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Il Mediterraneo è sempre più verde

Africa rinnovabili

I Paesi nordafricani hanno un grande bisogno di energia per accompagnare la crescita e le energie rinnovabili rappresentano la soluzione più rapida e sostenibile

La regione del Mediterraneo del Sud sta affrontando un periodo di transizione a 360 gradi. I mutamenti politici (in diversi casi ancora in corso) sono spesso accompagnati da una crescita demografica ed economica. Ciò comporta, per questi Paesi, la necessità di soddisfare il crescente bisogno di energia in maniera rapida e sostenibile, e le energie rinnovabili costituiscono la risposta più valida. Condizione fondamentale per la loro diffusione su larga scala, tuttavia, è la presenza di un quadro politico e regolatorio stabile.

Se ne è discusso nell’Auditorium Enel di Roma, nel dibattito «Il fronte Mediterraneo: la sfida dell’energia» organizzato da Enel, Aspenia e Club Relazioni Esterne (CRE) in collaborazione con il Credit Suisse. Occasione per discutere di queste tematiche l’uscita del nuovo numero di Aspenia, rivista trimestrale di affari internazionali edita dall’Aspen Institute Italia.

Africa rinnovabili

Tra i partecipanti alla discussione, moderata da Andrea Cabrini (Direttore Class CNBC), l’Amministratore Delegato di Enel Francesco Starace, il Direttore di Aspenia Marta Dassù, l’ambasciatore del Marocco in Italia Hassan Aboyoub, il Direttore divisione energie rinnovabili della International Energy Agency Paolo Frankl, il Managing Director e Head of power&Utilities di Credit Suisse Martin Catchpole e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri italiano Claudio De Vincenti.

Rinnovabili e petrolio, oggi e domani

Nel suo intervento di apertura Francesco Starace ha mostrato due chart relative all’andamento dei prezzi del petrolio e degli investimenti in energie rinnovabili. Dai conflitti arabo-israeliani all’11 settembre, l’economia globale ha dovuto fare i conti con le oscillazioni costo del combustibile. Oggi, con il prezzo del petrolio in discesa, le energie rinnovabili hanno fatto registrare il record storico con 328,9 miliardi di dollari di investimenti a livello globale. Ciò dimostra, spiega Starace, l’assenza di correlazione tra questi due indici. “Tra le due sponde del Mediterraneo si possono incontrare domanda e offerta di energia, generando valore per tutti” sottolinea l’AD di Enel. “Le rinnovabili crescono indipendentemente dalle oscillazioni del petrolio e in Nordafrica diversi Paesi stanno imboccando con decisione la via della decarbonizzazione. Dobbiamo puntare sulle interconnessioni tra Paesi, e la tecnologia è un grande alleato in questo processo”.

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Paolo Frankl ha poi analizzato gli ultimi dati della IEA (International Energy Agency), che evidenziano come nel 2015, per il secondo anno consecutivo, il livello di emissioni di gas serra è rimasto stabile nonostante la crescita economica. Due i fattori decisivi: il calo della domanda, in particolare nei cosiddetti «paesi maturi» dal punto di vista energetico, e il fatto che circa il 90% della capacità addizionale dello scorso anno è stato generato da fonti rinnovabili. Secondo il rappresentate IEA, il futuro appare roseo per questo settore grazie all’enorme pressione internazionale per lo sviluppo di energia sostenibile, culminata con la COP21 (la conferenza delle nazioni Unite sul cambiamento climatico) di Parigi, e grazie alle nuove tecnologie che consentono la diminuzione progressiva dei costi di produzione. Opinione condivisa da Catchpole che, tramite grafici, ha illustrato alla platea il percorso storico che le fonti green hanno compiuto in Africa, concludendo con la previsione che la loro quantità nel Continente raddoppierà entro il 2030.

La stabilità al centro dello sviluppo

L’intervento di Marta Dassù si è invece focalizzato sul contesto geopolitico dell’area e sulle ricadute sul sistema energetico. Non a caso, il nuovo numero di Aspenia è intitolato «Guerre d’Africa» e all’interno del volume è possibile approfondire diversi argomenti chiave che caratterizzano lo scenario. L’instabilità geopolitica, osserva la Dassù, dipende in gran parte dalla crisi di governance di alcuni Stati arabi e dalle tensioni su confini imposti in tutt’altra epoca. Allargando il discorso al Medio Oriente, le rivalità tra sciiti e sunniti nascondono un utilizzo, tra potenze regionali, della religione a fini politici. Infine, va evidenziato anche il parziale disimpegno degli Stati Uniti dall’area. “La risoluzione dei conflitti ha un grande impatto sul settore energetico, perché le rinnovabili hanno bisogno di un quadro di stabilità per prosperare. La loro diffusione su larga scala è auspicabile anche per far fronte al cambiamento climatico che potrebbe altrimenti causare, in un’area vulnerabile come quella del Mediterraneo, una crisi che coinvolgerebbe milioni di rifugiati climatici” conclude la direttrice di Aspenia.

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La parola è poi passata all’ambasciatore marocchino Aboyoub, che ha ricordato come la sinergia economica tra le due sponde del Mediterraneo è importante, ma deve necessariamente accompagnarsi a un’evoluzione politica del Nordafrica. “La trasformazione del sistema energetico è una svolta epocale, ma per poter sviluppare rinnovabili con successo è necessario un cambio di passo a livello politico. La sfida dei Paesi della sponda Sud del Mediterraneo non è più soltanto la sicurezza energetica, ma soprattutto la sostenibilità della governance”.

Un corridoio verde per il Mediterraneo

Il cammino verso un Mediterraneo sempre più verde, dunque, dovrà passare per due dei concetti chiave emersi dalla discussione: stabilità e cooperazione. Un percorso in cui l’Europa, sottolineano i relatori, dovrà giocare un ruolo centrale. È quanto ha ribadito, nelle conclusioni del dibattito, il sottosegretario De Vincenti: “L’Europa ha il dovere di essere protagonista nel Mediterraneo, per contribuire alla nuova fase di sviluppo politico ed economico del Nordafrica. L’Italia può e deve spingere l’Unione Europea verso la cooperazione tra le due sponde, per conseguire in maniera sostenibile gli obiettivi comuni. La questione energetica è centrale: si tratta di una sfida da affrontare senza paura, con lo spirito di chi vuole costruire un ponte”.


Paolo Magnani
[18 Mar 2016]