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Il mercato delle emissioni: che fare?

Relatori convegno

Alessandro Ferri • L’Emissions Trade Scheme, il sistema europeo per lo scambio delle quote di emissione tra stati diversi meglio conosciuto come ETS, si è rivelato inefficace. Ma quali sono state le cause? E, soprattutto, come intervenire? Se n’è parlato a Roma, in un workshop organizzato da Kyoto Club presso il Gestore dei Servizi Energetici


•• Una doverosa, e dettagliata premessa, è necessaria per illustrare di cosa stiamo parlando: il mercato delle emissioni (in inglese: «Emissions Trading») è uno strumento amministrativo utilizzato per controllare le emissioni di inquinanti e gas serra a livello internazionale, attraverso la quotazione monetaria delle emissioni stesse ed il commercio delle quote di emissione tra stati diversi.

Negli anni più recenti, grazie alla Direttiva 87 del 2003, sviluppata in seguito al Protocollo di Kyoto e meglio nota come «Direttiva ETS», è stato istituito un sistema comunitario per lo scambio di quote di emissioni di gas, denominato per l’appunto ETS (Emission Trading System). Obiettivo del sistema, è il ridurre le emissioni di CO2 “secondo criteri di efficacia dei costi ed efficienza economica” (art. 1 della Direttiva ETS).

Questo sistema, che permette di rispondere agli obblighi di riduzione delle emissioni attraverso l’acquisto dei diritti di emissione, è definito di tipo cap-and-trade: il funzionamento, a grandi linee, prevede per gli impianti industriali ricadenti nel campo di applicazione della Direttiva un limite massimo (cap) alle emissioni. A ogni impianto è assegnato, mediante il Piano Nazionale di Allocazione (PNA) un certo numero di quote di emissioni. E ogni quota (European Unit Allowance) attribuisce il diritto a emettere una tonnellata di biossido di carbonio, equivalente in atmosfera nel corso dell’anno di riferimento, o per il successivo. L’inquinamento atmosferico, in pratica, è «controllato» in modo virtuale, attraverso la regolazione del «diritto» a emetterlo.

 

La Direttiva ETS è stata recepita il 13 aprile del 2005, con il DDL 2742-B, mentre i meccanismi flessibili del Protocollo di Kyoto sono stati accolti nel sistema tramite la Direttiva «linking» del 2004, che stabilisce la validità dei crediti di emissione ottenibili grazie all’attuazione dei progetti indicati in tale Direttiva.

Tutto ciò premesso, questo sistema, a oltre sette anni dalla sua introduzione, non ha dato i risultati che si prefiggeva: il meccanismo si sta, infatti, dimostrando inefficace, con un prezzo della CO2 in picchiata per eccesso di offerta di quote: prezzo che, negli ultimi mesi, ha raggiunto i suoi minimi storici (circa 3 euro/tonnellata CO2), addirittura dimezzandosi dalla fine di ottobre. Una situazione che probabilmente potrà cambiare adesso: da quest’anno è iniziata la terza fase dell’ETS, nella quale dovrà essere quasi completamente eliminata l’assegnazione gratuita dei permessi. Ciò dovrebbe portare ad un rialzo dei prezzi della CO2, che penalizzerà soprattutto il carbone. Delle cause di questa débacle e sulle necessarie rimodulazioni del meccanismo, anche nell’ambito delle strategie nazionali su clima ed energia, si è discusso a Roma nel workshop «Riforma del sistema europeo per lo scambio di quote di emissione», organizzato da Kyoto Club in collaborazione con il GSE.

 

CentraleNell’autunno 2012, la Commissione Europea ha presentato il documento «The state of the European carbon market in 2012» contenente alcune opzioni di riforma strutturale del Sistema Europeo ETS, per porre rimedio alle inefficienze degli ultimi 5 anni e che ne hanno limitato l’efficacia soprattutto come strumento di stimolo ad investimenti in efficienza energetica e rinnovabili. La revisione dell’EU ETS si inquadrerà, necessariamente, in un più ampio esercizio di revisione e rimodulazione del Pacchetto Europeo Clima-Energia: un pacchetto che terrà conto sia della mutata condizione internazionale, sia dell’esperienza maturata in Europa nell’attuazione delle norme prescritte, che ha messo in evidenza aree di sovrapposizione non sempre virtuose tra i vari strumenti normativi. È urgente quindi che l’Italia si prepari a esprimere una linea sulla riforma del sistema ETS: per tenere in considerazione di tutti questi elementi, anche alla luce delle linee su cui si svilupperà nei prossimi anni la politica energetica nazionale

 

Le diverse opzioni di revisione dell’ETS sono state delineate a novembre 2012 dalla Commissione Europea: è probabile che entro l’estate si raggiunga un compromesso per un meccanismo meno fragile e più efficace, soprattutto in un quadro economico fortemente mutato. “Fate presto”, è stata la parola d’ordine emersa nel corso dell’incontro, perché non avere un segnale di prezzo significativo per la CO2 renderebbe questo strumento non gestibile e di fatto inutile.

