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FAO, IL CLIMA DURA MINACCIA PER L’AGRICOLTURA

Siccità

I rischi naturali, eventi climatici estremi in primis, colpiscono regolarmente e con forza l’agricoltura e ostacolano l’eradicazione della fame e della povertà e il raggiungimento dello sviluppo sostenibile. L’allarme della FAO raggiungerà la COP21 di Parigi

La lotta alla fame comincia dalla lotta ai cambiamenti climatici. Alluvioni, tempeste, siccità cresciute in frequenza e in severità nell’arco degli ultimi tre decenni, stanno scrivendo pagine nere sull’agricoltura e la sicurezza alimentare di molti paesi in via di sviluppo. L’appello è della FAO che invita a riflettere e ad agire attraverso un rapporto uscito in questi giorni per essere ascoltato alla conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (COP 21) che si terrà a Parigi da lunedì 30 novembre.

I dati sono allarmanti: a livello globale, tra il 2003 e il 2013 – il periodo analizzato nel rapporto – il numero medio annuo di disastri causati da tutti i tipi di fenomeni naturali, inclusi gli eventi legati al clima, è quasi duplicato dagli anni ‘80. Il danno economico totale stimato raggiunge 1,5 trilioni di dollari.

Se si osserva il dato riferito ai danni causati unicamente da fenomeni collegati al clima, si scopre che nei paesi in via di sviluppo le coltivazioni, l’allevamento, la pesca e le foreste da sole hanno subito circa il 25% dei danni economici. Nei casi di siccità, oltre l’80% dei danni e delle perdite hanno colpito il settore agricolo, specialmente l’allevamento e le coltivazioni.

Il rapporto FAO è basato sullo studio di 78 valutazioni di bisogni post-disastro condotte sul campo in paesi in via di sviluppo, uniti ad analisi statistiche sulle perdite produttive, sui cambiamenti nei flussi di commercio e sulla crescita del settore agricolo associati a 140 disastri di media e larga scala – definiti come fenomeni che colpiscono almeno 250.000 persone.

Le proiezioni future

Non si può rimandare una ferma presa di posizione in merito o la situazione è destinata a peggiorare: è necessario rafforzare la resilienza del settore agricolo, aumentare gli investimenti a favore di sicurezza alimentare e produttività oltre che contenere gli effetti dannosi dei cambiamenti climatici. “Solo quest’anno, piccoli agricoltori, pescatori, pastori e popolazioni che dipendono dalle forestedal Myanmar al Guatemala e da Vanuatu al Malawihanno visto i loro mezzi di sussistenza erosi da cicloni, siccità, alluvioni e terremoti,” ha detto il Direttore Generale della FAO José Graziano da Silva. Ha quindi  sottolineato come la comunità internazionale si sia impegnata a raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile e il Piano di Sendai per la Riduzione del Rischio Disastri per il 2015-2030, e si prevede che raggiungerà un accordo sui cambiamenti climatici alla Conferenza COP21 a Parigi. Misurare i progressi fatti nel raggiungere questi target globali richiederà comunque informazioni accurate ed aggiornate, che includano l’impatto dei disastri, ha continuato Graziano da Silva.

Alluvioni

Le strategie nazionali per la riduzione dei rischi di disastro e per l’adattamento ai cambiamenti climatici che promuovono la resilienza devono affrontare le tipologie di disastri cha hanno un maggiore impatto sul settore agricolo“, ha detto il Direttore Generale della FAO. Egli ha notato che “i dati specifici di settore sui danni e le perdite sono essenziali per interventi e politiche efficienti“. Ha inoltre aggiunto che il rapporto della FAO mira a contribuire agli sforzi nazionali, regionali e globali per sviluppare dei sistemi comprensivi per la raccolta dei dati e il monitoraggio dei disastri.

Le piaghe più grandi

Ci sono vittime eccellenti dei cambiamenti climatici. La siccità ha un impatto particolarmente devastante – circa il 90% delle perdite produttive – sull’agricoltura dell’Africa sub-Sahariana, dove il settore in media contribuisce ad un quarto del PIL, arrivando fino a metà se si include il settore agroalimentare. Ad una stima riduttiva, le perdite totali sulla produzione agricola e di allevamento nella regione a seguito di grosse siccità sono state pari ad oltre 30 miliardi di dollari tra il 1991 e il 2013.

La siccità ha spesso un effetto a cascata maggiore sulle economie nazionali come dimostrato in Kenya, dove tra il 2008 e il 2011 ha causato significanti perdite nell’industria della lavorazione alimentare, particolarmente nella lavorazione del grano, del caffè e del te. Al contrario, molti paesi asiatici sono particolarmente vulnerabili all’impatto delle alluvioni e delle tempeste. Lo racconta la storia del Pakistan dove le perdite alla produzione causate dalle alluvioni del 2010 hanno colpito direttamente le attività di sgranatura del cotone, di lavorazione del riso e di macinatura della farina e dello zucchero, mentre il cotone e le importazioni di riso sono aumentare. In questo caso, circa il 50% dei 10 miliardi di dollari di danni e perdite totali è ricaduto sul settore agricolo.

Siccità

Calamità diverse richiedono risposte diverse

Ci vogliono interventi «personalizzati» a seconda delle calamità che colpiscono i territori.  Le alluvioni causano oltre metà del danno totale e delle perdite a colture che sono anche molto vulnerabili a tempeste e siccità. Circa l’85% del danno provocato al bestiame è dovuto alla siccità, mentre la pesca è sempre più colpita dagli tsunami e da temporali come uragani e cicloni. La maggior parte dell’impatto negativo sulle foreste è causato da tempeste e alluvioni. Oltre alle perdite produttive, lo studio mostra come i disastri possono causare disoccupazione ed erodere i redditi, specialmente per i piccoli agricoltori a scala familiare, minacciando quindi i mezzi di sussistenza rurali. Ad esempio, le alluvioni in Pakistan hanno colpito 4,5 milioni di lavoratori, due terzi dei quali erano impiegati nel settore agricolo, ed oltre il 70% dei contadini hanno perso più di metà del loro reddito.

Più investimenti per un’agricoltura resiliente e sostenibile

In tutto il mondo, i mezzi di sussistenza di 2,5 miliardi di persone dipendono dall’agricoltura, ma solo il 4,2% del totale dell’assistenza ufficiale allo sviluppo è stato speso nel settore agricolo tra il 2003 e il 2012 – meno di metà del target del 10% fissato dalle Nazioni Unite. Gli investimenti nella riduzione del rischio disastri sono estremamente modesti: solo circa lo 0,4% dell’assistenza ufficiale allo sviluppo nel 2010 e nel 2011. La FAO sottolinea dunque come l’assistenza debba meglio riflettere l’impatto delle calamità sul settore agricolo.

Gli investimenti nella risposta ai disastri e nella ricostruzione dovrebbero anche costruire una capacità di resilienza ai futuri shock attraverso misure di riduzione e gestione del rischio, particolarmente in paesi che si trovano a fronteggiare calamità ricorrenti e dove l’agricoltura è una risorsa cruciale per i mezzi di sostentamento, il cibo e l’alimentazione, così come un fattore chiave dell’economia.

Roberta Di Giuli
[28 Nov 2015]