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Efficienza energetica ed economia circolare: la città organizzata

Il workshop tecnico «Smart City, Efficienza Energetica ed Economia Circolare: la Ricerca ENEA per una città efficiente e sostenibile» ha rappresentato un momento di confronto sulla necessità di rendere la città un luogo sostenibile e i cittadini protagonisti del cambiamento

Nel quadro del «2018 Global Forum, on modern direct democracy», il 27 settembre si è svolto, nello splendido sfondo del Campidoglio, il workshop tecnico ENEA, col titolo «Smart City, Efficienza Energetica ed Economia Circolare: la Ricerca ENEA per una città efficiente e sostenibile».  Si sono avvicendati nella discussione Direttori e Amministratori Delegati di ENEA, di Duferco Energia e del Gruppo Hera, relazionando e misurando alla città smart e circolare, cioè efficiente e moderna, la partecipazione attiva dei cittadini.

A coordinare il workshop Federico Testa, Presidente ENEA, che ha animato la discussione su argomenti non solo attuali, ma che soprattutto richiedono una ricerca continua di raffronto e di approfondimento.

Roberto Moneta, Direttore del Dipartimento efficienza energetica di ENEA, ha evidenziato quanto il cittadino voglia toccare con mano e in modo esperenziale le procedure di efficienza energetica e vederne i risultati; nei condomini il lavoro in atto è la riqualificazione energetica, usando le detrazioni fiscali e raccogliendo dati quanto più precisi.

Stefano Venier, Amministratore Delegato Gruppo Hera, ha dato una panoramica sul sistema città, che, per quanto fragile, necessita di sostenibilità e di strumenti applicati di efficienza energetica. Se guardiamo ai numeri, in città risiede il 70% della popolazione, che occupa il 3% del suolo, in cui si consumano l’80% delle risorse e si producono l’80% delle emissioni gas serra. La città raccoglie la ricchezza, il PIL e anche la tecnologia. La città è un ecosistema nel quale disegnare un nuovo futuro. La città, se da un lato possiede maturità, dall’altro ha bisogno di essere rilanciata, di diventare più resiliente ai cambiamenti climatici, soprattutto considerando che ci si ritrova a fare i conti con infrastrutture costruite negli anni ‘50, ‘60 e ‘70. È necessario intervenire, è necessaria un’evoluzione per una città che sia sempre più generativa e più salubre, investendo nelle fonti rinnovabili e nelle infrastrutture. È necessario ridisegnare le città attraverso la tecnologia e il coinvolgimento delle persone, cambiando il verso del nostro micro-mondo. Circular smart cities è quindi una spinta a migliorare. Anche nel recupero dell’acqua e  nel suo riuso, con esempi virtuosi cui rifarsi che si riscontrano a Singapore, in cui ogni goccia d’acqua è riutilizzata 10 volte, e in California, in cui l’acqua viene ricatturata in appositi impianti.

«Città circolare» significa anche raccolta differenziata dell’organico che diventa biometano; Hera, nell’ultimo investimento del nuovo impianto a S. Agata Bolognese produce annualmente, a regime, 20.000 tonnellate di fertilizzante naturale di alta qualità e 7,5 milioni di metri cubi di biometano, un combustibile rinnovabile al 100%. Dunque un circuito virtuoso che parte dalle famiglie e ritorna ai cittadini, diventando un «vettore energetico» per il trasporto pubblico locale e il riscaldamento delle abitazioni. Altro tema affrontato è stato il «farmaco amico», ossia i farmaci che il cittadino continua a tenere in casa nonostante non siano più a lui utili. Se non scaduti, riportarli alle farmacie che a loro volta li ridistribuiscono a chi ne ha bisogno, permette un risparmio annuo di 500.000 euro.

Roberto Morabito, Direttore del Dipartimento sostenibilità dei sistemi produttivi e territoriali ENEA, ha ribadito che economia circolare significa accompagnare una transizione dal lineare al circolare. In un paese in cui il 90% delle risorse utilizzate deriva da un approvvigionamento estero, la circolarità diventa dunque una strategia di sopravvivenza. La «città» significa il coinvolgimento dei cittadini, la loro partecipazione, significa cambiare il paradigma dal possesso del singolo verso la fruizione di servizi in condivisione, che diventano sharing economy, co-working, orti urbani, centri di riuso e dell’usato, i repair café dove si riparano oggetti, ma che diventano anche spazi di aggregazione sociale. Transizione significa applicare strumenti tecnologici, ma significa anche consapevolezza, sensibilità, partecipazione dei cittadini, punto su cui molto si è fatto ma molto ancora resta da fare. Tra i risultati positivi, la nomina di ENEA, selezionata dalla Commissione europea, a hub nazionale italiano per la Piattaforma europea per l’economia circolare, allo scopo di diffondere le migliori pratiche di attuazione sul territorio e favorire lo scambio di best practice tra le imprese. La piattaforma punta a rinforzare l’interazione tra gli stakeholder attivi sul tema dell’economia circolare, identificando specifiche esigenze e promuovendo il dialogo cross-settoriale, includendo industrie e associazioni di imprese, istituzioni locali, regionali e nazionali, comunità scientifica e società civile, al fine di armonizzare percorsi di transizione.

Gian Piero Celata, Direttore del dipartimento tecnologie energetiche ENEA, ha raccontato dello Smart Ring dell’Aquila, un anello di infrastrutture di altissima tecnologia, un circuito caratterizzato dall’installazione di moderne tecnologie di illuminazione pubblica, mobilità elettrica, sensoristica applicata al risparmio energetico e servizi al cittadino. «PIAZZA100» vuole rappresentare un momento di rinascita della città, a partire dalla 100esima piazza (quella che oggi manca) e stimolare i cittadini all’incontro e alla condivisione. Importante dunque sollecitare il coinvolgimento cittadino, promuovere una cittadinanza attiva, anche attraverso l’informazione, laddove il cittadino è disposto a spendere se l’energia è rinnovabile, e rinnovabile significa investimento e ritorno, e la decarbonizzazione non soltanto è necessaria, ma è anche fonte di occupazione.

Luca Masini, Direttore Duferco Energia S.p.A., ha sottolineato due punti cardine, cioè la comunicazione, che deve avvenire in modo trasparente, chiara e semplice, e la conoscenza del sistema, facendo l’esempio delle bollette, di quanto il cittadino possa sapere misurarle, leggerle o interpretarle; ha proseguito sull’importanza di continuare a governare i legislatori sugli incentivi, e a semplificare i lunghi processi condominiali.

Dunque un workshop che mostra eccellenze italiane, impegno e modernità. In una scala europea, pare, a sentir loro, facciamo una bella figura. Ma i cittadini, che dicono? E i cittadini, che fanno? Certo, in un paese come il nostro che crea il Ministero della semplificazione, e in un paese come il nostro che non ha mai partorito una rivoluzione nata dal popolo, capace di capovolgere gli ordini delle cose, cercare di rendere i cittadini attivi alla partecipazione civica e parlare di semplificazione delle procedure, bisogna ammetterlo, è un atto di coraggio, e sottilmente aleggia sospeso un monito di speranza, per un’Italia che, oltre alle tecnologie e agli esperti di punta, possa cominciare a muoversi con passi civici partecipativi più decisi, con passaggi meno faraginosi, in una dimensione più verosimilmente europea. Quantomeno se ne parla. Quantomeno ci si prova.

[ Stefania Romano ]