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BIOMETANO, LA SFIDA AL CAMBIAMENTO CLIMATICO

Biometano

Presentata a Ecomondo l’alleanza per lo sviluppo della tecnologia, in grado di rendere più sostenibile il settore dei trasporti


•• La Conferenza delle Nazioni Unite sul Cambiamento Climatico (COP22) di Marrakech, in corso in questi giorni, ribadisce chiaramente il messaggio della Cop21 di Parigi: la lotta al cambiamento climatico è arrivata a un punto di non ritorno, e per contrastarla è necessario un impegno collettivo a livello globale. Tra i settori che contribuiscono maggiormente all’emissione di CO2 in atmosfera c’è quello dei trasporti, che è chiamato a mettere in atto misure per superare progressivamente l’utilizzo dei combustibili fossili. Tra le tecnologie alternative per l’alimentazione dei veicoli c’è il «biometano», derivato di biomasse agro-industriali (sottoprodotti agricoli, reflui zootecnici), dalla frazione organica dei rifiuti urbani provenienti dalla raccolta differenziata e da colture di integrazione che non riguardano la produzione alimentare e foraggera.

Con l’obiettivo di promuovere la sua diffusione su larga scala è stata lanciata la Piattaforma Tecnologica Nazionale sul (Bio)metano, un’alleanza cui hanno preso parte Anigas, Assogasmetano, CIB (Consorzio Italiano Biogas), CIC (Consorzio Italiano Compostatori), Confagricoltura, Fise-Assoambiente, Legambiente, NGV Italy, Utilitalia.

Teatro dell’evento la fiera di Rimini nell’ambito di Ecomondo, la manifestazione dedicata alla sostenibilità giunta alla ventesima edizione. Per la prima volta, dunque, sul fronte del biometano è stato avviato un impegno congiunto tra le rappresentanze del mondo agricolo, le imprese del riciclo organico, dell’industria del gas e delle utilities e le associazioni ambientaliste. 

Il settore in Italia

In Italia sono operativi più di 1500 impianti di biogas – dei quali circa 1.200 in ambito agricolo – con una potenza elettrica installata di circa 1.200 MW che equivale a una produzione potenziale di biometano pari a 2,4 miliardi di metri cubi l’anno. L’Italia è il secondo produttore di biogas in Europa, dopo la Germania, e il quarto produttore al mondo dopo Cina, Germania e Stati Uniti. Potenzialmente il nostro Paese potrebbe produrre fino a 8,5 miliardi di metri cubi di biometano, pari a circa il 12-13% dell’attuale fabbisogno annuo di gas naturale. Attualmente sono presenti in Italia solo 7 impianti di up-grading, perché la normativa nazionale risulta ancora incompleta anche se da poco è stata approvata la pubblicazione delle procedure applicative per l’immissione in rete da parte del GSE.

Un utilizzo massivo del biometano consentirebbe all’Italia non solo di ridurre le importazioni dall’estero, ma anche di accelerare il processo di riduzione delle emissioni climalteranti. L’obiettivo della Piattaforma Tecnologica è comunicare come le imprese private del settore siano pronte a investire, a fare rete e a dialogare con le istituzioni per superare i vincoli burocratici e completare la regolamentazione.

Diverse le proposte per aumentare la produzione di biometano. Tra queste, la modifica dell’intervallo temporale per l’accesso agli incentivi e della regolamentazione del mercato dei CIC (Certificati di Immissione in Consumo) e la previsione di un target annuo minimo di immissione di biometano in rete entro il 2030 e di un sistema di contabilizzazione che valorizzi la capacità delle imprese agricole e degli impianti di digestione anaerobica e compostaggio di sequestrare la CO2 in atmosfera. Infine, l’istituzione di un Registro delle Garanzie di Origine del biometano, per sviluppare un mercato attivo di scambi che faccia emergere il legame di valore tra biometano ed emissioni climalteranti evitate. 

Biometano, perché si

I benefici di un utilizzo su larga scala del biometano sono molteplici e con ricadute positive in diversi campi. Per quanto riguarda il riciclo, si stima che entro il 2020 si arrivera? ad una raccolta di rifiuti organici intorno a 7-8 Mton/anno, di cui 5,8 Mton/anno costituiti da FORSU. Se tutta la frazione umida dei rifiuti urbani fosse riciclata negli impianti dedicati, oltre a 2 Mton/anno di fertilizzante organico si potrebbe generare un quantitativo di biometano pari a circa 300.000.000 kg/anno, più che sufficienti ad alimentare le flotte di mezzi destinati alla raccolta di tutti i rifiuti solidi urbani prodotti. Nella gestione dei rifiuti urbani, la valorizzazione del biometano acquisirebbe un ruolo strategico in accordo con i principi dell’economia circolare, su cui l’Europa sta concentrando le proprie politiche di sviluppo. Gli impianti potrebbero inoltre trasformarsi in bioraffinerie, dove produrre, oltre al biometano, fertilizzanti per l’agricoltura e ricercare nuovi prodotti da valorizzare a livello industriale a partire dai rifiuti organici.

Nel settore agricolo e in particolare nel segmento della digestione anaerobica sono stati investiti in Italia – principalmente al nord – dal 2009 a oggi oltre 4 miliardi di euro che hanno creato 12mila posti di lavoro, che potrebbero raddoppiare entro il 2020. Secondo uno studio elaborato da Althesys, il Sud ha un potenziale di investimento di 3,8 miliardi entro il 2030.

Il Consorzio Italiano Biogas ha elaborato il modello di economica circolare Biogasfattobene®, a sostegno di un’azienda agricola più competitiva e sostenibile. Con il Biogasfattobene® si integrano buone pratiche agronomiche (con l’uso del digestato come bio fertilizzante) e tecnologie innovative che migliorano l’efficienza del suolo, riducendo l’impatto ambientale grazie alla rotazione culturale e allo stoccaggio di CO2 nel suolo.

Infine, nell’ambito dei trasporti è importante evidenziare come un veicolo a biometano produce le stesse emissioni di un veicolo elettrico alimentato interamente a energia prodotta da fonte eolica (5 gC02eq/km), pari al 97% in meno di un analogo veicolo alimentato a benzina. Nei veicoli alimentati a biometano e metano gli ossidi di azoto sono ridotti del 70% e le emissioni di PM10 sono praticamente assenti. Il nostro Paese è il maggior produttore europeo di motori e componentistica per i veicoli a metano e con oltre 1 milione di unità in circolazione è oggi uno dei paesi al mondo con la più alta diffusione di veicoli alimentati a gas naturale. 

Paolo Magnani
[09 Nov 2016]