Home Ambiente Turismo: frui...

Turismo: fruizione sostenibile e responsabile di un patrimonio

Paestum

Roberto Mostarda • Dal 14 al 17 novembre Paestum ospita il sedicesimo appuntamento sull’archeologia dal titolo «Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico a Paestum». È l’occasione per un confronto sul settore del turismo nel nostro Paese, spesso in ombra. Per ripartire da ambiente e cultura

 

 

•• Affermare che il turismo costituisce, per un paese come l’Italia, uno strumento formidabile di spinta alla crescita, allo sviluppo, all’occupazione, solo pochi anni fa sarebbe stato un assioma, un elemento dimostrato in sé e non bisognoso di esplicazioni ulteriori. La crisi che attanaglia il nostro sistema economico e produttivo, sta invece portando al pettine nodi irrisolti nel corso dei decenni e ponendo interrogativi su quello che potrà essere il futuro.

Sì, perché quell’assioma non è più tale. Da molti anni la bella Italia attira sempre meno turisti e per minor tempo! Quello che una volta era il luogo privilegiato del Gran Tour, poi di più moderne vacanze romane e non, comunque destinazione quasi per default di milioni di persone, ha subito un netto e lineare declino!

Cercare le ragioni di questo stato di cose, sarebbe come porsi alla ricerca dell’araba fenice, tante e tali sono le possibili cause di un mutamento soltanto inimmaginabile poco tempo fa.

Eppure, il primo elemento di valutazione è proprio quel termine di «default», che abbiamo indicato prima! Si veniva in Italia per turismo, per definizione e per definizione il nostro era il paese principe del turismo mondiale! Le nostre città d’arte pullulanti di turisti, Roma in testa (per la concomitante presenza del Vaticano), non debbono però ingannare e farci dire che, comunque, va sempre bene e che i turisti verranno sempre da noi!

 

Dolomiti di Fassa

 

Al di là di cifre di anno in anno mutevoli e di conteggi algoritmici di presenze e soggiorni, alla ricerca di un segno positivo, è indubbio che da decenni gli operatori più accorti, gli addetti all’incoming, i gestori di alberghi e strutture ricettive, segnalano il contrarsi inesorabile di quella che sembrava una risorsa inesauribile! I turisti ci sono sempre, a tratti sembrano anche in aumento, ma si tratta di fenomeni momentanei e non di tendenze strutturali!

Si sottolinea che si è fatta agguerrita la concorrenza dei nostri vicini, come Spagna e Grecia, e ormai Slovenia, Croazia che condividono con noi i mari e le coste marine attrattive. Un dato riscontrabile e certo, ma soltanto una parte del problema!

Quel che sembra essere in atto è un disamore sempre più accentuato, per un sistema di accoglienza, che – malgrado la buona volontà, l’inventiva di singoli e gruppi, l’evolversi spesso di settori interi – appare sempre più disorganico e improvvisato, mentre nel mondo il turismo vive sempre più in direzione di organizzazione e struttura, ancorché a favore del singolo come dei gruppi!

Manca poi l’identificazione Paese! Ogni regione, ogni provincia, ogni luogo turistico, spesso fa da sé, costruisce da sé il proprio canale all’estero, con inevitabili limiti e difficoltà!

Un’Italia, cento «Italie». Quello che potrebbe essere uno slogan unificante, rivela invece la nostra cronica disorganizzazione e incapacità di fare sistema. Ad ogni appuntamento internazionale e nazionale, ad ogni salone di settore, andiamo in ordine sparso, con moltiplicazione all’infinito di costi e sforzi finanziari e con un risultato inversamente proporzionale alle possibilità!

Ma, contrastare questa situazione è come porsi in viaggio verso Marte, cioè senza ritorno! Eppure occorre battersi perché diventi questo il segno distintivo di ogni politica per il turismo nel nostro Paese.

 

Cilento

Un turismo di tutto rispetto!

