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Paolo Uggé: fermare la TAV? Roba da incompetenti

Dopo la pubblicazione, sul sito del Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture, del rapporto costi-benefici dell’opera, Il vice-Presidente di Confcommercio e di Conftrasporto ha detto la sua sul progetto governativo di non proseguire la TAV 

Si sa che Paolo Uggé è da oltre trent’anni alla guida dell’autotrasporto italiano. E si sa che Paolo Uggé è uno che non le manda certo a dire. E che quando le deve dire si premura di farlo nel modo più efficace e colorito possibile. Così, tanto perché le cose restino impresse ai destinatari, e chi deve intendere intenda. Il suo attacco sulla paventata decisione di interrompere i lavori per la costruzione della TAV Torino-Lione, è manco a dirlo impietoso: “dalla «sconfitta della povertà», si pensa di poter arrivare alla moltiplicazione dei pani e dei pesci: l’azione dei 5 stelle al Governo è sempre più «divina» o diabolica»”.

Il vice-Presidente di Confcommercio e di Conftrasporto si chiede poi “come sia possibile che la Torino-Lione ci costi 7 miliardi di saldo negativo quando all’Italia, in base agli accordi internazionali, per la tratta nazionale e la quota parte di quella internazionale (al netto dei contributi di Francia e, soprattutto, dell’UE) saranno chiesti solo 4,7 miliardi di euro?”. L’assunto di Uggé è un’ipotesi di matematica finanziaria: a quanto pare, nel conteggio, le risorse che Francia e Unione Europea si sono impegnate a fornire non sarebbero state considerate. “A leggere le carte, si ha come l’impressione che l’intera opera debba essere finanziata dall’Italia. – prosegue Uggé – La questione non è di poco conto perché, se ai 7 miliardi si tolgono i contributi di UE e Francia (nonché le spese che saranno necessarie, come scritto sulla relazione, per il ripristino dei cantieri e la chiusura dei contenziosi), il saldo costi-benefici diventa positivo di oltre 2 miliardi di euro. Uno che di trasporti si intendeva, amava dire che «coe ciacoe no se impasta fritoe» (con le chiacchiere non si fanno delle frittelle). Oggi assistiamo a un’ondata di dichiarazioni di incompetenti, che sparano le loro tesi senza avere le necessarie conoscenze”.

Ci sono dei casi in cui, come usa dire, «le parole sono pietre» e questo, a quanto pare, è uno di quelli. Eppure la critica di Paolo Uggé è tutto sommato pacata, dato che parte da un’inossidabile considerazione oggettiva: “La TAV è frutto di due accordi internazionali, ed è stata condivisa dalla Comunità europea per dare vita a un corridoio mediterraneo e rendere competitiva l’economia europea: non è quindi il mero collegamento tra Torino e Lione”. La ben nota TAV di cui si parla e si discute fin dalla campagna elettorale non è, per intenderci, la Torino-Milano o la Napoli-Roma che, di fatto hanno avvicinato due città trasformandole in città lineare: “La Tratta della Torino Lione è parte di un corridoio più ampio”, sottolinea Uggé, “ed è nata in base ad accordi internazionali, previsti da una legge approvata dal Parlamento: sono atti che possono, a loro vota, essere modificati solo con l’abrogazione di quegli stessi atti”. È stato chiesto a Uggé cosa ne pensa della proposta del referendum sulla TAV: “è un atto democratico di grande importanza, ma prevede tempi e procedure di mesi”. E quindi? “E quindi chi lo propone, o è ignorante o prende in giro gli italiani. Le nostre confederazioni chiedono che si vada in Parlamento con una proposta di legge che abroghi quanto già approvato”. E se questa cosa non succede? “non farlo significa aver altri obiettivi di natura politica”, propone Uggè.

Come noto, il prof. Pierluigi Coppola, uno degli esperti chiamati a valutare la fattibilità dell’opera non ha voluto firmare la valutazione costi e benefici, non condividendo non solo i presupposti metodologici, ma anche l’idea di non completare l’opera per la mancanza di benefici nello spostare il traffico dalla strada alla rotaia. “La Commissione costi benefici non può concludersi con un componente in contrasto con i risultati – tuona il vicepresidente di Conftrasporto – Non siamo in una giuria del tribunale, ma in un organismo tecnico che deve esprimersi unanimemente”.

Interessanti le osservazioni di contrappunto al documento presentato dalla Commissione guidata dal trasportista Marco Ponti: “Sui treni non saliranno i Tir completi, ma casse mobili o semirimorchi”. Ma come la mettiamo con la storia delle accise sui carburanti, che in pratica verrebbero meno con la riduzione del trasporto su gomma? “Sono solo stupidaggini – va giù di brutto il vicepresidente di Conftrasporto-Confcommercio – I rifornimenti di carburante vengono effettuati laddove costano meno. Se si considera che un automezzo ha un’autonomia di quasi duemila chilometri, già oggi i rifornimenti vengono effettuati nei Paesi con il prezzo più conveniente”.

Come noto, uno dei punti fondamentali dell’analisi costi e benefici che, a quanto pare, «sconsiglierebbe» il completamento della tratta TAV Torino-Lione, sta nel minor gettito fiscale che deriverebbe dalla mancata vendita del carburante. Stando così le cose, in pochi hanno avuto il coraggio di eccepire che sono ormai più di trent’anni che si parla di eliminare le accise sui carburanti, dato che in gran parte si riferiscono ad avvenimenti o circostanze ormai consegnate alla storia (si paga ancora, in sostanza, per finanziare eventi lontani come la campagna di Etiopia del 1935, o per la ricostruzione dopo il disastro del Vajont, nel 1963). Quindi quei soldi se non sono dovuti poco ci manca. In pochissimi, poi, hanno voluto controbattere che la tutela dell’ambiente ha dei costi. E che se vuole salvare il pianeta domani è inevitabile pagare dazio oggi. Ma Uggé si spinge ancora oltre: “Per quanto riguarda l’ambiente, il calcolo non può escludere l’elevato numero di automezzi che, per collegarsi alle diverse destinazioni dell’Ovest europeo, possono partire da Genova o da Novara o da altre località o viceversa”: Uggé in pratica suggerisce di considerare tutta la tratta, per avere dati complessivi. Altrimenti “… sarebbe come se per verificare i costi benefici dell’Alta Velocità ci si limitasse alle tratte Milano-Torino o alla Roma-Napoli”.

«Last but not least», Paolo Uggè affronta il discorso della sicurezza, dei costi sociali, e chiede: “Quanto valgono la vita e l’incolumità delle persone, in tema di costi e benefici? Di questo aspetto si preferisce parlare poco. Le considerazioni sopra esposte non considerano ovviamente i ritorni derivanti dall’incremento dei livelli di occupazione e dalla riduzione dell’inquinamento che improvvisamente, dopo che per anni è stata una delle tante battaglie di ecologisti e uomini di governo, sembra non avere più importanza. Sulle accise rischiamo un vero testa coda: da un lato il Governo intende alzarle eliminando i rimborsi per i camion in quanto sussidi dannosi per l’ambiente, dall’altra, così facendo, finirà per rendere sempre meno conveniente per lo Stato la realizzazione di infrastrutture alternative alla strada e allora finirà col riempire l’Italia di strade”. Ma quale potrebbe essere il risultato di tutto questo? “lo Stato, anziché potenziare le modalità alternative, affiderà sempre più i trasporti al tutto gomma”.

Come spesso capita, è sempre una questione di vile danaro: “L’autotrasporto magari ringrazierà pure – conclude Uggè – l’Italia tutta, non saprei”. 

[ Alessandro Ferri ]