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L’intollerabile odissea dei prodotti chimici non degni di opportuno smaltimento

Rischiano la discarica tonnellate di prodotti chimici inquinanti, colpevoli di non apportare le nuove etichette con i simboli di pericolo uniformati, voluti dal nuovo regolamento comunitario. Sembra più accettabile inquinare l’ambiente che trovare una elementare soluzione che potrebbe chiamarsi semplicemente «breve proroga»…

Destinazione «discarica» sempre più vicina per le tonnellate di prodotti chimici da smaltire, colpevoli di non apportare l’etichetta con i simboli di pericolo uniformati, approvati dal nuovo regolamento comunitario CLP. E così, anche davanti al rischio di apportare inquinamento, la Comunità europea chiede che sia l’abito a fare il monaco, e che si chiuda un occhio sull’inquinamento piuttosto che sul trovare una elementare strategia risolutiva, una proroga che faccia convivere i due simboli per un breve periodo, quello necessario per far smaltire agli agricoltori le giacenze dei rifiuti. Neanche il nostro Ministero della Salute fino ad oggi è stato capace di porre rimedio alla situazione, non fornendo risposte al Compag, la Federazione Nazionale dei commercianti di prodotti per l’agricoltura, che ha proposto delle soluzioni presso le istituzioni per scongiurare il pericolo che tonnellate di prodotti con vecchia, ma molto simile, simbologia non vengano portate in discarica.

In attesa di soluzioni

Risale al 30 maggi scorso, l’ultimo tentativo del Compag di convincere a porre rimedio alla questione. L’occasione l’ha offerta il Seminario «1 giugno 2018: punto zero dei regolamenti REACH e CLP», promosso dal Dipartimento della Prevenzione AULS Toscana Centro e focalizzato sui regolamenti europei di controllo REACH e CLP, l’uno riguardante la registrazione, la valutazione e l’autorizzazione delle sostanze chimiche prodotte o importate nell’Unione Europea, e l’altro focalizzato sulla loro classificazione, etichettatura e imballaggio.

Rivolgendosi a Mariano Alessi, rappresentante del Ministero della Salute presente al convegno, il Direttore Compag, Vittorio Ticchiati, ha sottolineato il grave problema delle scorte di prodotti chimici con vecchie etichette stoccate nei magazzini dei distributori, problema delineatosi dal 30 giugno 2017 con l’applicazione tassativa della norma. Il rappresentante del Ministero, pur dimostrandosi perplesso nei confronti dell’applicazione della norma, non è riuscito a proporre una soluzione per arrivare ad una più graduale e meno nociva modalità applicativa.

Per il Ministero, in sintesi, le tonnellate di prodotti chimici non più commercializzabili per una mutata rappresentazione iconica nel packaging, ma perfettamente a norma per termini d’uso ed eccipienti, devono finire in discarica. Ma di cosa stiamo parlando? Di due loghi molto simili graficamente e quindi entrambi di facile intuizione. Ecco i cambiamenti grafici apportati per arrivare ai nuovi pittogrammi internazionali: la «X» è diventata un «!», il quadrato un rombo, lo sfondo arancione è stato sostituito con il bianco… Impossibile non collegare la prima versione con la seconda, i vecchi simboli con i nuovi, eppure così vuole la legge. Con buona pace dell’ambiente, che dovrà far fronte all’immissione di un quantitativo doppio di preparati commerciali, quelli riacquistati per il necessario utilizzo e quelli eliminati.

I nuovi e i vecchi simboli

E mentre la situazione ristagna nell’incertezza, il vecchio logo sul banco degli imputati si dichiara pronto a terminare la carriera dando per l’ultima volta alle scorte inquinanti il lascia passare verso la più opportuna destinazione.  Ma al momento nessuno sembra interessato a considerarlo una soluzione. Se anche un «cavillo grafico» può bloccare una semplice azione ecologica, siamo proprio sicuri di vivere nell’era del tanto decantato rispetto ambientale a tutti i costi?

[ Roberta Di Giuli ]