Due, e correlati, gli ambiti nei quali un nuovo disegno turistico nazionale è possibile ed attuabile, basta che vi sia la volontà «politica» per farlo.

Quello ambientale e quello storico-archeologico (settore specifico del più ampio ambito culturale).

Il primo ambito, che vive un momento di crescita in controtendenza pur scontando ancora difficoltà organizzative e a volte concettuali, è in pratica quello che va sotto il termine di turismo responsabile ed ecosostenibile.

SardegnaPer dare una definizione, “il turismo è sostenibile quando il suo sviluppo conserva le attività ad esso connesse per un tempo illimitato, senza alterare l’ambiente naturale, sociale, artistico e non frena né inibisce lo sviluppo di altre attività sociali ed economiche presenti sul territorio“. Per attuarlo occorre adottare strategie operative affinché tale rapporto sia all’insegna dell’armonia e del rispetto. E, ancora, “l’obiettivo principale del turismo ecosostenibile è la preservazione dell’ambiente naturale e la ricerca di un nuovo equilibrio tra uomo e natura che favorisca la miglior convivenza possibile”.

In pratica si tratta di minimizzare l’impatto ambientale delle strutture e delle attività legate al turismo, preservando in particolare l’ecosistema e la biodiversità; rispettare e salvaguardare la cultura tradizionale delle popolazioni locali, attraverso forme di condivisione e di consenso informato da parte di tali popolazioni sulle attività intraprese a scopo turistico, favorendo la loro partecipazione nella gestione delle imprese ecoturistiche, delle quali condividano i benefici socio-economici derivanti da tali attività.

Il secondo punto, è strettamente legato alla ecostenibilità, considerando l’impatto negativo che le masse turistiche hanno e rischiano sempre di avere sui complessi archeologici e sui siti storici, in assenza di specifiche politiche di orientamento e di sistemi che ne permettano il rispetto. Ma, soprattutto, la fruizione di beni come quelli storico-archeologici non può avvenire senza il rispetto della loro delicatezza strutturale, della estrema complessità del loro mantenimento.

 

Dolomiti

 

Ambiente e cultura, dunque, sono un binomio inscindibile dal quale non si può prescindere e dal quale occorre ricominciare per dare una politica turistica adeguata alla specificità del nostro paese, il cui territorio vanta una percentuale esponenziale di beni ambientali e storici rispetto alla sua dimensione internazionale.

Ecco perché è positivo, in una fase di estrema difficoltà come l’attuale, poter registrare il sedicesimo appuntamento di un’iniziativa come la Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico a Paestum.

Riflessioni d’autunno dall’osservatorio di Paestum

Da sedici anni, in questa occasione di metà novembre, si ragiona e ci si pone proprio in termini di sistema, di patrimonio indivisibile eppur tanto vario! L’archeologia, nel nostro paese, è l’ossatura stessa del nostro essere come nazione e consesso civile! Siamo quello che siamo stati, potremmo dire, parafrasando un’espressione sovente utilizzata! Quel che dobbiamo fare è lavorare perché questa realtà, sia declinata al futuro e declinarla al futuro, vuol dire che continueremo ad essere quello che siamo stati! Per farlo dobbiamo riappropriarci di quel senso complessivo che pur nelle divisioni territoriali dei secoli, ha fatto sì che nel mondo cultura italiana significhi qualcosa di inimitabile e oggetto non soltanto di studio, ma di vera e propria passione!

 

Paestum

 

Se questa espressione la misuriamo però con casi come quello del degrado di Pompei e di molti altri siti e luoghi del passato, frutto di miopie e rigidità burocratiche, incapacità organizzative, carenze finanziarie, ma non solo, non possiamo che trovarci dinnanzi ad un quadro desolante dove l’anelito di speranza e di buona volontà, fatica a mantenersi intatto.

