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Sua eccellenza il biogas made in Italy, venerato oltre confini

Centrale biomasse

Gli irlandesi della cooperativa agricola Drinagh studiano la centrale a biomasse friulana Greenway che, dopo soli tre anni di attività, fa un bilancio decisamente positivo intravedendo nuove prospettive all’orizzonte

•• L’Italia del biogas conta seguaci. Profeti disarmati del settore, gli agricoltori irlandesi della storica cooperativa Drinagh si sono lasciati sedurre dall’esempio vincente della friuliana Greenway che, senza indecisioni e per atto dovuto alla crisi imponente, si è «convertita» alla produzione di biogas, realizzando e completando nel 2012, nel Comune di Bertiolo (UD), un impianto a biomasse alimentato da una filiera corta di una quindicina di imprese agricole. Un successo! Circa 25mila MWh prodotti, 4,5mila tonnellate equivalenti di petrolio risparmiate, un fatturato complessivo di circa 6 milioni di euro, la metà dei quali di ricaduta sul PIL locale, sono i risultati raggiunti dalla centrale a biomasse nei suoi primi brillanti tre anni di attività.

Un bilancio positivo sottolineato anche dal presidente di Greenway Agricola a r.l Marco Tam: “Siamo in linea con il nostro piano industriale; segno che le basi su cui abbiamo costruito questo progetto erano solide. La centrale è ben dimensionata, la scelta della filiera corta ha creato una rete locale molto efficiente intorno all’impianto. Mi preme sottolineare proprio questo aspetto: la scelta di produrre biogas fatta dal sistema agricolo del Medio Friuli non ha prodotto soltanto fatturato, ma ha enormemente arricchito in termini di know-how le persone attive in questa filiera; un patrimonio di conoscenze che sarà molto utile in prospettiva, perché il settore, per essere competitivo, dovrà essere in grado di innovarsi continuamente”.

Mutate nei… contenuti, dunque, le imprese agricole che non reggevano più il ribasso delle commodities oggi sono ancora sul mercato grazie alle opportunità offerte dalle rinnovabili. In che modo? Ricavando dalle biomasse di colture erbacee energia pulita poi ceduta alla rete. Comunque non è solo questo l’orizzonte possibile. Già si pensa alla prossima frontiera: ricavare dal biogas il biometano, il carburante che potrà dare una spinta decisiva alla mobilità sostenibile. Aggiunge infatti Tam: “Considerando che già oggi in Italia il parco auto alimentato a metano è di 750mila veicoli, se si andrà in questa direzione per il settore si apriranno nuove possibilità in termini di occupazione e di innovazione, oltre ad avere evidenti benefici ambientali e di economicità”.

La voce grossa dell’Italia

In questo particolare capitolo dell’energia pulita l’Italia, per produzione, sale sul podio mondiale guadagnando il terzo posto alle spalle di Cina e Germania, con 1,8 miliardi di metri cubi di metano equivalente annui, 12mila addetti e 4,5 miliardi di euro di investimenti (dati Consorzio italiano biogas). Il settore interessa, e l’esempio friulano fa gola: “Quello di Greenway è un modello vincente che vogliamo provare ad applicare in Irlanda – ha infatti affermato il responsabile della cooperativa Drinagh, Maurice O’Callaghan, a seguito dell’ultima visita fatta a dicembre alla centrale di Bertiolo –. Anche in Irlanda gli agricoltori conoscono le difficoltà che hanno investito il settore in Italia e stanno provando a riorientare parte della propria attività: il biogas, che da noi non ha trovato ancora diffusione, rappresenta una soluzione di grande interesse che vogliamo percorrere a breve”.

Marco TamRecentemente il Consorzio italiano biogas ha sottolineato le grandi potenzialità che si schiudono al nostro settore – ha commentato Marco Tam – e a cui possono dare ulteriore impulso alcuni orientamenti normativi sia a livello comunitario sia nazionale che rispecchiano una sensibilità sempre più marcata verso gli impatti ambientali positivi di questa fonte energetica”. “Siamo soddisfatti quindi di mettere il nostro know-how a disposizione di colleghi stranieri interessati sia alle opportunità di business che si schiudono, sia ai temi dell’ambiente e della sostenibilità, centrali in una scelta strategica come quella del biogas, che è a impatto zero e che stimola l’economia dei territori».

300 ettari… di biomassa

Situata nell’area industriale di Bertiolo la centrale, con una potenza di un megawatt e la produzione di quasi 8.500 MWh l’anno, è alimentata da una filiera autoctona costituita da una quindicina di imprese agricole che producono, su circa 300 ettari di terreno, tutta la biomassa necessaria. Dalle 30 alle 35 persone trovano lavoro lungo la breve filiera formata intorno al funzionamento dell’impianto. La centrale, inoltre, produce del digestato, materiale organico che si utilizza per concimare i terreni «produttori» e ne migliora la qualità. L’impianto Greenway, costato 5 milioni di euro, ha un fatturato annuo di due milioni e una ricaduta sul PIL locale di oltre 1 milione euro l’anno. La centrale di Bertiolo è uno dei più grandi impianti a biogas del Medio Friuli.

Roberta Di Giuli
[08 Gen 2015]