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Un nuovo modello per la stima delle riserve idriche

Misure manuali dell'equivalente in acqua della neve presente sul ghiacciaio in prossimità della stazione meteorologica AWS1 Forni [ foto: Antonella Senese ]

Elaborato da giovani ricercatori dell’Università Statale di Milano, il nuovo modello permette di misurare la quantità d’acqua che si accumula al suolo  a partire dall’altezza della neve fresca. Informazione preziosa per il settore agricolo ed energetico

Dal livello della neve fresca in aree remote delle nostre Alpi si può trarre la stima, preziosa,  delle riserve idriche. Si tratta di uno studio elaborato da un gruppo di ricercatori del dipartimento di Scienze e politiche ambientali (ESP) dell’Università Statale di Milano, pubblicato sulla rivista The Cryosphere. La ricerca si è basata su dati raccolti sia attraverso campagne di terreno che per mezzo di una stazione meteorologica automatica (AWS1 Forni) funzionante da più di un decennio sul ghiacciaio lombardo dei Forni. La raccolta dei dati ha portato alla messa a punto di un «modello» che permette di stimare la quantità di acqua che si accumula al suolo sotto forma di neve a partire dalla misura dell’altezza della neve fresca, definita come altezza della neve che cade al suolo in un giorno.

L’importanza di questo modello è dovuta al fatto che è molto più facile misurare l’altezza della neve fresca che il corrispondente apporto in termini di quantità di acqua, ma è quest’ultima informazione quella importante per determinare la disponibilità di acqua derivante dalla fusione della neve: infatti 1 metro di neve fresca non corrisponde semplicemente ad un metro di acqua.

Poter disporre di queste conoscenze, ossia della quantità di acqua accumulata al suolo sotto forma di neve,  è fondamentale per determinare la disponibilità di acqua derivante dalla fusione della neve, il che rappresenta un’informazione preziosissima perché l’acqua di fusione nivale supporta molteplici usi, tra i quali non ultimi quelli agricoli ed energetici.

I dati raccolti

In generale, le zone di alta montagna e quelle glacializzate in particolare, sono poco monitorate in quanto generalmente difficili da raggiungere. Per questo motivo serie di dati ultradecennali come quella raccolta dall’Università Statale sul Ghiacciaio dei Forni assumono  grande importanza.

L’analisi dei dati raccolti dal 2005 indica che ogni anno sul Ghiacciaio dei Forni, uno dei più grandi e importanti d’Italia, si accumulano mediamente più di 2 metri di neve. Questa coltre nevosa, una volta fusa, corrisponde ad una risorsa d’acqua di circa 70 cm per metro quadrato per stagione, un valore davvero non trascurabile che esemplifica bene il ruolo rilevante che la quantità di acqua accumulata al suolo sotto forma di neve ha sulla disponibilità idrica di molte aree del territorio italiano. Questa grandezza va quindi studiata con attenzione, soprattutto nel contesto del rapido cambiamento climatico atteso per i prossimi decenni.

La lunga serie di dati di innevamento ha permesso non solo lo studio sopra descritto ma anche l’inserimento dell’Italia in alcuni fra i più prestigiosi progetti internazionali promossi dall’Organizzazione Meteorologica Mondiale (tra cui i progetti SPICE – Solid Precipitation Intercomparison Experiment e CryoNet – Global Cryosphere Watch) e dal programma Europeo Horizon 2020 (ESSEM COST Action ES1404 – European Cooperation in Science and Technology). Nell’ambito di questi progetti, nel 2014 è stata installata sul Ghiacciaio dei Forni una seconda stazione permanente (AWS Forni SPICE) per permettere una più approfondita e precisa indagine proprio delle precipitazioni nevose.

Questa ricerca è stata condotta grazie al contributo di Sanpellegrino Levissima S.p.A. e i giovani ricercatori coinvolti nello studio sono supportati dal DARA (Dipartimento degli Affari Regionali e Autonomie) – Presidenza del Consiglio dei Ministri nell’ambito del progetto GlacioVAR (sotto la guida della prof.ssa Guglielmina Diolaiuti). Il Parco Nazionale dello Stelvio-ERSAF ha finanziato l’analisi dei dati e ha permesso l’installazione delle due stazioni meteorologiche AWS1 Forni e AWS Forni SPICE.

 [ Roberta Di Giuli ]