La fotografia che anno dopo anno ci viene dall’osservatorio di Paestum, è quella di una nazione in forte crisi, percorsa da mille idee e da mille iniziative, ma con un potere pubblico incapace di avviare un percorso virtuoso! Ma ci dà anche la misura di quello che pubblico e privato insieme, possono tentare di fare, provando soprattutto a carpirsi e a identificare le linee di azione per rimettere in moto il sistema e soprattutto costruirlo, guardando al futuro!

 

Necropoli di CerveteriIn Italia esistono oltre 2.000 siti archeologici, che nel 2012 hanno fatto registrare un movimento complessivo di 18 milioni e 306mila visitatori, garantendo introiti lordi per più di 32 milioni e mezzo di euro. In pratica, un fatturato da impresa medio-grande, che non conosce recessione. Le prospettive che si aprono sul fronte occupazionale sono, quindi, interessantissime.

L’edizione di quest’anno della Borsa, segna anche un mutamento fisico. Gli incontri, le iniziative le mostre e i dibattiti avranno come luoghi, proprio quegli spazi antichi, tra antiche mura, templi che ricordano la magnificenza di luoghi e culture che hanno fatto quello che l’Italia è oggi!

Ecco allora che il Parco Archeologico, il Museo nazionale e la Basilica Paleocristiana, tornano ad essere luoghi di incontro e di confronto! Il tutto a contatto fisico e visivo con quello che l’antichità si trasmette, ci tramanda, ci racconta. E proprio da questo racconto, fatto di conoscenza, di viaggi commerciali e di esplorazioni e di confronti con altre culture nell’antico bacino mediterraneo, ci deve arrivare il messaggio per guardare avanti, consapevoli certo delle difficoltà ma anche di avere a disposizione uno strumento formidabile: la nostra storia, la nostra cultura, quel sapere universale che vede ancora oggi scienziati, esperti, studiosi e tecnici italiani, eccellere nel mondo e saper insegnare nel mondo! Non è retorica, è pura e semplice verità, della quale spesso ci dimentichiamo. E che discariche a ridosso di aree archeologiche o degrado di monumenti e siti, non aiutano certo a rafforzare. Proprio contro questi moloch occorre combattere, trovare energie, sinergie e risorse nel profondo di noi, prima ancora che chiedere intorno!

 

Roberto Mostarda

 


È possibile consultare il programma al link: http://www.borsaturismoarcheologico.it/programma/

 


 

 

Turismo e beni culturali «a braccetto»


Qualcosa si muove nel sinora fermo pantano della politica turistica nazionale. Il Governo ha, infatti, dato il via a una piccola rivoluzione: l’ufficio per le Politiche turistiche della Presidenza del Consiglio – dal 2006 trasferito dal Ministero delle Attività produttive – viene posto sotto la direzione e il coordinamento dei Beni culturali.

Il trasferimento, anche fisico di persone e competenze sarà operativo e completo a partire dal 1 gennaio del 2014, ma già ora il Mibac potrà disporre delle risorse finanziarie e dei 33 dipendenti attualmente a Palazzo Chigi.

Il disegno complessivo che darà il via definitivo al cambiamento sarà contenuto in un Decreto molto simile a quello varato di recente per la cultura e che per assonanza, potrebbe chiamarsi «Valore turismo».

L’intenzione è quella di dare unicità e forma ad una politica turistica nazionale – una cabina di regia – che sappia valorizzare l’Italia nel suo insieme e le sue irrinunciabili particolarità e ricchezze, con un maggiore coordinamento tra gli enti di settore, un potenziamento dell’offerta turistica in sinergia con il turismo culturale e ambientale con la riqualificazione e l’aumento delle strutture ricettive, l’attrazione di investimenti con incentivi e burocrazia zero. Accanto a queste misure quelle legate alla tassa di soggiorno (sarà collegata al concetto concreto di soggiorno) e la semplificazione di procedure come quelle di rilascio dei visti, per l’apertura delle strutture ricettive e per la riqualificazione e mutamento di destinazione d’uso di queste ultime. Un impiego mirato dei fondi europei di settore (42 milioni di euro devono essere impegnati quest’anno e spesi entro il 2015).