il Paese-faro con la migliore organizzazione in materia sismica, che si basa su:

– capillare diffusione delle informative di prevenzione (volantini, manuali, ecc.);

– accurata rete di percorsi di emergenza con evidente cartellonistica;

– dettagliata pianificazione delle evacuazioni post-sisma;

– edifici e impiantistica antisismici (abitazioni, tubature, cavi elettrici);

– kit di emergenza e sopravvivenza in uffici e case;

– cicliche esercitazioni antisismiche.

La popolazione è sottoposta a frequenti esercitazioni, a partire dalle scuole elementari. Un addestramento diffuso[9], capillare e ripetuto dalle scuole ai luoghi di lavoro culminante in una esercitazione di protezione civile di massa che si tiene ogni primo settembre, anniversario del grande terremoto del Kanto, che nel 1923 distrusse Tokyo e Yokohama provocando circa 140mila morti, causati soprattutto dai conseguenti incendi. Recentemente anche gli stranieri[10] sono invitati a partecipare a brevi corsi di prevenzione[11] e spesso si distribuiscono nei residence di Tokyo kit di emergenza e sopravvivenza; kit[12] obbligatori nei luoghi di lavoro e normalmente presenti nelle abitazioni private, e sempre scupolosamente aggiornati.

Manuali e documentazione sono stati prodotti anche in inglese per gli stranieri.

Cartello con Namazu, pesce gatto
Cartello con Namazu, pesce gatto

I cittadini sono preparati all’evento catastrofico e conoscono per area abitativa il punto di raccolta dove aspettare i soccorsi e attendere istruzioni.

Particolare attenzione è rivolta alla progettazione dei percorsi cittadini segnalati e pianificati con segnaletica fissa per convogliare il traffico delle persone e dei soccorsi nel post-sisma. Nelle grandi città il cartello con la carpa/pesce gatto[13] indica quali siano le grandi arterie chiudibili in pochi minuti per il flusso emergenze.

Inoltre, un sistema di monitoraggio e di allarme viene lanciato sovrapponendosi ai programmi televisivi in diretta[14] e invia al cellulare[15] dei cittadini un avviso pochi secondi prima dell’arrivo dell’onda sismica.

Nelle aree a maggior rischio sono stati installati degli altoparlanti per gli avvisi d’emergenza, ma anche un sistema di controllo dell’elettricità che sospende l’energia autonomamente basandosi sulle oscillazioni della terra, per la prevenzione degli incendi post-sisma e per fermare treni, metropolitane, ascensori, così da ridurre il rischio di danni collaterali.

Fonte: Link TV
Fonte: Link TV

Costante è l’attenzione sugli effetti della comunicazione e un’analisi accurata degli errori nelle procedure. Ad esempio, dopo il terremoto di Kumamoto, l’Agenzia meteorologica giapponese ha deciso di non adoperare più la parola aftershock, in quanto utilizzata subito dopo la prima scossa buona parte della popolazione tornò nelle proprie case convinta che il pericolo fosse cessato, e alcuni di loro morirono nella scossa successiva; «aftershock» è una parola che ci induce a considerare superato il pericolo, che invece esiste sempre in una zona sismica. 

Un sistema ergonomico

Dalla descrizione delle azioni e della struttura formativa di prevenzione terremoti giapponese è evidente che è necessario agire su molti fronti. È fondamentale, dunque, l’attivazione di un piano sistemico in cui è determinante un accurato studio della comunicazione, dalla realizzazione della formazione ai percorsi, fino alle indicazioni istituzionali e dei media durante e dopo l’evento.

Il modello ideale di comunicazione, e per la realizzazione di tutta la struttura formativa, dovrebbe rispettare i requisiti della progettazione ergonomica, incentrata sull’utente e la soddisfazione delle sue esigenze considerandone capacità e comportamenti, aspetti fisiologici e psicologici. Il processo comunicativo ergonomico deve incentrarsi su un continuum di analisi, progetto, attuazione, monitoraggio. Cardini dell’azione ergonomica sono, dunque, un’accurata fase di progettazione, le azioni di verifiche da attuarsi lungo tutto il processo comunicativo e la considerazione delle «caratteristiche» e dell’esperienza degli utilizzatori (coloro che sono implicati nel processo: dai destinatari della formazione agli operatori, tecnici, formatori, ecc.). Imprescindibili i feedback con gli utilizzatori e con tutte le professionalità.

