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Porti e qualità delle infrastrutture

The Global Competitiviness Report 2011-2012
The Global Competitiviness Report 2011-2012

di Paola VillaniUn commento a quanto è stato riportato al World Economic Forum 2012 l’Italia è stato collocata in 81esima posizione in relazione al parametro «Qualità delle infrastrutture portuali»

 

 

Il presidente della Consulta dell’Autotrasporto e della Logistica, Bartolomeo Giachino, nel corso del convegno dal titolo «Le grandi infrastrutture del Nord Ovest e il nuovo Piano nazionale della logistica 2011-2020» ha parlato dell’importanza della comunicazione e di quanto il lavoro della Consulta possa essere fondamentale sui tavoli decisionali. Il sistema dei porti integra professionalità qualificate e risorse imprenditoriali diverse e altamente specializzate e costituisce un patrimonio di know-how consolidato. Ed anche se sovente i porti vengono considerati come semplici segmenti in una visione intermodale, non si deve dimenticare che le attività che qui si concentrano sono composte da numerosi operatori logistici e da essi soli  dipende la capacità di offerta di servizi di un porto. Attività logistiche dalle quali, ora forse assai più che nel passato, dipenderanno scelte importanti e strategiche. Pare però che ultimamente gli operatori del settore trasporti siano poco ascoltati e le scelte, tutte le scelte, siano in mano ad altri, che faranno a gara per stilare classifiche improbabili nella matematica certezza che “strategie vendute come ottime” si sposino presto con i desiderata dei settori della finanza  già colpevoli di molti e noti tracolli che hanno interessato mezzo mondo. Questa che potremmo definire come una sorta di silente alleanza, impegna da un lato brillanti economisti nel cercare metodi per aumentare a dismisura i profitti e porta gli stessi a dimenticarsi dei rischi. Molte scelte non paiono essere concordate con gli addetti al settore ma sono costantemente concertate su ben altri tavoli e questo determina che la comunicazione sia costantemente falsata. Accade spesso nel settore trasporti: gli USA tendono a porre i loro aeroporti ai primi posti al mondo per passeggeri movimentati mentre sappiamo che tra i passeggeri conteggiati la IATA somma anche gli «spostamenti delle truppe» mentre non calcola i passeggeri trasbordati, penalizzando così – almeno a livello di comunicazione – gli hub europei. Come se a Ciampino sommassimo spostamenti militari e flussi turistici! Sono piccole cose ma indicano una tendenza. Tendenza all’esagerazione, senza voler parlare di palese mistificazione, oppure, cosa forse ancora più triste, banale incompetenza degli estensori. Comunque quando la finanza si interessa troppo di temi che non le sono propri, le ricadute sono macroscopiche e vanno a discapito della sicurezza, degli investimenti, delle scelte strategiche.

Nel recente rapporto presentato al World Economic Forum è stato stilato un indice relativo alla «Qualità delle infrastrutture portuali»: chiunque in Italia avrebbe considerato fattori come dimensione delle infrastrutture, indicatori di accessibilità, TEU movimentati/anno, traffico totale/anno, ecc. mentre non si può sapere quali siano gli indici  considerati dagli estensori di quella che – purtroppo – risulta essere una delle classifiche più lette al mondo: gli autori hanno infatti dichiarato di aver fatto ricorso ad una «Executive Opinion Survey» ovvero hanno intervistato alcune persone in ogni singolo Stato e sulla base delle risposte fornite hanno stilato le classifiche. Le domande alle quali si poteva rispondere con un giudizio da 1 (pessimo) a 7 (ottimo) non vengono riportate, sappiamo soltanto che sono state 66 quelle complessivamente utilizzate per avere il quadro di tutti gli indicatori, dall’economia alla politica, dalle malattie sino alla criminalità. Paradossale quindi che, sulla base di una o al massimo due domande sui trasporti marittimi, sia stata compilata una classifica sulla dotazione infrastrutturale di un Paese. Classifica che interessa oltre a quello portuale anche i settori stradale, ferroviario ed aeroportuale. Ed un altro fatto denota ampi margini di discrezionalità: in Italia sono state fatte soltanto 92 interviste, 90 in Senegal, 95 alle Mauritius. Come se gli estensori non avessero alcuna idea del campione statistico necessario per procedere alla stesura di Rapporti di questo tipo.

Ciò che più preme sottolineare è  l’esigenza di avere indici credibili che possano essere ben spesi sui tavoli internazionali. Il ruolo dell’Italia nel settore portuale è sempre stato di primario livello e non si può tollerare quanto è stato riportato nel recente rapporto presentato al World Economic Forum*:  il nostro Paese è stato collocato in 81esima posizione in relazione al parametro «Qualità delle infrastrutture portuali», classifica mondiale stilata valutando 142 Paesi nel mondo, rapporto elaborato da esperti di alta finanza e validato da docenti della Columbia University di New York che però nulla sanno evidentemente di portualità ed infrastrutture connesse. Non stupisce tanto infatti il collocamento italiano in 81esima posizione quanto vedere i noti porti della Svizzera e del Lussemburgo in 14esima.

[articolo pubblicato anche su Il Messaggero Marittimo del Primo marzo 2012  http://www.messaggeromarittimo.it/ ]

* Rapporto scaricabile qui http://www3.weforum.org/docs/WEF_GCR_Report_2011-12.pdf

(si veda  pagina 415  «Qualità delle infrastrutture portuali»)

Paola Villani

DIIAR – Politecnico di Milano