Per la Commissione europea ci sono da valutare alcune proposte di misure immediate e di misure strutturali. Tra quelle immediate, il cosiddetto «back loading» che consiste nell’accantonare quote (circa 900 milioni di tonnellate di CO2) nel periodo 2013-2015, cioè nel corso della prima parte della «fase 3» dell’ETS, per restituirle poi nel 2019-2020. Questa soluzione potrebbe consentire un rialzo dei prezzi nel breve periodo, ma non tutti gli operatori concordano sull’opportunità dell’espediente per mantenere la sopravvivenza del sistema nel medio periodo.

Sulle sei misure od opzioni strutturali proposte dalla CE che puntano a incidere sull’offerta (tranne la quarta), i pareri restano discordi in sede europea:

1) Aumentare l’obiettivo di riduzione delle emissioni dal 20 al 30%.

2) Accantonare un numero di quote nella fase 3.

3) Revisione tempestiva del fattore lineare.

4) Includere altri settori nel sistema ETS (l’unica misura ad incidere sulla domanda).

5) Limitare l’accesso ai crediti internazionali.

6) Meccanismi di gestione dei prezzi discrezionali (prezzo minimo d’asta oppure costruire riserva di quote in caso di grande squilibrio).

 

Sebastiano Serra, Capo segreteria tecnica del Ministro dell’Ambiente, ha annunciato il recepimento, dal Consiglio di Ministri della Direttiva europea 29 per il terzo periodo dell’ETS. Serra ha sottolineato che sulla questione del back loading il Governo ha una posizione chiara: “rimettere sul mercato a fine decennio quote per circa 900 Mt di CO2 potrebbe essere dannoso a meno che non sia a beneficio di nuovi entranti e di nuove tecnologie”. Ha aggiunto, inoltre, che sarà “fondamentale dare certezza alla normativa e non modificare le regole in corso”.

 

Su scala nazionale il Piano Clima e la revisione della Strategia Energetica Nazionale (SEN) del governo potranno portare ad una razionalizzazione degli strumenti alla luce degli obiettivi”, ha spiegato Sara Romano, Direttore Generale per l’energia del Ministero dello Sviluppo economico e Presidente Comitato ETS. “Finora le misure non sono state coordinate tra loro – ha aggiunto – con una sovrapposizione tra incentivi alle rinnovabili e all’efficienza energetica. Razionalizzare gli strumenti, sostenere nel breve il meccanismo ETS e attuare riforme strutturali armonizzate a livello nazionale ed europeo sono i punti fermi da perseguire”.

 

Gianni Silvestrini, Tullio FanelliPer Gianni Silvestrini, Direttore scientifico di Kyoto Club, “il back loading da solo non potrà essere efficace, ma dovrà essere accompagnato da un rialzo degli obiettivi al 2020 al 30% della riduzione delle emissioni. Inoltre bisogna tenere presente il fatto che negli anni passati diverse industrie italiane hanno avuto fin troppi vantaggi da questo sistema che non ha portato ad un vero processo di riduzione delle emissioni di gas serra. Ora serve un cambiamento forte, altrimenti il sistema ETS perde significato”.

 

Rinnovabili, efficienza ed emissioni – ha dichiarato Nando Pasquali, Presidente e Amministratore Delegato del GSErichiedono un approccio strategico integrato per il Sistema Italia. Il GSE, di recente nominato responsabile del collocamento delle quote italiane di emissioni nell’ambito del nuovo sistema d’aste nell’ETS, è a supporto delle Istituzioni per consentire all’Italia di raggiungere con successo gli obiettivi clima-energia nel percorso di riforma post-2020”.

 

Innovativa infine la visione di Tullio Fanelli, Sottosegretario Ministero dell’Ambiente, che propone un sistema diverso dall’ETS e che preveda di associare la tassazione della componente di carbonio presente in ciascuna merce. Un sistema che preveda, appunto, la tracciabilità della quota di CO2 presente in ogni prodotto, la riconoscibilità di questa quota da parte dei consumatori, e infine la fiscalità. Per quest’ultimo aspetto si propone una sorta di «carbon detax»: tassare i prodotti in base alla loro componente di carbonio e detassare quelle merci che si producono con meno CO2.

Una modalità interessante, anche se al momento di complessa applicabilità, e non certo risolutiva: il Sottosegretario Fanelli ha voluto ricordare, infatti, “come uno degli ostacoli che frena il cambiamento sia anche la tecnocrazia che gestisce e lavora con il modello ETS. Un esercito di 10mila esperti, nella sola Europa”.

 

Alessandro Ferri