Schematizzando i principi ergonomici di progettazione dell’intero sistema, dai percorsi formativi alla scelta delle tecniche formative e della formulazione dei materiali:

– comprensione degli utenti e delle attività;

– progettazione interattiva;

– misurazione costante dei risultati;

– progettazione iterativa: progettare, testare e misurare, riprogettare. [16] 

La costruzione di una struttura formativa e informativa: analisi dei fattori

La costruzione di una struttura di formazione e informazione per la prevenzione deve considerare numerosi fattori, come le specificità della popolazione di riferimento/destinazione, le diversità culturali e linguistiche in una popolazione sempre più multietnica.

Sono disponibili numerose ricerche sull’efficacia dell’educazione alla prevenzione ai disastri e considerando i risultati di alcune di queste è possibile tracciare un sintetico quadro utile per realizzare linee guida.

L’esperienza del terremoto non è il fattore principale per migliorare la consapevolezza, anche in territori in cui è da ritenersi endemico come il Giappone. L’istruzione, quando si limita a quella scolastica, può fornire informazioni utili, una base di conoscenze del fenomeno. Tuttavia, la famiglia e la comunità giocano il ruolo più importante per le decisioni e le azioni. Nel campo dell’istruzione scolastica, la metodologia più efficace di educazione (anche antisismica) è l’alternanza delle metodologie, come le discussioni, le sperimentazioni e le simulazioni, gli ausili visivi.[17] Quindi, l’istruzione scolastica insieme con l’educazione dalla comunità e dalla famiglia può aiutare uno studente a sviluppare una «cultura della prevenzione», rendendolo in grado di prendere le giuste decisioni e azioni, come un adulto.[18] [19]

Un apprendimento collaborativo e cooperativo, che si basa su un modello di acquisizione della conoscenza creato dall’interazione attiva dei membri di una popolazione attraverso la condivisione di esperienze e l’impegno in un compito comune in cui ogni individuo dipende ed è responsabile l’uno dell’altro, capitalizza risorse e competenze.[20] [21]

Nei Paesi in Via di Sviluppo, in cui mediamente più della metà della popolazione ha meno di diciotto anni, è, invece, proprio attraverso gli studenti che è possibile sensibilizzare e trasmettere delle basilari nozioni di prevenzione alla cittadinanza. In questi territori i bambini sono in grado di diffondere i messaggi alla società, a partire dai loro genitori, che, generalmente, hanno un livello di accettazione dell’informazione proveniente dai loro figli piuttosto alta.[22]

Nel comportamento al disastro le caratteristiche della famiglia e delle reti sociali[23] potrebbero influire, benché ciò che sembra chiaro dai risultati è che i capifamiglia femminili tendono a creare nuclei meglio preparati per i disastri.[24]

Sono stati esplorati rispetto alla preparazione anche l’influenza di fattori cognitivi, emotivi e sociali e le loro interazioni.[25]

La sempre maggiore diversità razziale ed etnica della popolazione richiede un approccio inclusivo e integrato alla prevenzione delle calamità. Una ricerca statunitense mostra che le minoranze etniche e razziali sono sproporzionatamente vulnerabili ai disastri rispetto alla comunità autoctona; recuperano più lentamente dopo i disastri, hanno più probabilità di ricevere informazioni inesatte o incomplete come risultato delle differenze culturali e delle barriere linguistiche. [26] [27] [28]

La struttura formativa, quindi, deve essere realizzata considerando le specificità e le diversità socioculturali che caratterizzano la popolazione di destinazione, e ad essa adattarsi. Comprendere e gestire le dinamiche delle diversità per una prevenzione in continua evoluzione. 

La costruzione di una struttura formativa e informativa: strategie formative, approcci metodologici e settori d’intervento

Quindi, in Italia la formazione in materia di rischio sismico è scarsa e le poche attività informative sono associate alla sicurezza sul lavoro.

Immagine della manualistica di prevenzione giapponese (fonte: euronews)
Immagine della manualistica di prevenzione giapponese (fonte: euronews)

Dalle ricerche si deduce che si deve procedere alla progettazione e realizzazione di percorsi formativi che coinvolgano e inglobino l’esperienza e le conoscenze di reti sociali, nuclei familiari, strutture aziendali e istituti scolastici. Siamo un paese sempre più multietnico, dobbiamo, quindi, applicare un approccio multiculturale e considerare che nelle famiglie di recente immigrazioni il messaggio di prevenzione potrebbe passare con maggiore facilità e accettazione attraverso i figli. L’approccio metodologico deve essere diversificato nelle tecniche formative e considerare sempre prioritario l’alternanza di tecniche formative e l’integrazione di differenti modalità di trasmissione del messaggio, che a sua volta dovrà basarsi su una semplificazione del linguaggio.

