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Incentivi per la mobilità elettrica: l’Italia è lontana

Elaborazione PROTECTA ambiente tecnologia sviluppo sostenibile

di Roberta Di Giuli • Il nostro Paese è fanalino di coda nelle strategie di incentivazione alla mobilità elettrica. Così, ai risultati tecnologici ormai convincenti, fa da contraltare una politica spesso non favorevole all’obiettivo di un loro ampio utilizzo


La «costruzione» di una coscienza ecologica diffusa non è un processo di breve periodo; bisogna tuttavia riconoscere che negli ultimi anni molto si è fatto e l’automobilista è in effetti oggi assai più sensibile alle tematiche ambientali rispetto al passato; le motivazioni del cambiamento si ritrovano, ad esempio, nelle sempre maggiori limitazioni alla circolazione imposte ai veicoli meno ecologici come nell’istituzione di incentivi all’acquisto di quelli maggiormente «puliti», ed anche, ovviamente, nell’autoconvincimento. Il ragionamento si estremizza quando si parla di «solo elettrico» e, in questo specifico caso, l’altro elemento che condiziona prepotentemente la diffusione degli EV (Electric Vehicle) è la presenza (o meno) di una adeguata rete infrastrutturale per la ricarica. Molto è stato fatto in Europa per stimolare gli automobilisti ad adottare sistemi di mobilità elettrica: contributi statali per l’acquisto a favore di utenti privati, benefici fiscali per le aziende, accesso a zone a traffico limitato o nei centri storici per i possessori di EV o possibilità di utilizzare corsie preferenziali, ecc. In assenza di un piano coordinato a livello europeo, tuttavia, i Paesi si sono orientati in maniera autonoma, predisponendo misure di sostegno molto diverse tra loro.

A ognuno il suo incentivo

Come viene evidenziato nella tabella, l’Europa agisce in modo incoerente, e se in certi campi si muove a due velocità, in questo specifico settore le velocità sono addirittura tre: da un lato abbiamo un gruppo di Paesi, formato da Danimarca, Olanda, Francia e Belgio, che ha adottato forti strumenti a sostegno della tecnologia elettrica, istituendo incentivi di importo superiore ai 10mila euro. Dall’altro ci sono Paesi meno impegnati sul fronte delle tematiche ambientali che hanno stabilito incentivi sino a 10.000 euro ma con un range compreso fra i 570 euro della Svezia e i 9.952 della Norvegia. Dall’altro ancora – desolatamente sola – abbiamo l’Italia, «forte» del suo Zero incentivi agli ZEV. Un anacronistico dato di fatto di cui andare ben poco fieri, facilmente traducibile nel triste slogan: “Zero incentivi per Zero emissioni”…

 

Roberta Di Giuli