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La mobilità sostenibile può tenere unita l’Europa

In occasione del convegno CESE (Comitato Economico e Sociale Europeo), svoltosi a Vienna a novembre, i membri del CESE hanno fatto il punto della situazione sulla mobilità nell’UE e ribadito, ancora una volta, l’importanza di uno sviluppo futuro della politica europea nei trasporti, tenendo in primo piano l’ambiente

Il messaggio è chiaro, e neanche troppo bonario: o si investe seriamente, a livello europeo, in una mobilità «green» basata sulle energie rinnovabili, o per il nostro pianeta sarà troppo tardi. Questa, in parole povere, la conclusione del convegno ad alto livello sulla mobilità pulita e sostenibile, organizzato a Vienna il 15 e 16 novembre scorso – in collaborazione con le ferrovie austriache (OBB) – dal CESE. Ma che cos’è il CESE? Fondato nel 1957, è un organismo consultivo dell’Unione Europea, denominato Comitato Economico e Sociale Europeo, che riunisce le parti sociali (lavoratori, imprese e altri gruppi di interesse) al fine di adattare la legislazione europea alle esigenze dettate dalle condizioni socioeconomiche di tutti i Paesi UE. Più conosciuto dagli addetti al settore trasporti per il dinamismo della sua sezione specializzata TEN (Trasporti, Energia, Infrastrutture e Società dell’Informazione) è in sostanza, su scala europea, una sorta di CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro) che però, a differenza dell’organo costituzionale nostrano, ha sempre dimostrato una sua concreta e significativa utilità.

 

L’impegno deve essere di tutti

Tutto ciò premesso, il presidente della sezione TEN Pierre Jean Coulon, ha sottolineato quanto sia essenziale – da parte di tutti gli esponenti della società civile e i rappresentanti delle istituzioni – costruire un’Europa migliore attraverso una mobilità pulita.

Il convegno è stato scandito da un fruttuoso scambio di opinioni tra organizzazioni della società civile, parti interessate, esperti e decisori nazionali ed europei, a proposito dei progressi compiuti nel settore della politica europea dei trasporti. È stato così possibile mettere in luce le sfide, presenti e future, e affrontare in particolare i temi dell’intermodalità e dei corridoi, della mobilità sostenibile e dei problemi degli agglomerati urbani.

Perché è difficile l’intermodalità trasfrontaliera

L’intermodalità non rappresenta soltanto un approccio ai trasporti con un minore impatto ambientale ma, soprattutto, uno strumento per alleggerire il peso che oggi, in Europa, grava sulle infrastrutture stradali. E anche qui il messaggio è chiaro e semplice, come la birra: per realizzare una rete intermodale pienamente integrata e un mercato unico dell’UE funzionante, è necessario sviluppare una pianificazione transfrontaliera all’interno dei corridoi TEN-T. Per collegare tra loro tutti i diversi modi di trasporto e ad evitare le strozzature. L’esperienza attuale della linea TAV che sperabilmente dovrebbe, un bel giorno, unire Torino a Lione ci insegna che passare dalla teoria alla pratica è tutt’altro che facile.

In futuro dovremo arrivare a una combinazione inscindibile tra trasporti e piattaforme digitali” ha dichiarato Alberto Mazzola, Responsabile affari internazionali-istituzionali di Ferrovie dello Stato Italiane, precisando anche la necessità di affrontare tutta una serie di questioni cruciali in relazione alle infrastrutture e alla regolamentazione, aggiungendo (sicuramente ripensando alla TAV) che “il dialogo tra autorità e società civile è fondamentale per sviluppare e migliorare i corridoi“.

Passare al «green», concretamente

Se l’UE intende raggiungere gli obiettivi climatici stabiliti a Parigi, deve agire in fretta per decarbonizzare il settore dei trasporti. E fin qui, tutto bene. Ma come si fa a passare dal dire al fare? Per esempio, sforzandosi seriamente di ridurre il quantitativo di carbonio utilizzato nel trasporto aereo, trasferendo da quest’ultimo al trasporto ferroviario i tragitti inferiori a 750 km. Significa anche insistere per una maggiore decarbonizzazione del trasporto su strada, anche grazie all’ampia diffusione delle stazioni di ricarica dei veicoli elettrici, e favorire – meglio se in modo incentivante – le misure per abbandonare il trasporto privato a favore del trasporto pubblico nelle città.

Su questo fronte il «padrone di casa», vale a dire le ferrovie austriache, sono sul «binario giusto» (ci si perdoni il gioco di parole fin troppo scontato): le ÖBB, infatti, non solo rappresentano il principale fornitore di servizi di mobilità del paese, ma sono anche la società austriaca leader nel campo dell’azione per il clima. A ricordarlo, Andreas Matthä, Amministratore Delegato della ÖBB Holding, che ha affermato come “il grande obiettivo della nostra società è conseguire la neutralità in termini di emissioni di carbonio“. “Per questo ÖBB ha elaborato la propria strategia in materia di azione per il clima 2030, articolata in sei ambiti d’intervento chiave: elettrificazione, sistemi di guida alternativi su ferrovia e su strada, energie rinnovabili, efficienza energetica e trasferimento modale dal trasporto su strada a quello ferroviario“.

Il membro del CESE Graham Watson ha ribadito le misure positive adottate dalla Commissione europea con le sue iniziative per la decarbonizzazione del settore dei trasporti, in particolare grazie all’accelerazione della messa a punto di infrastrutture per i combustibili alternativi puntando a ridurre a zero le emissioni di gas a effetto serra e di inquinanti atmosferici entro il 2050. Ma Watson ha tuttavia ribadito la preoccupazione del CESEin quanto le misure nazionali di decarbonizzazione proposte dagli Stati membri sono attualmente insufficienti rispetto ai loro obiettivi dichiarati e, proprio per questo motivo, il piano d’azione sulle infrastrutture per i combustibili alternativi rischia di non avere alcun esito“.

Le città sono il nuovo terreno di sfida

Circa il 70 % della popolazione dell’UE risiede in centri urbani più o meno vasti. Ed è in questi centri che viene prodotto l’80 % del PIL dell’UE. Il continuo processo di urbanizzazione costituisce al tempo stesso un’opportunità e una sfida. Perché offrire un’elevata qualità della vita nelle città richiede, da un lato, sviluppi intelligenti, forme di mobilità ecologicamente compatibili, aria pulita e un ridotto inquinamento acustico dovuto al traffico ma, dall’altra, infrastrutture di trasporto sviluppate in modo ottimale.

Tutto ciò significa inserire, nel settore dei trasporti, competenze giuste nei ruoli chiave e sviluppare, fra tutti i decisori e a tutti i livelli, un coordinamento forte e compatto. È quanto ha dichiarato il membro del CESE Thomas Kattnig, precisando poi che “i piani per una mobilità urbana sostenibile dovrebbero diventare una priorità nell’UE a tutti i livelli“. E che tali piani urbani devono a loro volta essere coerenti con gli obiettivi climatici, ambientali ed energetici, la tutela della salute e i risparmi di tempo e di energia. Tutti fattori fondamentali non solo per l’economia, e il benessere sociale, ma anche per la salute. Dell’Europa, e dei singoli abitanti.

[ Alessandro Ferri ]