L’obiettivo è superare le barriere linguistiche e culturali, ma anche alcune limitazioni cognitive e sensoriali.

Una struttura formativa di prevenzione, anche economicamente, converrebbe inserirla in un quadro dagli obiettivi educativi più ampi. La prevenzione sismica dovrebbe inserirsi in un vasto programma educativo sui disastri e la sicurezza negli ambienti costruiti interni ed esterni, di lavoro e di vita quotidiana. 

I pilastri del sistema devono essere: le esercitazioni, la formazione e i percorsi

I percorsi di esodo e di emergenza e i punti di raccolta devono essere facilmente individuabili e comprensibili a tutti, residenti, lavoratori, turisti. La progettazione della «viabilità di emergenza» necessita di un’accurata analisi del territorio su scale diverse, dalla città agli isolati. Il wayfinding[29] d’emergenza deve essere accuratamente studiato, dai percorsi alla cartellonistica, secondo principi ergonomici che considerino i comportamenti[30] e le diverse capacità psico-fisiche della popolazione durante le criticità. Una cartellonistica ergonomicamente progettata deve essere affiancata da sistemi di comunicazione alternativi[31], dalla comunicazione sonora ai percorsi tattili, e a forte contrasto acromatico e cromatico.

La formazione e le esercitazioni devono coinvolgere ed essere condotte negli istituti scolastici di ogni ordine e grado, nei condomini e nelle aziende. Una formazione inerente: le strategie e la formulazione di piani di prevenzione pre-terremoto familiari, condominiali e sui luoghi di lavoro, che si raccordino con il Piano di prevenzione su scala cittadina; i comportamenti e le azioni sicure da attuare durante il sisma e nel post-terremoto.

L’obiettivo formativo è la creazione di comunità resilienti, dai singoli individui alle istituzioni, che come già inizialmente indicato sono capaci di adattarsi alle sollecitazioni, sviluppando e attingendo alle competenze e risorse della comunità.

La formazione e le esercitazioni possono essere davvero incisive e fare la differenza solo se ripetute spesso e veicolate con modalità e tecniche d’impatto sempre diverse. È necessario che si costituiscano dei gruppi di esperti multidisciplinari a livello provinciale o regionale che abbiano il compito di progettare e attuare questo settore della gestione delle emergenze, con la collaborazione di vari enti[32], per arrivare a un coinvolgimento operativo del personale docente a cui deve essere demandata nel tempo la continua preparazione di base in materia delle scolaresche, coadiuvati dal servizio interno di prevenzione e protezione sul lavoro e da associazioni di quartiere e reti sociali. Gruppi di lavoro specializzati si occuperanno di esercitazioni annuali di verifica e monitoraggio del funzionamento del sistema e dell’effettiva preparazione degli studenti e del personale scolastico.

Anche nelle aziende, pubbliche e private, è possibile un intervento similare, attraverso i servizi interni di prevenzione e protezione sul lavoro e i gruppi di esperti.

Il sistema preventivo deve essere attuato, con i dovuti correttivi e adeguamenti, in tutte le strutture sanitarie, di reclusione e di accoglienza, come i Centri immigrati.

La formazione negli ambienti condominiali e/o di gruppi di condominio, sia sui disastri, sia sui rischi, è oggi completamente assente. Nei condomini, in cui è nominato, l’Amministratore assume il ruolo di datore di lavoro, e di conseguenza ha l’obbligo della valutazione dei rischi, benché questa sia spesso una mansione disattesa. Il potenziamento del ruolo di prevenzione e protezione permetterebbe di realizzare la prevenzione ai disastri e nel contempo anche la compiuta attuazione della normativa sulla sicurezza sul lavoro[33].

prevenzione

Oltre ai residenti e pendolari non si può disattendere all’obbligo di coinvolgimento dei turisti e dei viaggiatori, soprattutto nel nostro Paese, che inserendosi sempre nell’organizzazione progettata dai gruppi di esperti verrà demandata alle varie strutture ricettive e di trasporto che si adegueranno sempre attraverso i servizi di prevenzione e protezione. I gruppi studieranno manualistica e prodotti formativi ad hoc.[34]

La comunità è, dunque, parte essenziale e sostanziale del capitale sociale (inteso come insieme dei mezzi umani, materiali e finanziari) ed è parte nodale per la formulazione e l’attuazione della struttura formativa di prevenzione. Essi costituiscono gli utenti per cui si progetta e a cui è destinato il sistema affinché sviluppino capacità decisionali, e acquisiscano flessibilità e resistenza all’evento avverso; nel contempo sono parte attiva, sia grazie alle loro eventuali competenze pregresse, sia come futuri gruppi sociali formati e competenti, capaci di essere un complementare e valido sussidio alle squadre d’emergenza durante l’accadimento calamitoso.

