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Diversità genetica e cambiamenti climatici: l’importanza di saper resistere!

Diversità genetica

Un’Arca di Noè per la diversità biologica, perché tutelarla, conoscerla e utilizzarla rappresenta l’occasione per rimanere a galla sul fronte dell’alimentazione, quando il clima imperversa… nei mutamenti! Le risorse genetiche sono la speranza per l’agricoltura del mondo che verrà

C’è un alleato che ci porge la mano non per sconfiggere ma per adattarci ai cambiamenti climatici, più repentini del previsto: le risorse genetiche. L’imperativo è quello di fare il possibile per studiare, preservare e utilizzare la diversità biologica che sta alla base della produzione alimentare mondiale. È quanto  raccomanda il nuovo studio pubblicato dalla FAO «Affrontare il cambiamento climatico: il ruolo delle risorse genetiche per l’alimentazione e l’agricoltura».

Il tempo non è dalla nostra parte“, sentenzia lo studio. Cosa ci aspetta? “Nei prossimi decenni è assai probabile che milioni di persone, la cui sussistenza e sicurezza alimentare dipendono dall’agricoltura, dall’acquacoltura, dalla pesca, dalla silvicoltura e dall’allevamento del bestiame, dovranno affrontare condizioni climatiche senza precedenti”.

La strategia proposta è dunque quella di fornire a colture, bestiame, alberi e organismi acquatici gli «strumenti» necessari che permettano loro la sopravvivenza e la capacità di riproduzione anche se il palcoscenico «clima» avrà mutato le sue caratteristiche. Piante e animali dovranno in sostanza imparare la capacità di «resistere».

In un mondo più caldo e con condizioni climatiche più estreme e variabili, le piante e gli animali allevati per fornire cibo dovranno avere la capacità biologica di adattarsi più rapidamente di quanto non sia successo sinora“, ha affermato la vice-Direttrice Generale della FAO, Maria Helena Semedo.

Evitando ulteriori perdite di risorse genetiche agricole e dando maggiore attenzione allo studio del loro potenziale, si riuscirà ad aumentare la capacità del genere umano di adattarsi al cambiamento climatico“, ha aggiunto.

La «palestra» virtuale in cui le specie dovranno mettere alla prova e migliorare le loro «performance» di adattamento all’ambiente si baserà dunque sull’aggiornamento degli obiettivi dei programmi di produzione agricola e, in alcuni casi, sull’introduzione di varietà, razze, specie mai allevate in precedenza. Ugualmente, ci sarà bisogno di migliorare i programmi di conservazione sia in-situ che ex-situ per le specie domestiche, per le specie selvatiche ad esse imparentate e per altre risorse genetiche selvatiche importanti per l’alimentazione e l’agricoltura, insieme a politiche che ne promuovano l’impiego.

Avanti tutta anche sul fronte dell’ampliamento della nostra conoscenza sulle risorse genetiche per l’alimentazione e l’agricoltura. Si dovranno trovare risposte esaurienti sul dove si trovano, che caratteristiche hanno (ad esempio la resistenza alla siccità e alle malattie) e come possono essere gestite al meglio. Parallelamente, lo studio raccomanda di migliorare la conoscenza, la conservazione e l’uso di colture selvatiche vicine a quelle che impieghiamo che potrebbero facilmente presentare tratti genetici utili per sviluppare colture ben adattate all’utilizzo in sistemi alimentari colpiti dal cambiamento climatico.

Dobbiamo rinforzare il ruolo delle risorse genetiche e aiutare agricoltori, pescatori e forestali a fare fronte ai cambiamenti climatici” sottolinea Linda Collette, autrice principale dello studio e Segretaria della Commissione FAO sulle Risorse Genetiche per l’Alimentazione e l’Agricoltura.

Sullo stesso fronte, si rende indispensabile la conoscenza di numerose varietà di coltivazioni e razze di bestiame che si sono adattate spontaneamente alle condizioni locali ma che sono scarsamente documentate e quindi potrebbero andare perdute prima che ne venga studiato e riconosciuto il loro ruolo potenziale nel far fronte al cambiamento climatico.

Nessuna remora, inoltre, secondo lo studio, alla lotta alle pratiche che distruggono la biodiversità o minano la salute degli ecosistemi agricoli. In primis, l’uso di insetticidi ad ampio spettro che hanno effetti negativi sugli insetti impollinatori.

Le linee guida

La Commissione esaminerà anche l’adozione di linee guida per l’integrazione delle risorse genetiche nei piani di adattamento al cambiamento climatico, sviluppate dalla FAO sulla base delle direttive della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC). Le risorse genetiche dovranno essere maggiormente utilizzate, strategia che rientra nelle misure globali di adattamento necessarie a garantire la sicurezza alimentare. Atto di riconoscimento al ruolo fondamentale che la diversità genetica deve giocare in questo campo.

