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Il naufragio della «Grande America» con il suo carico pericoloso

Ancora una volta si ripropone il danno per l’ambiente causato da un naufragio. In questo caso non solo oltre 2.000 tonnellate di gasolio, ma anche 100 tonnellate di acido cloridrico e 70 di acido solforico pronte a distruggere la fauna e la flora della costa atlantica francese

Il cargo Ro-Ro «Grande America» della compagnia napoletana Grimaldi Group proveniente da Amburgo e diretto a Casablanca (Marocco), da dove sarebbe poi proseguito con altri scali verso Dakar (Senegal), Conakry (Guinea) e Freetown (Sierra Leone) per poi concludere il viaggio in Brasile, è colato a picco martedì alle 14.26 a circa 333 km ad ovest della pittoresca cittadina medievale di La Rochelle sulla costa atlantica della Francia, dopo un’agonia di 2 giorni in seguito all’incendio che si era sviluppato domenica.

Tutti salvi i 26 membri dell’equipaggio più 1 passeggero, sono stati tratti in salvo dalla Guardia Costiera francese, ma tutto il carico di circa 2.000 veicoli comprese 40 Porsche tra le quali 4 esemplari della 911 GT2 RS destinate a dei clienti brasiliani, hanno seguito la nave sul fondale Atlantico a oltre 4.600 metri di profondità. C’è da chiedersi come mai Porsche abbia scelto di trasportare il loro prezioso carico con questa nave che trasporta abitualmente materiali pericolosi e veicoli in pratica da rottamare.

Dopo l’SOS lanciato dal Comandante della Grande America mentre la nave si trovava al largo di Brest (Bretagna), sul luogo è giunta in breve tempo la fregata multi-missione «Aquitaine» della Marina Nazionale che si trovava in zona e il rimorchiatore d’alto mare «Abeille Bourbon» per tentare di domare l’incendio. Purtroppo le cattive condizioni del mare hanno ostacolato ogni tentativo e dopo essersi inclinata vistosamente su un fianco, si è inabissata.

L’affondamento della Grande America che trasportava anche 165 container, 15 dei quali caduti in mare prima dell’affondamento, ha generato un vasto inquinamento le cui conseguenze sono ancora da valutare. Infatti, oltre alle 2.200 tonnellate di gasolio stoccate nei serbatoi e riversate in mare generando 2 chiazze di circa 10 km x 1 km distanti circa 20 km una dall’altra, c’erano anche 45 container che contenevano circa 100 tonnellate di acido cloridrico e 70 tonnellate di acido solforico, liquidi particolarmente pericolosi e dannosi per la vita marina quando inevitabilmente si libereranno nel mare.

Attualmente grazie alle migliori condizioni del mare, è stato possibile arginare l’espansione delle chiazze inquinanti con delle barriere galleggianti, in attesa dell’intervento delle specifiche imbarcazioni per il pompaggio e pulizia del mare. Tuttavia, l’associazione francese per la difesa del mare «Mor Glaz» ha chiesto ai responsabili del carico della Grande America di rendere pubblica la quantità e la tipologia dei materiali che si trovavano a bordo, in quanto sono dati indispensabili per fronteggiare al meglio l’inquinamento e limitare possibili danni ambientali sulle coste francesi della Bretagna, Loira e Aquitania, potenzialmente interessate dalla marea inquinante.

In seguito a questo disastroso evento, l’altra associazione ambientalista francese «Robin de Bois», ha voluto evidenziare che la Grande America, varata nel 1997 e lunga 214 metri, già nel 2010 era stata bloccata nel porto inglese di Tilbury in seguito a ben 35 irregolarità tecniche e che recentemente anche gli ispettori marittimi di Amburgo e Anversa hanno rilevato delle deficienze tecniche.

Ciò nonostante la compagnia napoletana Grimaldi Group effettua abitualmente trasporti marittimi tra Europa e Africa, ed è proprio in questi porti che viene effettuato il carico, prevalentemente di vecchi veicoli (auto, autobus, mezzi da cantiere, ecc.) non più rispondenti alle normative europee e rimorchi pieni di pneumatici usati. In pratica queste navi sono riempite con veicoli molto stanchi e spesso caricati fino al ponte, inoltre, chi carica queste navi, spesso africani, arrivano addirittura a riempire i veicoli di vecchi elettrodomestici (Frigo, Forni ecc), in pratica questa e anche altre navi del genere vengono utilizzate per portare materiali di scarto (immondizia) nei Paesi poveri dell’Africa, o come li chiamano i nostri politici «Paesi in Via di Sviluppo».

[ Maria Rosaria Pizzo ]