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ISPRA: ambiente urbano a Rapporto!

Firenze

Roberta Di Giuli • Presentato dal Ministro dell’Ambiente Andrea Orlando il IX Rapporto sulla Qualità dell’Ambiente Urbano. Decrescono alcune concentrazioni ma spesso non il numero di vetture; permangono situazioni di dipendenza idrica e 5 ettari di territorio si perdono ogni giorno. 60 i Comuni «indagati»

 

•• Mette in posa il nostro Paese sullo sfondo del paesaggio urbano e scatta la foto sulla sua situazione ambientale il IX Rapporto ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) sulla Qualità dell’Ambiente Urbano, presentato dal Ministro dell’Ambiente e della tutela del Territorio e del Mare Andrea Orlando.

Su un «fazzoletto» di territorio cittadino pari al 4% del totale, in un pugno di 60 Comuni, si concentra il 24,9% dell’intera popolazione italiana, secondo le stime di ottobre 2011, ed anche i più gravi problemi di impatto ambientale.

Lo studio passa in rassegna la quantità di emissioni di sostanze inquinanti e la qualità dell’aria, il verde urbano, la mobilità in città e i parchi auto, le forme di urbanizzazione e le dinamiche dell’uso del suolo, l’approvvigionamento idrico. Si tratta della più aggiornata informazione consolidata disponibile sulla qualità dell’ambiente urbano in Italia che il Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente garantisce dal punto di vista tecnico-scientifico. 9 new entry tra i capoluoghi di provincia analizzati (Alessandria, La Spezia, Como, Treviso, Pistoia, Pesaro, Caserta, Barletta, Catanzaro) scelti in base al criterio demografico, selezionando per regione il comune più popoloso fra quelli con oltre 70.000 abitanti.

Aria di città

Rapporto ISPRA 2013C’è una generale tendenza alla diminuzione delle emissioni inquinanti nelle città. Nonostante questo, le concentrazioni in atmosfera, in particolare per quanto riguarda PM10 e biossido di azoto, permangono critiche. Si continuano infatti a registrare superamenti dei valori limite per questi due inquinanti, particolarmente nelle città del Centro-Nord, in Campania e Sicilia. Più diffuso il superamento dei valori soglia per l’ozono, per il quale non si rileva alcuna tendenza alla diminuzione delle concentrazioni in aria.

In vetta alla classifica delle città con maggiori emissioni di PM10 – un mix di particelle emesso dai tubi di scappamento delle auto, dai camini delle caldaie e dei caminetti per il riscaldamento domestico, dai camini delle industrie – per il 2010 «vincono» Roma, Taranto, Milano, Napoli e Torino. In coda Campobasso e Aosta.

Per ciò che riguarda le concentrazioni di PM10, dal 2006 al 2011, su un set di 57 stazioni di monitoraggio, appartenenti al territorio di 29 città, si evidenzia una situazione di diffusa tendenza alla riduzione delle concentrazioni, debole ma significativa, ad esempio, nelle città di Aosta, Bari, Bologna, Firenze, Palermo, Roma, Taranto, Torino.

Bene sul fronte del monossido di carbonio, benzene e biossido di zolfo, che – come per gli anni passati – non superano i valori limite per le concentrazioni in aria. Per quanto riguarda le emissioni in atmosfera, il trend risulta per tutte le città in decrescita, con un valore medio di riduzione in particolare del monossido di carbonio tra il 2000 e il 2010 del 56%.

Tendenza alla diminuzione del numero di autovetture private nelle otto città più grandi, secondo l’elaborazione ISPRA sulla base dei dati ACI 2006-2012. Fa eccezione solo Roma, che inoltre è la città con il maggior numero di autovetture private (quasi 1.600.000), seguita da Milano (quasi 600.000), Napoli (poco più di 500.000) e Torino (circa 450.000).

Fronte «acqua»

Rapporto ISPRA 2013Un meno 14,5% del consumo di acqua per uso domestico nel 2011 rispetto al 2000 nelle 60 città, sulla base dei dati ISTAT. «Risparmiatori» d’eccellenza Monza, Parma, Piacenza, Genova, Torino e Novara. Nel 2011 delle 60 città esaminate, solo Reggio Calabria, Palermo e Messina sono ricorse a misure di razionamento dell’erogazione dell’acqua.

Medaglia dell’autosufficienza idrica a Valle d’Aosta, provincia autonoma di Trento, Abruzzo, Sicilia e Sardegna, uniche regioni «indipendenti» dal punto di vista idrico. Spesso seguita nelle regioni del Centro-Sud la pratica degli «scambi di acqua». In particolare, la Puglia risulta la regione più dipendente: più del 60% della disponibilità complessiva da destinare all’utenza finale (circa 333,5 milioni di metri cubi di acqua ad uso potabile) proviene dalla Basilicata (per circa il 64%), dalla Campania (per circa il 36%) e in quantità residuali dal Molise.

Maggiore «dispensatrice» la Basilicata, che si caratterizza come la regione che, più delle altre, contribuisce alle richieste idriche delle regioni vicine, attraverso l’esportazione di circa il 70% dei volumi prelevati sul proprio territorio (circa 217 milioni di metri cubi d’acqua), destinato per lo più alla confinante Puglia.

Territorio divorato

Crescono le superfici artificiali e impermeabili: nel complesso le 51 aree comunali soggette a monitoraggio hanno cementificato un territorio pari a quasi 220.000 ettari (quasi 35.000 solo a Roma), con un consumo di suolo giornaliero pari a quasi 5 ettari di nuovo territorio perso ogni giorno (sono circa 70 a livello nazionale). Il 7% del consumo giornaliero in Italia è concentrato nelle 51 città analizzate. Salgono sul podio Napoli e Milano che hanno ormai consumato più del 60% del proprio territorio comunale. La maggior parte dei Comuni indagati ha destinato a verde pubblico meno del 5% della propria superficie; a Messina, Cagliari e Venezia le più alte quote di aree naturali protette, fondamentali per la conservazione della biodiversità urbana.

 

Roberta Di Giuli