Home Politiche Politiche Comunitarie La sicurezza ...

La sicurezza energetica appesa al filo-Russia?

Gasdotto Russia

La controversia tra Russia e Ucraina mette  a rischio la fornitura di gas dell’Unione Europea. Con l’inverno alle porte, la Commissione ipotizza gli scenari possibili per essere pronta a dare risposte adeguate. La prima strategia individuata: cooperazione tra i Paesi

 

Prove generali di blocco di gas russo! Ipotizzato uno scenario di interruzione anche totale per valutare le ricadute in inverno su abitazioni e fabbriche. Sono i conti lungimiranti che si sono fatti per non essere colti impreparati nel caso si avverasse l’ipotesi più funesta. Rispetto a questa minaccia, dunque, l’UE e gli Stati membri dimostrano di essere pronti a rimboccarsi le maniche e ad individuare i margini di «operazione» che possono rendere meno traumatico l’eventuale blocco.

Così, la fase uno di questa strategica operazione «scongiura-trauma», non poteva che essere una proiezione virtuale, ma «concreta», sul «cosa succederebbe se…», base di partenza del «cosa fare quando…».

I possibili rischi e le migliori soluzioni

La relazione è l’orgoglio di Günther H. Oettinger, vice-Presidente della Commissione europea responsabile per l’energia, che ha dichiarato: “La relazione dimostra che non dormiamo in attesa degli sviluppi, ma cerchiamo in tutti i modi di farci trovare preparati. Per la prima volta in assoluto disponiamo di un quadro completo dei rischi e delle possibili soluzioni. Se sapremo collaborare, dando prova di solidarietà e attuando le raccomandazioni contenute nella relazione, nessuna utenza domestica nell’UE trascorrerà l’inverno al freddo

Questa, dunque, presenta i risultati di un esercizio di modellizzazione condotto da 38 paesi europei, compresi gli Stati membri dell’UE e i paesi confinanti. Tra gli scenari ipotizzati anche quello che prevede un blocco totale delle importazioni di gas russo verso l’UE per un periodo di sei mesi.

Cosa dunque potrebbe significare una prolungata interruzione dell’approvvigionamento? Certamente un colpo non lieve inferto alla UE, con conseguenze più gravi in particolare agli Stati membri orientali ed ai paesi della Comunità dell’energia. A Finlandia, Estonia, Bulgaria, ex Repubblica iugoslava di Macedonia (FYROM), Bosnia-Erzegovina e Serbia verrebbe a mancare almeno il 60% del gas necessario. Anche i nuclei abitativi privati potrebbero soffrire il freddo. Per affrontare al meglio una simile emergenza, gli esperti non ipotizzano l’adozione di misure puramente nazionali: se i governi sapranno coordinare i propri interventi – sottolineano infatti – il consumo privato di gas calerà, e nessuna utenza domestica nell’UE dovrà temere di passare un inverno al freddo.

Precedenza al mercato

Quali dunque le misure che i paesi dell’UE e i paesi confinanti dovrebbero mettere in campo per attenuare l’impatto di un’interruzione dell’approvvigionamento? Il documento ipotizza possibilità che vanno dalla diversificazione delle forniture al ricorso a riserve e scorte strategiche per ridurre la domanda fino al cambiamento dei combustibili, ove possibile. Ma tali piani sono in generale limitati al mercato nazionale e ricorrono eccessivamente a misure intervenzioniste. Quello che si auspica è invece un approccio di mercato; le misure basate su altri approcci (liberazione di riserve strategiche, cambiamento forzato del tipo di combustibili, riduzione della domanda) andrebbero adottate solo in caso di fallimento delle misure di mercato. In un mercato funzionante, prevedono gli esperti, i segnali basati sul prezzo attirerebbero nuove forniture di gas, principalmente di Gas Naturale Liquefatto (GNL), e limiteranno la domanda: l’uso commerciale dello stoccaggio contribuirà dal canto suo a garantire l’equilibrio tra domanda e offerta. La relazione contiene inoltre raccomandazioni concrete sulle misure a breve termine per i più vulnerabili tra gli Stati membri dell’UE e i paesi confinanti.

Metodologia seguita

La relazione comprende un’analisi aggregata dei risultati forniti dagli Stati membri dell’UE e dai paesi della Comunità dell’energia [Albania, Bosnia-Erzegovina, ex Repubblica iugoslava di Macedonia (FYROM), Serbia, Moldavia, Ucraina e Kosovo] oltre che da Georgia, Turchia, Norvegia e Svizzera. Inoltre contiene un’analisi d’impatto condotta dalla rete europea dei gestori dei sistemi di trasporto (ENTSOG) in collaborazione con l’Agenzia Internazionale per l’Energia (AIE) ed i paesi partner del G7 (USA, Canada, Giappone). Il documento comprende poi analisi particolareggiate su tre gruppi di Paesi (Europa sudorientale, Paesi baltici e Finlandia, Comunità dell’energia) e una relazione sulla cooperazione con il G 7 e altri paesi partner. Infine, una relazione dedicata al «regolamento sulla sicurezza dell’approvvigionamento di gas (994/2010)».

Un atto importante a favore della sicurezza energetica rappresenta dunque la relazione sulla resilienza del sistema europeo del gas che segue, comunque, l’adozione da parte della Commissione, lo scorso 28 maggio, della strategia europea in materia di sicurezza energetica. Dunque le raccomandazioni concrete formulate nella relazione si affiancheranno alle misure previste dalla strategia per migliorare la sicurezza dell’approvvigionamento dell’Unione Europea, che sono: completare il mercato interno dell’energia, aumentare l’efficienza energetica diversificando le fonti di approvvigionamento esterno e sfruttando fonti proprie (combustibili fossili e non fossili).

Ricordiamo che attualmente l’UE importa il 53% dell’energia che consuma. La dipendenza energetica riguarda in prima linea il petrolio greggio (quasi il 90%), il gas naturale (66%), e, in misura minore, i combustibili solidi (42%) nonché il combustibile nucleare (40%). Circa la metà del consumo di energia primaria dell’UE (48 %) è utilizzato per il riscaldamento dell’ambiente e dell’acqua.

Roberta Di Giuli
[17 Ott 2014]