I devastanti effetti di una calamità naturale non sono inevitabili, la prevenzione, attuata su vasta scala e con molteplici modalità, dagli interventi tecnici a quelli formativi, è l’unico approccio possibile che ne consentirebbe una drastica e sostanziale riduzione. 

[ Sonia Marino ]

Note


[1] Benson C., Clay E. (2003), «Economic and Financial Impacts of Natural Disasters: an Assessment of Their Effects and Options for Mitigation»

[2] fonte: Il Sole 24 Ore, «Edifici pubblici sicuri, servono 50 miliardi» di Massimo Frontera, 26 agosto 2016

[3] vedi nota 2

[4] Paton D. e Johnston D.M., «Disaster Resilience: an Integrated Approach», Charles C Thomas Publisher, Springfield 2006

[5] Paton, D., Measuring and monitoring resilience in Auckland, Lower Hutt, N.Z.: GNS Science. GNS Science report 2007/18

[6] UNISDR. Living with Risk: A global review of disaster reduction initiatives: United Nations: ISDR; 2004

[7] UNISDR. Hyogo Framework for Action 2005-2015: Building the Resilience of Nations and Communities to Disaster. United Nations: ISDR; 2005

[8] 9,6 gradi della scala Richter, il più intenso mai registrato, avvenuto nel 1960 nel sud del Cile; 8,8 gradi nel 2010 sempre in Cile che durò 3 minuti; 9,0 gradi in Giappone nel marzo 2011. Il sisma in Cile del 1960 è durato 150 secondi, l’energia elastica liberata fu pari a 15.000-20.000 volte quella liberata nel terremoto de L’Aquila il 6 aprile del 2009

[9] esercitazioni scolastiche, nei luoghi pubblici, in cui si insegna come trovare riparo o a conoscere le vie di fuga sicure, quali sono i comportamenti sicuri e le strategie adeguate ad affrontare l’evento

[10] oggi coinvolti nel sistema formativo di prevenzione, sistematico e capillare. E pensare che un tempo, nel 1923, durante il terremoto del Kanto, si scatenò la caccia allo straniero, soprattutto coreano, con linciaggi causati da superstizioni

[11] dove vengono indicati gli articoli utili per il kit di sopravvivenza, si svolgono simulazioni di terremoto, e prove di soccorso

[12] una borsa di sopravvivenza di almeno 48 ore con acqua, cibo liofilizzato, barrette energetiche, casco, torcia, radio, garze, cerotti, fischietto, etc. In Giappone, Cile e USA vari siti istituzionali e di organizzazioni informano sui kit e cosa devono contenere

[13] Namazu, il mitologico enorme pesce gatto della mitologia giapponese che con i suoi colpi di coda scatena i terremoti. Nel 1855, Edo, oggi Tokyo, fu colpita da un terremoto di magnitudo 7.0 e da un susseguente tsunami; settemila furono le vittime di quello che fu chiamato il Grande Terremoto di Ansei. In seguito iniziarono ad apparire i primi namazu-e, stampe su tela con immagini del pesce gatto

[14] nel messaggio televisivo di allarme viene mostrata la presunta posizione dell’epicentro del sisma e le aree dove le scosse saranno più forti, inoltre il sistema invia allarmi anche attraverso la radio e internet. I giapponesi riescono ad anticipare l’arrivo di un terremoto attraverso le onde longitudinali, onde che si muovono velocemente e sono chiaramente percepite da alcuni animali. Queste onde non creano grossi danni ma arrivano circa 90 secondi prima delle altre scosse sismiche ed esistono strumenti che possono individuarle e lanciare l’allarme. ShakeAlert, sistema allo studio a Seattle, funziona attraverso dei sismografi disseminati sul territorio, quelli più vicini all’epicentro lo percepiscono prima consentendo, grazie alle onde più veloci, di calcolare la scossa che ne risulterà, e di avvertire la popolazione.

