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L’Italia verso la quarta rivoluzione industriale

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i-Com ha presentato uno studio sul livello di digitalizzazione, di infrastrutture e di competenze negli Stati membri dell’Unione Europea


•• Ambiente, innovazione, reti digitali e intelligenza artificiale. Il settore industriale è radicalmente cambiato negli ultimi anni, e un futuro ormai dietro l’angolo poggerà su questi pilastri, in grado di dar vita a una vera e propria rivoluzione industriale. I Paesi che sapranno comprendere meglio questa evoluzione, adeguando le politiche industriali, potranno acquisire un importante vantaggio competitivo. A che punto è l’Italia in questo percorso? Su quali risorse può contare il nostro Paese, sia dal punto di vista infrastrutturale che di know-how? Dove è necessario intervenire?

Per rispondere a queste domande l’i-Com (Istituto per la Competitività) ha organizzato a Roma il convegno «La rivoluzione dell’internet delle cose e del 5G per un’Italia più competitiva. Efficienza energetica, eHealth e Industria 4.0», che ha visto protagonisti parlamentari di diverse nazionalità, rappresentanti di istituzioni e imprese discutere sull’impatto della digitalizzazione nell’economia continentale e in particolare nei settori dell’energia, della sanità e della manifattura. L’iniziativa, patrocinata dalla Commissione europea, ha rappresentato la conclusione di un percorso che ha fatto tappa al Parlamento UE di Bruxelles con il convegno «Internet of things & 5G Revolution. The highway for the future of EU services and industry».

Connettività e competenze, serve un passo in avanti

La sessione di lavori romana è stata organizzata in tre panel, dedicati rispettivamente a «efficienza energetica», «eHealth» e «Industria 4.0».

In apertura del convegno, l’i-Com ha presentato un rapporto con una serie di proposte di policy, che sarà portato all’attenzione delle principali istituzioni europee. Obiettivo del documento, fare il punto sul grado di preparazione dei vari paesi UE alla quarta rivoluzione industriale. i-Com ha quindi elaborato un indice sintetico, che valuta gli Stati membri in base al livello di adozione delle tecnologie, alle infrastrutture e alle competenze.

Sui gradini più alti del podio Svezia, Danimarca e Germania, all’avanguardia per infrastrutture e per grado di adozione delle tecnologie disponibili. In questa graduatoria l’Italia non riesce ad andare oltre il ventesimo posto per diverse ragioni. Anzitutto la connettività: nonostante i passi in avanti compiuti negli ultimi anni, la banda ultra larga raggiunge solo il 44% del territorio italiano, una percentuale superiore in Europa soltanto alla Grecia (ferma al 36%). Secondo il rapporto i-Com, gli interventi più decisi e coraggiosi andrebbero riservati al tema delle competenze, dove l’Italia sembra essere indietro in un quadro generale che non presenta livelli particolarmente elevati.

La discussione nel convegno ha evidenziato, in particolare, come i Governi nazionali siano chiamati a sviluppare conoscenze nuove, diverse e trasversali in tutti i livelli professionali, e favorire nuove forme contrattuali – come lo smart working – per facilitare il nuovo paradigma. Un impegno che deve necessariamente coinvolgere le imprese, soprattutto per quanto riguarda le tecnologie abilitanti: cloud, sistemi ERP, identificazione per frequenze radio, M2M.

Il Piano Industria 4.0

Il Governo italiano ha lanciato il Piano Industria 4.0 per stimolare lo sviluppo sostenibile dell’economia italiana. Tra i provvedimenti annunciati dal Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare Gian Luca Galletti, 200 milioni di euro nei prossimi tre anni per gli incentivi al trasporto merci su ferro e mare, i 91 milioni in tre anni per la mobilità ciclabile, 3 milioni in tre anni per la progettazione di itinerari turistici a piedi. Gli investimenti in macchinari che favoriscono l’economia circolare godranno del super ammortamento del 250%, mentre quelli in innovazione ambientale avranno un credito di imposta maggiorato del 25%.

Il ministro Galletti ha di recente ribadito come “la strategia Industria 4.0 sarà il perno di una nuova politica ambientale, in cui saranno fortemente valorizzate le idee innovative nel settore del riciclo, l’ecodesign, i sistemi per il risparmio energetico, le tecnologie a servizio della tutela naturale. Le conferenze sui cambiamenti climatici di Parigi e Marrakech e le spinte sempre più frequenti verso l’economia circolare in Europa “mettono necessariamente l’ambiente al centro delle politiche di sviluppo. L’Italia ha grandi eccellenze nelle università, nei centri di ricerca, nelle imprese che da tempo hanno scelto la strada dell’ambiente. Sarà la nostra offerta green ad ogni livello a determinare la crescita dell’Italia in senso sostenibile”.

Paolo Magnani
[18 Nov 2016]