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Agenzie ambientali, il nuovo testo è legge

Ambiente

Approvata definitivamente dopo un lungo iter, la riforma entra in vigore a 22 anni di distanza dalla legge 61/94


•• Il testo di disciplina delle Agenzie Ambientali è finalmente diventato legge il 15 giugno, dopo un lungo iter che ha visto numerosi passaggi parlamentari. Il provvedimento, dal titolo «Istituzione del Sistema nazionale a rete per la protezione dell’ambiente e disciplina dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale», regola diversi elementi, tra i quali la previsione dei livelli essenziali delle prestazioni tecniche ambientali (LEPTA) e di specifici strumenti di finanziamento. Questi ultimi, pur considerando il requisito di invarianza della spesa pubblica, potrebbero attenuare la storica carenza di risorse economiche delle agenzie dell’ambiente.

In base alla legge i LEPTA e i criteri di finanziamento per il loro raggiungimento saranno stabiliti con un decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, da adottare entro un anno dall’entrata in vigore. Per quanto riguarda gli aspetti ambientali, i LEPTA danno di fatto attuazione all’articolo 117 della Costituzione, che riserva allo Stato la de la determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali. Di conseguenza, potranno costituire un elemento chiave per stabilire standard di protezione ambientale che riguardino l’intero territorio nazionale.

Il nuovo testo arriva a ventidue anni dalla legge 61/94 che fece nascere le Agenzie Ambientali, approvata in seguito al referendum del 1993 – che vide tra i principali promotori i Radicali e gli Amici della Terra – con il quale veniva affermata la necessità che ai controlli ambientali fossero riconosciute specificità e autonomia.

Un bilancio dopo oltre 20 anni di legislazione in materia

In occasione del ventennale della 61/94, Mario Signorino aveva rievocato – nell’articolo «Breve la storia felice dell’ANPA» – alcune criticità del percorso dell’ANPA. L’obiettivo della legge 61/94 era di giocare sul tavolo delle politiche di governo, centrali e periferiche, la forza rinnovatrice del soggetto tecnico-scientifico. Ciò richiedeva l’esistenza di un centro nazionale forte e autorevole, capace di supportare il livello locale. Ma non gliene hanno dato il tempo. Una lottizzazione estrema, da destra e da sinistra, lo ha impedito; e il sistema è stato abbandonato ai suoi avversari”. L’Agenzia nazionale ha avuto tre nomi: nel 1994 ANPA/Agenzia nazionale per la protezione dell’ambiente; nel 2001 APAT/Agenzia per la protezione dell’ambiente e i servizi tecnici; nel 2008 ISPRA/Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale. Questi cambi di nome, scrive Signorino, “sono segni di strategie incerte che hanno reso precarie la missione e l’attività dell’ente. Nel processo di controriforma costituiscono altrettanti punti di svolta, o meglio di arretramento. Negli anni, l’Agenzia si è gonfiata, ma non per implementare un programma, bensì per favorire la lottizzazione. Così è nato un nuovo carrozzone. Con successive misure, l’Agenzia venne delegittimata come centro tecnico-scientifico del sistema agenziale, la cui crescita ne risultò fortemente danneggiata”.

RealacciLa legge appena approvata costituisce un passo avanti in materia, perché “mira a rafforzare, rendere trasparenti e uniformi su tutto il territorio nazionale i controlli ambientali per tutelare cittadini e ambiente, dare certezza a italiani e imprese, favorire un’economia pulita” ha spiegato Ermete Realacci, Presidente della Commissione Ambiente Territorio e Lavori Pubblici della Camera, al momento del via libera del Senato al ddl del quale era primo firmatario. “Il principio di riferimento è quello del «chi inquina paghi». In questo contesto l’Ispra ha un ruolo centrale e, oltre ai compiti di indirizzo e coordinamento, è competente anche per la realizzazione e la gestione del sistema informativo nazionale dell’ambiente. Una banca dati ambientale aperta e accessibile a tutti i cittadini. La riforma delle Agenzie Ambientali è un passo avanti per un’Italia che guarda al futuro e punta su qualità, ambiente e innovazione”.

Tuttavia, ha già destato diverse perplessità il fatto che la legge, non includendo tra le funzioni dell’Ispra i controlli sulla sicurezza nucleare e sulla radioprotezione, insiste nel voler tenere separate quelle funzioni dal sistema di protezione ambientale. Al contrario, proprio la loro presenza nel sistema era stata garante in passato di indipendenza e autorevolezza.

Paolo Magnani
[16 Giu 2016]