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L’Asvis chiede un confronto con le forze politiche

L’Asvis ha organizzato un convegno alla Camera dei Deputati sullo Sviluppo sostenibile, tirando la linea su quanto fatto, suggerendo indicazioni nella tabella di marcia, e sollecitando le forze politiche a un confronto con proposizioni e posizioni chiare e precise

È un lavoro serio quello sullo sviluppo sostenibile e sui cambiamenti climatici. E ce lo ha ricordato il convegno organizzato il 27 febbraio scorso dall’Asvis (l’Alleanza per lo Sviluppo Sostenibile), alla Camera dei Deputati, con il titolo: «La politica italiana e l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile. A che punto siamo?». È un lavoro serio, è un impegno politico, è un compito economico, è un cambiamento sociale. Su carta, e a parole, se ne parla da tanto, e se ne parla, oggi, sempre più.

Finalmente se ne parla. Ma non basta. Dov’è l’azione? E i fatti? Le vecchie generazioni, la nostra generazione, che hanno fatto? Le azioni che non ci sono state e di cui c’è bisogno le urlano oggi a squarciagola i giovani, e si mobilitano oggi le nuove generazioni, che sul banco degli imputati mettono i politici, vecchi e nuovi. Cosa hanno fatto, cosa abbiamo fatto in tutti questi anni, i politici, gli economisti, gli imprenditori, insomma noi adulti? Voi, noi che abbiamo coniato la frase magica «sviluppo sostenibile», e abbiamo vanificato tutte le promesse fatte? È stato bravo e scaltro Henry Kissinger, ex Ministro americano degli Affari Esteri, escogitando questa bella parola, «sviluppo sostenibile», che è l’ossimoro più originale mai inventato dal genere umano, e dietro la maschera della sostenibilità si è continuato a produrre in eccesso, invadendo i mercati globalizzati, depauperando i paesi ricchi di risorse, ma sottosviluppati, esaltando con slogan e cartelloni la democrazia, che se democrazia fosse stata, e se lo sviluppo fosse stato davvero sostenibile oggi il mondo non sarebbe al collasso. E insieme ai cartelloni, le conferenze, le migliaia, le milioni di organizzazioni, associazioni che sono nate, e ancora i processi e i protocolli e le convenzioni sullo sviluppo sostenibile, locali, nazionali, internazionali che hanno riempito fogli e documenti e sale di riunioni e conferenze.

Lo aveva detto a chiare lettere, con analisi e dati scientifici già negli anni ’70 Dennis Meadow, in «Limits to Growth», sintetizzando in due punti:

1) se l’attuale tasso di crescita della popolazione, dell’industrializzazione, dell’inquinamento, della produzione di cibo e dello sfruttamento delle risorse continuerà inalterato, i limiti dello sviluppo su questo pianeta saranno raggiunti in un momento imprecisato entro i prossimi cento anni. Il risultato più probabile sarà un declino improvviso ed incontrollabile della popolazione e della capacità industriale;

2) è possibile modificare i tassi di sviluppo e giungere ad una condizione di stabilità ecologica ed economica, sostenibile anche nel lontano futuro. Lo stato di equilibrio globale dovrebbe essere progettato in modo che le necessità di ciascuna persona sulla terra siano soddisfatte, e ciascuno abbia uguali opportunità di realizzare il proprio potenziale umano.

Già allora sembrava il tempo fosse poco, e tanto c’era da fare e tanto da cambiare. E adesso ci troviamo agonizzanti. I pesci sono agonizzanti, le foreste sono agonizzanti, l’aria che respiriamo è agonizzante. Eppure le frasi fatte con la sostenibilità riempiono la bocca di tutti. Diciamolo, essere «green», «eco» e «sostenibile» oggi è di moda. Parole che rimangono appese a un filo senza significato. Eppure c’è chi fa sul serio. l’Asvis, alla Camera dei Deputati, il 27 febbraio scorso ci ha raccontato qualcosa di nuovo. Il portavoce dell’Asvis, Enrico Giovannini, davanti a un fronte politico di alto livello, ha presentato chiaramente e con dovizia di particolari l’analisi della Legge di bilancio nell’ottica dello «sviluppo sostenibile», la percezione dell’Agenda 2030 da parte dell’opinione pubblica e i nuovi indicatori compositi elaborati dall’Alleanza sui 17 SDGs (Sustainable Development Goals). Insomma il quadro odierno sulle mancanze, sulle carenze politiche e ambientali, con proposte di linee e indicazioni su quello che c’è da fare.

Punto focale e fondamentale è l’adesione all’inserimento del concetto di sviluppo sostenibile nella Costituzione, adesione che è stata pressoché unanime. Si è parlato di BES, indicatore di Benessere Equo e Sostenibile, consapevoli che il PIL è ormai uno strumento stonato rispetto ai tempi attuali, e il BES invece inserisce, oltre ai numeri dell’economia anche la salute, le relazioni sociali e l’ambiente.

È intervenuto con accenti acuti Graziano Delrio, del Partito Democratico, osservando che: “La vera rivoluzione dello sviluppo sostenibile sta in una parola: educazione. Io penso che dobbiamo investire nell’educazione di una società diversa, più solida, capace di essere in armonia col suo ambiente, con le persone, con la comunità in cui si vive”.

 

Il nostro Primo Ministro Giuseppe Conte ha puntualizzato che: “In Italia in generale è mancata negli anni una visione integrata delle politiche dello sviluppo sostenibile, una vera e propria regia che affronti i cambiamenti energetici climatici”, ma più che un discorso da Capo del Governo si è esibito in una lezione da professore universitario, come ha giustamente fatto notare Alessandro Fusacchia (+Europa -Centro Democratico).  E infine Guido Crosetto (Fratelli d’Italia) ha correttamente aggiunto che: “La cornice costituzionale legislativa serve per obbligare gli attori a stare all’interno di parametri che ha fissato la collettività internazionale. Ma contestualmente va accresciuta la consapevolezza popolare dell’importanza di perseguire questa strada. Abbiamo all’interno della nostra Italia gravi squilibri, ma per creare questa cornice culturale e normativa noi ci siamo, perché pensiamo che sia una battaglia fondamentale per il Paese”.

Greta Thunberg incalza. L’Italia arranca. Rimaniamo un paese che di strategie unificate e sinergiche ancora ne parla, ma nulla di compiuto, purtroppo; nei fatti restiamo nei nostri individualismi regionali e proteggiamo il nostro orto, legati a atavici principi machiavellici. L’appuntamento in programma è il prossimo 15 marzo, quando si svolgerà il primo «Global Strike For Future», lanciato dagli studenti, cui diverse sigle italiane hanno già annunciato l’adesione. E appuntamento dopo appuntamento, con la forza e la freschezza delle nuove generazioni, speriamo di unirci a un sentimento europeo, partito dalla Svezia. Speriamo, per una volta, di sentirci uniti nella lotta per fare finalmente qualcosa di buono per il nostro Pianeta, sul quale, non dimentichiamoci, siamo ospiti passeggeri. E mi piace ricordare, per concludere, un proverbio degli indiani d’America, che credo tutti noi dovremmo tenere presente: “Quando il sangue delle tue vene ritornerà al mare, la polvere delle tue ossa ritornerà alla terra, forse ricorderai che questa terra non appartiene a te, ma che tu appartieni a questa terra”.

[ Stefania Romano ]

 

http://asvis.it/home/46-3851/ampio-consenso-delle-forze-politiche-sulle-proposte-dellalleanza-#.XI7HydVKjXF