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Il Ministero dell’Ambiente? Potrebbe non esistere. Parola del Ministro Galletti

L’incontro organizzato a Roma al Tempio di Adriano da Prioritalia, Manageritalia e AIAF sulle strategie per le imprese sostenibili, si è concluso con un’affermazione del Ministro dell’Ambiente a favore della sostenibilità. Galletti è poi andato oltre, preconizzando addirittura un futuro in cui il Ministero dell’Ambiente potrebbe essere sostituito dai sistemi di governance

A conclusione del convegno su «Le strategie delle imprese sostenibili e l’incremento del loro valore finanziario», tenutosi a Roma al Tempio di Adriano alla Camera di Commercio di Roma, il Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti ha lanciato un monito incontrovertibile sul valore della sostenibilità. Un monito a parole accolto da tempo ma, nei fatti, volutamente ignorato. “Sempre più aziende, ormai, considerano la sostenibilità ambientale un volano e non un freno per la loro attività. Al di là di ogni strategia o tattica d’immagine e di responsabilità sociale d’impresa essere sostenibili, oggi, è un’imprescindibile fonte di vantaggi competitivi”.

L’incontro è partito dai risultati di un’indagine AIAF (Associazione Italiana degli Analisti e Consulenti Finanziari)-Università Bicocca-PLEF su alcuni dei principali operatori finanziari mondiali. Su tutto è emerso come la sostenibilità a 360° sia oggi uno dei principali parametri nell’indirizzare le scelte dei maggiori investitori mondiali. Non più una moda, ma una necessità tesa prima di tutto a prevenire rischi dovuti a potenziali danni ambientali, sociali ecc. Poi un investimento che a medio termine comincia a evidenziare risultati interessanti, premiati sempre più dai cittadini che entrano in gioco nelle molteplici vesti di consumatori, investitori e lavoratori.

La sostenibilità è un investimento

“Stiamo sempre più spostando investimenti – ha detto Lorenzo Randazzo, Institutional Sales Manager AXA Investments – su settori e aziende sostenibili. Una scelta chiara e strategica che oltre a prevenire rischi cerca rendimenti interessanti nel medio termine”. Le direzioni di AXA sono percorse sia sul fronte azionario e, da tempi più recenti, anche su quello obbligazionario. “Il nostro ruolo – ha detto Aldo Moauro, Excutive Director Microfinanza Rating – è quello di spingere a trasparenza sul mercato e creazione di disciplina e gestione manageriale all’interno delle società di microfinanza. La metodologia di rating si è andata arricchendo di metriche, analisi e indicatori di carattere ambientale e di social performance”.

La sostenibilità, quindi, deve essere vista non come un costo o, anche, soltanto un elemento che possa apportare visibilità, ma come il più lungimirante degli investimenti. Investimenti in cui il ruolo istituzionale può essere coinvolto. “Anche il mio Ministero – ha infatti sottolineato Gallettiè sempre più visto come un partner, piuttosto che come un censore e controllore. Spero che un giorno il Ministero dell’Ambiente diventi superfluo perché tutti avranno, nei loro sistemi di governance, le linee guida della sostenibilità. Dobbiamo però fare di più, e inserire alcune regole e parametri di misurazione oggettivi, e standard nei bilanci sociali delle imprese. Questo affinché si possa davvero capire chi, a parità di condizioni produttive e risultato finale, sarà in grado di determinare un maggior vantaggio ambientale. Per esempio, con minori emissioni di CO2”. Qualcuno ha eccepito che le scelte degli investitori, e della finanza d’impresa, avranno un ruolo fondamentale determinante ma, per Galletti, non è proprio così: “È un bene che la finanza investa, e premi nelle sue scelte chi è più sostenibile, ma molto dipende anche dagli imprenditori e dai manager, che nei loro modelli di business e vantaggi competitivi devono già da oggi inserire e privilegiare la sostenibilità”. Per il Ministro dell’Ambiente il futuro è già arrivato, e si chiama presente: un presente che chiama a raccolta la classe dirigente. Quella che, per dirla con Jean Jaures, è tale solo se è coraggiosa.

Le responsabilità dei manager

Ed è proprio il ruolo dei manager a essere il filo conduttore dell’impegno di Prioritalia e Manageritalia. “Se infatti i manager – ha detto Marcella Mallen, Presidente Prioritalia – devono far funzionare e competere le aziende devono farlo, oggi, considerando sempre più il valore, anche per il mercato, della sostenibilità. Un impegno che oltre che professionale e aziendale diventa sociale quando, anche attraverso Prioritalia, il loro contributo esce dai confini professionali per farsi movimento nella business community, e nella società”.

L’aspetto umano assume a sua volta sempre maggiore importanza: “per ragionare più di benessere che di PIL numerico – sostiene Enrico Giovannini, portavoce ASviS – dobbiamo anche cominciare a produrre benessere. Questo implica mettere tra gli obiettivi d’impresa la sostenibilità del prodotto finale e delle azioni necessarie per produrlo. Un compito che deve entrare nelle categorie mentali e comportamentali di tutti, imprenditori e manager in testa”. 

Verso la responsabilità sociale diffusa

Si torna quindi a parlare di classe dirigente. Quella che, tornando a quanto affermava un secolo fa Jaures, è coraggiosa se rischia quello che gli amministrati non vogliono rischiare. Ma forse è qui il punto: vale poi effettivamente la pena, rischiare? Galletti ricorda che l’Italia “è tra i maggiori produttori di energia rinnovabile al mondo. Oggi il 40% dell’energia elettrica nazionale è prodotta da fonti rinnovabili, che già nel nostro presente, durante alcuni giorni, sono già le uniche fonti per vivere e produrre”. Ma cosa potrebbe fare, in concreto, il nostro Paese? “Deve insistere e investire per far diventare tanti settori – penso, per esempio, all’ecodesign – campioni a livello mondiale dei futuri business ad alto valore aggiunto, capaci di produrre sostenibilità, bellezza e ricchezza”.

Per Roberto Orsi, direttore Osservatorio Socialis, “la responsabilità sociale è utile per rendere un business più duraturo e più sostenibile: crescono gli investimenti delle imprese, salgono le aspettative dei consumatori, si impegnano le istituzioni, aumenta l’offerta formativa nelle università”. Ma cosa occorre, per stabilizzare i comportamenti responsabili nelle organizzazioni? “è necessario diffondere questa cultura a tutti i livelli, a partire dal management. Che deve conoscerne i vantaggi e, di conseguenza, farne una leva di sviluppo”. Proprio come dovrebbe fare una classe dirigente consapevole. Della loro responsabilità sociale diffusa. Per l’appunto.

[ Redazione PROTECTAweb ]