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Rinnovabili: anteprima romana per l’Irex International Report di Althesys

Lo studio «The strategies of the 50 leading companies in the global renewable industry» – presentato oggi a Roma all’Auditorium GSE – sarà illustrato alla Commissione UE il prossimo 16 ottobre

Entrando immediatamente nel merito, vale rilevare che lo studio evidenzia come nel 2011 le 50 aziende top nel campo delle energie rinnovabili abbiano effettuato, a livello mondiale, 572 operazioni che hanno prodotto 63,2 gigawatt ed un giro d’affari di ben 69,3 miliardi di dollari. Con il suo 46,3% delle operazioni, l’eolico precede il fotovoltaico (40,2%) e conferma essere quindi – in questa segmentazione di mercato – la tecnologia più «gettonata».

Se viceversa l’esame si allarga al consolidato dell’intero universo dei player mondiali, il risultato viene ribaltato e per il secondo anno consecutivo il business del solare batte quello dell’eolico.

Tornando alle «Top 50» (che occupano in tutto il mondo 350mila addetti, circa il 15,4% del totale) l’Irex International Report individua l’eolico offshore e il solare a concentrazione (rispettivamente 6,7% e 4,6% delle operazioni) come le più promettenti tra le nuove tecnologie mentre minor peso continuano a far registrare biomasse ed energia da rifiuti (0,9%), energia dalle maree (0,9%) ed il geotermico (0,4%).

Vivace permane il quadro relativo al business caratterizzato dal 37,9% di costruzione di nuovi impianti, seguito dal 16,9% di operazioni finanziarie legate a modifiche societarie (fusioni, acquisizioni, joint venture e partnership) effettuate per adeguare le strutture aziendali alle richieste di un mercato in continua evoluzione che, se da una parte ha visto, nel 2011, l’Europa (45,1% degli investimenti) mantenere la leadership seguita dagli Stati Uniti, dall’altra fa registrare una forte accelerazione nell’attività dei Paesi emergenti (India, Sudamerica e Sudafrica) che attraggono – con trend in aumento – il 19,4% delle operazioni dei 50 maggiori gruppi mondiali; discorso a parte per il mercato cinese che, già primo nell’eolico, inizia a crescere significativamente anche sul fotovoltaico (due delle prime tre posizioni delle classifiche per fatturato del mercato internazionale del solare, sono appannaggio di aziende cinesi).

Anche le aziende del nostro Paese dimostrano di saper cavalcare l’onda, con Enel Green Power che fa parte a buon titolo delle «Top 50» mondiali e le aziende diversamente dimensionate che puntano all’estero. E a questo proposito il ministro dell’Ambiente Corrado Clini ha dichiarato: “La crescita verde del nostro Paese non può essere slegata da uno sbocco internazionale. Fino ad oggi, in Italia, è mancata una visione di sistema ma come ministero abbiamo già avuto incontri internazionali per proporre un «modello Italia», che permetta di promuovere le nostre tecnologie anche nei mercati della Cina e del Brasile e, inoltre, ho saputo ieri sera che nel «Decreto sviluppo» sono previsti 500 milioni per l’occupazione nella green economy”.

“Il settore delle rinnovabili, anche italiane, è sempre più internazionale – ha confermato dal canto suo Alessandro Marangoni, Ceo di Althesys e capo del team di ricerca – con alcuni top player che hanno fatto da apripista. Nel 2011 anche società di dimensioni più ridotte hanno realizzato una parte cospicua del proprio fatturato all’estero. Tra i molti trend della nostra analisi – prosegue – due emergono con forza: il settore continua a essere redditizio per le utility, mentre i costruttori di tecnologia pagano la crisi e la guerra dei prezzi”.

Infatti, per un campione di cinque imprese attive sia nelle rinnovabili che nelle energie tradizionali (Abengoa, Dong, Eon, RWE e Vattenfall) l’ebitda medio per le prime vola al 62,7%, contro il 19,4% complessivo.

In Italia – ha sottolineato l’Amministratore delegato di Enel Green Power, Francesco Staracesi riuscirà probabilmente a raggiungere l’obiettivo europeo in termini di generazione da «fonti rinnovabili» senza ricorrere ad importazione dall’estero, se si manterrà un adeguato tasso di crescita, anche in presenza di una riduzione degli incentivi. Abbiamo concentrato la nostra attenzione sui migliori progetti, in grado di sopravvivere a un clima più severo”.

 

Giovanni Notaro