Home Ricerca & Sviluppo Emilia 3: cap...

Emilia 3: capolavoro scientifico-tecnologico

Onda Solare

Marco Bianucci • La macchina, ricoperta di moduli fotovoltaici e realizzata dal Team italiano Onda Solare per il World Solar Challange del 2013 (Australia, 6-13 ottobre 2013), è un risultato straordinario di innovazione tecnologica e scientifica nelle diverse discipline che l’auto elettrica coinvolge e mette in stretta comunicazione. Il tutto a costo quasi zero!

 

 

•• Emilia 3 è un veicolo monoposto puramente elettrico lungo 4,5 metri e largo 1,80 metri che pesa circa 200 chilogrammi. Può raggiungere una velocità massima di 110 chilometri all’ora. La sua particolarità è che è quasi interamente ricoperta di moduli solari fotovoltaici Solbian, che erogano una potenza totale di 1.368 watt in 6 m². L’energia prodotta dai moduli viene stoccata in batterie al litio per un peso complessivo di 21 chilogrammi, che garantiscono 300 km di autonomia in una giornata mediamente nuvolosa, a una velocità di 80 km/h.

 

Onda Solare - Emilia 3Emilia 3 può essere considerata l’archetipo delle potenzialità della tecnologia Italiana. Infatti ogni componente è stato realizzato ex-novo: la struttura portante in carbonio, le sospensioni a balestra in composito, le due «motor-ruote» ad altissima efficienza, il sofisticato sistema fotovoltaico Solbian, l’elettronica di controllo e l’aerodinamica sono tra le parti più in evidenza, ma non sono le sole, appositamente studiate e realizzate per questa macchina e per il tipo di impiego che ne viene fatto. Quanto ottenuto è al limite tra il «teorico» e il «possibile», Emilia 3 non ha quindi nulla da invidiare alle auto degli altri Paesi che parteciperanno a questa famosa competizione, sponsorizzate da multinazionali del settore energetico e automobilistico.

Competenza professionale, sofisticato progetto, in economia…

Onda Solare - Emilia 3

Il risultato è ancora più straordinario se si considera che la macchina è stata realizzata con un budget, in termini di cash, molto vicino allo zero. Per questo, nel bene e nel male, Emilia 3 può essere considerata anche l’archetipo di come va la ricerca scientifica e lo sviluppo tecnologico italiano: riusciamo ad avere risultati di primissimo piano a livello internazionale, risultati quasi incredibili considerando il confronto tra le risorse messe in campo dal «sistema Italia» rispetto a quelle a cui possono solitamente accedere i nostri colleghi/concorrenti all’estero. Emilia 3 nasce e si sviluppa infatti grazie ad una rete di collaborazioni tra il Cnr-ISMAR, che ha progettato lo specifico sistema fotovoltaico utilizzando la tecnologia Solbian già largamente utilizzata nella nautica, i Dipartimenti di Ingegneria elettrica e meccanica dell’Università di Bologna che si sono occupati della meccanica e della parte elettrica e elettronica e una galassia di piccoli imprenditori emiliani che sono legati al mondo produttivo delle automobili da competizione che proprio nella zona Emiliana trova la sua eccellenza a livello mondiale.

Onda Solare - Emilia 3

Dopo l’orario di lavoro quindi, nella ditta Grafite Compositi di Castel San Pietro Terme (BO) da mesi e mesi un gruppo di volontari operai, artigiani, tecnici, ingegneri, imprenditori, impiegati, disegna, progetta, lamina, taglia, cuoce e incolla fibre di carbonio… E intanto tutto il team discute, pensa, inventa e ripensa il modo e le possibilità per reperire risorse, aiuti, materiali e componenti per migliorare il prototipo, spedire l’auto solare, raggiungere l’Australia, partecipare alla competizione, tornare a casa e iscriversi al prossimo appuntamento Solare in Sudafrica.

Tutto ciò è molto bello e in qualche modo ci fa onore, ma ci si chiede dove potremmo arrivare in Italia se si prendesse consapevolezza delle potenzialità che esistono e si sostenesse in modo confrontabile a quello che viene fatto in altri Paesi di riferimento la ricerca scientifica e lo sviluppo tecnologico.

Ma ora non è tempo per queste riflessioni, il World Solar Challenge è alle porte e il Team Onda Solare non può permettersi di distrarsi. Il lavoro da fare è ancora molto, prove su strada, verifica del funzionamento di tutti i componenti, organizzazione della trasferta ecc..

 

Marco Bianucci
Cnr-ISMAR