[15] Yurekuru Call è un’applicazione che riporta i dati dell’Agenzia meteorologica giapponese, non prevede un terremoto, ma fa suonare gli smartphone pochi secondi prima dell’arrivo del sisma consentendo di trovare un posto sicuro, e questo riduce notevolmente il rischio di vittime. Questa funzione non è disponibile per i turisti stranieri, perché l’app funziona solo su smartphone con una carta SIM giapponese o con una connessione WiFi Pocket

[16] dai quattro principi sulla progettazione ergonomica enunciati da Gould e Lewis, non recenti ma ancora di valido riferimento – Gould J.D. and Lewis C., (1983). «Designing for usability: Key principles and what designers think». CHI’83 Conference on Human Factors in Computing Systems. ACM, New York, pp. 50-53

[17] per quanto concerne il mezzo di trasmissione del messaggio l’ideale è sempre una modalità mista, ad esempio visuale e uditiva (Coffield F. et al. (2004). «Learning styles and pedagogy in post-16 learning. A systematic and critical review London: Learning and Skills Research Centre»), comunque basata sulle capacità psico-fisiche della popolazione e che ne consideri le disabilità, conseguentemente dovrà essere multisensoriale

[18] Shaw R. et al. (2004) «Linking experience, education, perception and earthquake preparedness», Disaster Prevention and Management: An International Journal, Vol. 13 Iss: 1, pp. 39-49

[19] Shiwaku K., Shaw R. (2008) «Proactive co-learning: a new paradigm in disaster education», Disaster Prevention and Management: An International Journal, Vol. 17 Iss: 2, pp. 183-198

[20] Chiu M.M. (2000) «Group problem solving processes: Social interactions and individual actions», Theory of Social Behavior, Vol. 30, Iss: 1, pp. 27-50

[21] Chiu M.M. (2008) «Flowing toward correct contributions during groups’ mathematics problem solving», Journal of the Learning Sciences, Vol. 17, Iss: 3, pp. 415-463

[22] Izadkhah Y.O., Hosseini M. (2005) «Towards resilient communities in developing countries through education of children for disaster preparedness», International Journal of Emergency Management, Vol. 2, Iss: 3, pp. 138-148

[23] Kirschenbaum A. (2004) «Generic sources of disaster communities: a social network approach» International Journal of Sociology and Social Policy; Vol. 24, Iss:10, pp. 94-129

[24] Kirschenbaum A. (2006), «Families and Disaster Behavior: A Reassessment of Family Preparedness», International Journal of Mass Emergencies and Disasters, Vol. 24, No. 1, pp. 111 – 143

[25] Becker J.S. et al. (2012) «A model of household preparedness for earthquakes: how individuals make meaning of earthquake information and how this influences preparedness», Natural Hazards, Vol. 64, Iss: 1, pp. 107-137

[26] Davidson T.M. et al. (2013) «Disaster Impact Across Cultural Groups: Comparison of Whites, African Americans, and Latinos», American Journal of Community Psychology, Vol. 52, Iss:1-2, pp. 97-105

[27] Bethel J.W. et al. (2013) «Disparity in disaster preparedness between racial/ethnic groups. Disaster Health», Vol. 1, Iss: 2, pp. 110-16

[28] Collins T.W. et al. (2013) «Hispanic Health Disparities After a Flood Disaster: Results of a Population-Based Survey of Individuals Experiencing Home Site Damage in El Paso (Texas, USA)», Journal of Immigrant and Minority Health, Vol. 15, Iss: 2, pp. 415-26

[29] wayfinding: processo di tipo dinamico che permette di comprendere come raggiungere una certa destinazione. Termine introdotto dall’urbanista Kevin Lynch nel 1960 nel testo «The image of the city»

[30] nella progettazione dei percorsi e di un sistema di esodo è determinante comprendere i comportamenti e le necessita? di una persona che si muove in uno specifico ambiente, e? fondamentale analizzare alcuni aspetti relativi al comportamento umano, studiati e ben descritti dalla psicologia cognitiva, una delle discipline di riferimento per l’ergonomia

[31] anche con la realizzazione di app che indichino i percorsi e i luoghi sicuri nei pressi della nostra posizione

[32] quali: Protezione civile, Vigili del Fuoco, Asl, aziende ospedaliere e per il primo soccorso, i servizi di prevenzione e protezione degli istituti scolastici

[33] l’Amministratore è tenuto a valutare i rischi presenti all’interno del condominio per tutelare l’incolumità degli inquilini e di eventuali lavoratori di imprese appaltatrici o lavoratori autonomi che si occupano della manutenzione ordinaria e straordinaria dello stabile, delle aree circostanti e degli impianti tecnologici

[34] come video informativi che si avviano al momento dell’accensione del televisore in camera, o app e altro materiale scaricabili attraverso i device e disponibili in vari luoghi pubblici da alberghi ad altre strutture turistico-ricettive e commerciali. Per i viaggiatori dei video e delle app potrebbero essere disponibili nella Home del servizio internet, come ad esempio quello fornito in alcuni treni