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Fiori ai pesticidi, api a rischio

Uno studio internazionale prevalentemente svolto presso l’Università di Bologna, evidenzia come il suggestivo rito dell’ape che si posa sui fiori – contaminati dai pesticidi –  possa essere il preludio della sua fine, della sua longevità, della sua capacità riproduttiva. Ma non è contemplato un Pianeta senza api…

I fiori contaminati dai pesticidi rappresentano un pericoloso cibo per le inconsapevoli api. Un solo pasto a base di fiori contaminati da più pesticidi è infatti in grado di alterare in negativo l’intero ciclo di vita di un’ape solitaria. In particolare, questa sola assunzione effettuata al termine della diapausa invernale – uno stato simile al letargo – è in grado sia di ridurre la longevità dell’insetto che di ritardare lo sviluppo degli ovari, diminuendo così la sua capacità riproduttiva. Inoltre, il cocktail di pesticidi potrebbe rappresentare una delle cause principali della moria delle api.   A questi risultati è giunto lo studio internazionale dal titolo «Combined exposure to sublethal concentrations of an insecticide and a fungicide affect feeding, ovary development and longevity in a solitary bee» pubblicato su «Proceedings of the Royal Society B»,  coordinato da Fabio Sgolastra e svolto prevalentemente presso il Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari dell’Università di Bologna, in collaborazione con Gloria Isani e Riccardo Cabbri del Dipartimento di Medicina Veterinaria. La ricerca apre nuovi scenari sulle ricadute dell’utilizzo dei pesticidi in agricoltura, ed in particolare sulla valutazione della loro pericolosità. Si tende, infatti, a verificare gli effetti prodotti dalle singole molecole, tralasciando di studiare gli effetti della frequente possibilità di una loro copresenza.

L’ecosistema ha bisogno delle api. Svolgono un ruolo fondamentale per il mantenimento della biodiversità vegetale: andando di fiore in fiore per cercare nutrimento, favoriscono l’impollinazione, contribuendo così alla sopravvivenza e allo sviluppo delle piante, tanto quelle selvatiche che quelle coltivate. La loro scomparsa, quindi, comporterebbe gravi conseguenze sull’equilibrio dell’ecosistema, mettendo tra l’altro a rischio la produzione di buona parte della frutta e della verdura che consumiamo. La moria di questi insetti in vaste aree del pianeta è dunque motivo di allarme e oggetto di studio in tutto il mondo.

Le specie a rischio

Tra le vittime eccellenti di questo fenomeno c’è l’ape da miele (Apis mellifera), il cui tasso di mortalità annuale è aumentato in modo notevole nell’ultimo decennio. Esistono però anche migliaia di altre specie a rischio appartenenti alla stessa superfamiglia (quella degli Apoidei), molte delle quali sono solitarie: al vivere in colonia ogni singola femmina preferisce costruire un proprio nido indipendente. Ed è proprio su una di queste specie di api solitarie – la Osmia bicornis (conosciuta anche come Osmia rufa) – che i ricercatori si sono concentrati per testare gli effetti del mix di pesticidi.

Così come l’ape da miele, anche le api solitarie sono fondamentali per l’impollinazione, e anche loro stanno scomparendo”, spiega Fabio Sgolastra, ricercatore dell’Università di Bologna che ha coordinato lo studio. “Si tratta di specie particolarmente a rischio perché, non essendo organizzate in società numerose, la scomparsa di un singolo individuo comporta automaticamente la fine di un’intera linea di successione”.

Procedure di valutazione

Per analizzare i possibili effetti prodotti su Osmia bicornis da due tipologie di pesticidi, un insetticida neonicotinoide e un fungicida, i ricercatori hanno realizzato un mix contente le due sostanze in dosi paragonabili a quelle che si possono trovare sul campo nelle coltivazioni che utilizzano questi pesticidi. Quindi hanno somministrato il composto alle api solitarie.  “Quello che abbiamo osservato è un doppio effetto negativo”, spiega Fabio Sgolastra. “Da un lato la vita dell’ape diventa più breve e dall’altro si allungano i tempi per l’inizio della deposizione delle uova: un fenomeno pericoloso, che riduce la capacità riproduttiva di questi insetti e può finire per mettere a rischio la sopravvivenza delle popolazioni di osmie negli ambienti agrari”.

I ricercatori hanno anche sottoposto le api solitarie a soluzioni contenenti i due pesticidi separatati tra loro (sempre in dosi paragonabili a quelle diffuse nelle aree coltivate): da un lato solo l’insetticida neonicotinoide, da un altro solo il fungicida. In entrambi i casi, però, non sono stati riscontrati effetti negativi sugli insetti. “I due pesticidi, in quelle quantità e in una singola dose, non risultano dannosi”, spiega Sgolastra. “Quando però si trovano insieme, è sufficiente un solo pasto al termine dello svernamento per produrre conseguenze pericolose”.

Allo studio hanno partecipato inoltre Piotr Medrzycki del CREA (Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e l’Analisi dell’Economia Agraria) di Bologna, Dariusz Teper del Research Institute of Horticulture di PuÅawy (Polonia), Xavier Arnan e Jordi Bosch del CREAF (Centre for Research on Ecology and Forestry Applications) presso la Universitat Autònoma de Barcelona (Spagna).

 [ Roberta Di Giuli ]