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Lo «sguardo» di Galletti alle navi che tornano a Venezia

Navi da crociera nei canali di Venazia

Una sentenza del Tar Veneto sospende l’ordinanza della Capitaneria di Porto sulle limitazioni del traffico delle grandi navi nel Bacino di San Marco. Il Ministro dell’Ambiente ed il Sindaco di Venezia fiduciosi nel Governo

Grandi manovre nella città lagunare per decidere il «traffico» (tra ordinanze e sentenze) delle navi che potranno tornare a solcare… le acque dei calli. E sì, perché Venezia è di nuovo città «aperta»… ai bisonti del mare! A rispalancare le porte la sentenza del Tar Veneto che sospende l’ordinanza della Capitaneria di Porto sulle limitazioni del traffico delle grandi navi nel Bacino di San Marco. Un provvedimento impopolare ma tristemente atteso dai  cittadini di Venezia, come ha sottolineato il Sindaco della città lagunare Giorgio Orsoni: “Sapevamo che l’ordinanza della Capitaneria di Porto fosse illegittima, tanto è vero che anche il Comune di Venezia ha proposto un ricorso avverso lo stesso atto, e ci aspettavamo quindi un pronunciamento di questo genere. Siamo fiduciosi che la volontà del Governo sarà rispettata, e con questa il suo impegno affinché le navi non compatibili siano allontanate dal Bacino di San Marco”. Ed anche il Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti non tradisce la sua – anche qui attesa –  delusione, sottolineando: “Le decisioni della magistratura vanno, come sempre, rispettate. Ma il Ministero dell’Ambiente resta ancora convinto che vada trovata una soluzione, la più rapida possibile, per evitare che le grandi navi continuino ad attraversare gli antichi canali di Venezia”.

Ma da dove parte, e dove vuole arrivare, questo percorso «diplomatico» delle grandi navi? Innanzitutto sono sospesi fino al 12 giugno 2014, data fissata per l’udienza, i limiti proposti dalla Capitaneria di Porto che riduceva del 12,5% il transito delle navi da crociera tra i calli veneziani. Sospesi anche i limiti per l’anno 2015, che – secondo medesimo provvedimento – vietavano l’ingresso dalla Bocca di porto del Lido alle navi di stazza superiore alle 96mila tonnellate. C’è la regola che potremmo definire della «disponibilità di un’alternativa» a dettare legge. In altre parole, secondo il Tar le limitazioni previste dall’ordinanza della Capitaneria di Porto (tradotte in numeri: 708 transiti nel 2014 nel Canale di San Marco e della Giudecca per le navi passeggeri di stazza superiore a 40.000 tonnellate,  e divieto di passaggio nel 2015 per quelle di stazza lorda superiore a 96.000 tonnellate) devono fare prima i conti con la “disponibilità di praticabili vie di navigazione alternative a quelle vietate, come individuate dall’Autorità marittima con proprio provvedimento“. C’è poco su cui imbastire un contraddittorio su tutto questo, perché è indiscutibile che  le misure ipotizzate dalla Capitaneria “si pongono in contrasto con lo specifico principio di gradualità” in base al quale “l’interdizione del transito può essere consentita solo a partire dal momento dell’effettiva disponibilità di una via alternativa”.

Poco spazio alla manovra…

Ma c’è anche un altro capitolo che fa tirare i remi in barca alle scialuppe di salvataggio di Venezia: secondo i giudici, infatti, l’ordinanza “non appare sostenuta da una adeguata attività istruttoria preliminare, volta all’identificazione dei rischi connessi ai traffici nei canali in questione e ai transiti delle navi con stazza superiore a 40.000 tonnellate“. In altre parole, il rischio che comportano le grandi navi non è dimostrabile. Dal provvedimento non si può dedurre “un’esauriente ponderazione né dei presupposti di fatto, né delle specifiche valutazioni dei rischi, assunti a fondamento delle misure «mitigatorie» in esame”. E poi si aggiunga «un difetto di motivazione», che rende al Tar impossibile “valutare appieno l’idoneità, la razionalità e la congruenza delle misure limitative in concreto adottate”. Ma un supporto alla fase di valutazione, secondo il Tar, non viene nemmeno dalle direttive stesse del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti datate novembre 2013 destinate alla Capitaneria sulle misure per il periodo transitorio 2014 e 2015, che, a giudizio del tribunale amministrativo regionale, “appaiono viziate dai medesimi difetti di genericità e indeterminatezza dell’ordinanza”.

Al momento, dunque, i margini di manovra a favore di un ritorno dei limiti al passaggio, sembrano davvero ridotti. C’è però la seria volontà del Governo a risolvere la questione: “Auspico – ha detto ancora il Sindaco Orsoni che questo impegno e questa volontà – che sono anche quelle della Città e del mondo intero che ci guarda – siano ribaditi ponendo rimedio, ove necessario, ai vizi rilevati dal giudice amministrativo, al fine di raggiungere l’obiettivo ampiamente condiviso anche a livello internazionale. È ferma intenzione del Comune di Venezia di tutelare la Città e la sua Laguna con determinazione. Non siamo disponibili a delegare a nessuno la difesa degli interessi primari dei cittadini. Così come riteniamo che gli organi dello Stato non possano delegare ai propri concessionari l’attuazione di politiche condivise a livello di governo nazionale, e debbano adempiere puntualmente alla volontà espressa all’unanimità dal Senato della Repubblica”.

Roberta Di Giuli