Sementi

Da qui, nel documento, una sorta di incoraggiamento, supporto e raccomandazione ai Paesi per attuare politiche e strategie per lo studio, la conservazione e l’utilizzo delle risorse genetiche (che vanno da varietà di sementi delle principali colture di base ai milioni di microbi che vivono nel suolo, settore questo in cui le conoscenze sono relativamente limitate) che non potranno mancare nei rispettivi piani nazionali volti ad affrontare le ricadute del cambiamento climatico.

L’evoluzione… dell’evoluzione

Il quartier generale di questa operazione globale risiede nelle aziende agricole e nei campi come nelle banche genetiche. Molte forme di vita utilizzate in agricoltura, ad esempio, non hanno un equivalente di sementi e possono essere mantenute solo attraverso l’intervento umano. Un esempio eloquente in merito è la banana, una coltura di base di vitale importanza per milioni di persone. Inoltre, afferma lo studio, la conservazione in situ – comprese varietà selvatiche di colture alimentari (specie selvatiche imparentate) – è un modo di “permettere all’evoluzione di andare avanti” consentendo così la continua generazione di caratteri adattativi.

La conservazione in situ può assumere molte forme, ma risulta particolarmente efficace proprio quando coinvolge direttamente gli agricoltori, in relazione all’incontrovertibile verità che le conseguenze del cambiamento climatico devono essere considerate a livello locale oltre che a livello globale o regionale.

Un esempio eloquente in merito viene dall’Etiopia, patria di molti microclimi. Qui esiste un sistema avanzato e decentrato che si basa sui semi della comunità e su banche genetiche attraverso le quali agricoltori e ricercatori collaborano per testare, adottare e conservare le varietà locali delle colture più importanti – teff, orzo, ceci, sorgo e fagioli faba – che erano andate quasi perdute durante la siccità degli anni ‘80.

Una «carta d’identità» per il patrimonio genetico

Affilare le armi della conoscenza affinché sempre meno segreti racchiudano le risorse genetiche, specie quelle meno «perlustrate» come le foreste, dove a fronte di un patrimonio di alberi che raggiunge le 80mila specie, a godere delle «luci della ribalta» sono meno di 500. Ombre ancora più scure si allungano sul patrimonio degli invertebrati e dei microrganismi. Già perché non è trascurabile il loro ruolo in questo contesto. Infatti, anche se spesso denigrati come agenti di malattie nelle colture e nel bestiame, i microrganismi forniscono una miriade di funzioni, per esempio proteggono le piante dai parassiti, dalla siccità, dal freddo e dalla salinità.

Quello su cui è necessario puntare, sono le scorte genetiche appropriate volte a fornire «una carta d’identità» del patrimonio genetico conservato nelle banche di sementi e in altri centri di conservazioneex situ, per avere accesso a positivi caratteri adattativi che potrebbero servire, afferma lo studio. È fondamentale intensificare lo scambio e la condivisione delle risorse genetiche agricole. All’avanzare del cambiamento climatico, le attuali fiere di sementi locali e nazionali avranno bisogno di espandersi e diventare internazionali in relazione al clima che sta cambiando.

La variabile del tempo «variabile» sulle risorse genetiche

La dipendenza dei fattori: il cambiamento della pressione sul tempo biologico. Sarà questo uno degli aspetti dalle ricadute più significative e dirette sulla diversità genetica che la mutazione climatica porterà con sé.

ApiCosì, allarme sul fronte impollinazione: gli insetti sono molto sensibili alla temperatura e non sempre potrebbero essere in grado di eseguire la sincronizzazione con tempi di fioritura di più recente adozione. Inoltre, è anche probabile che l’aumento delle temperature favorisca le specie che possono gestire cicli generazionali più brevi. Nel campo della pesca, per esempio, questo significa che i pesci che si nutrono a livelli trofici inferiori e hanno cicli di produzione relativamente brevi dovranno probabilmente preferirsi nei progetti di acquacoltura.

Un aumento di due gradi Celsius della temperatura, inoltre, potrebbe consentire agli insetti di completare fino a cinque cicli di vita in più a stagione. Sono le ipotesi dello studio della FAO, che tra l’altro rileva che gli agenti patogeni in grado di abbreviare i loro cicli di riproduzione, saranno probabilmente in grado di evolversi più rapidamente ponendo sfide potenziali a vari organismi ed ecosistemi.

Le specie invasive presenti nelle aree boschive potrebbero anche reagire più rapidamente ai cambiamenti, invadendo i tipi di alberi esistenti. Così, secondo le attuali proiezioni climatiche, per tenere il passo con i cambiamenti climatici, sembra che le foreste naturali dovranno migrare 10 volte più velocemente di quanto non sia avvenuto alla fine dell’Era glaciale.

Roberta Di Giuli
[22 Gen 2015]