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Clima senza appello

A che punto è l’Accordo di Parigi? A tre anni dalla COP21, Kyoto Club fa il punto sull’emergenza clima valutando gli impegni e gli obiettivi individuati nella capitale francese e «interpretati» dai Paesi membri. Parola d’ordine: «Muoversi!»

Può partire il countdown sul tempo che ci rimane: 12 anni per intervenire in maniera significativa sull’innalzamento delle temperature e scongiurare il peggio. In questo periodo bisogna lavorare di gran lena affinché rimanga entro l’1,5-2 °C l’innalzamento delle temperature, limite indicato a Parigi come accettabile per contenere danni irreversibili.

A ribadire la «fretta» è stato l’IPCC, il panel di esperti dell’ONU che studia le cause e gli effetti del cambiamento climatico, e che a ottobre ha tirato le somme di quanto fatto e quanto resta da fare.

Kyoto Club ha risposto all’allarme ed ha fatto il punto sullo Stato dell’Arte dell’accordo di Parigi il 12 dicembre nel convegno «Accordo di Parigi: quali prospettive di fronte all’aggravamento della crisi climatica» dove si è ancora una volta sottolineata la lista del cosa fare, aggiornata in base alle sempre maggiori evidenti conseguenze della rivolta dei cieli.

A commentare ed indicare la via è stato Gianni Silvestrini, Direttore scientifico di Kyoto Club “L’Anniversario dell’Accordo di Parigi cade in un momento delicato caratterizzato da un livello record di CO2, pari a 37 miliardi di tonnellate annue, e da un indebolimento del fronte dei paesi in prima fila nelle politiche di riduzione” ha detto.  “Il rapido calo dei prezzi delle tecnologie «dirompenti», dalle rinnovabili alla mobilità elettrica, facilitano indubbiamente il percorso di riduzione, ma per accelerare il processo di decarbonizzazione occorrono politiche chiare, radicali, lungimiranti alimentate da un movimento di cittadini. L’Europa che si appresta ad alzare al 50-55% il target di riduzione delle emissioni al 2030 rispetto al 1990 può tornare a svolgere il ruolo di apripista che ha avuto in passato. Ma è indispensabile una forte mobilitazione dal basso, che in alcuni paesi sta già partendo.

E occorre impegnarsi affinché la conversione ecologica dell’economia europea divenga un elemento centrale del dibattito in vista delle elezioni del prossimo anno”. 

L’impegno delle Nazioni Unite

Fa eco a quanto messo sul tavolo delle priorità l’SOS che giunge da Katowice in Polonia, dove si sta tenendo la 24ma Conferenza delle parti sul clima delle Nazioni Unite (COP24). Le parole sono del Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guiterres, secondo cui quella climatica è una questione “di vita e di morte”. A fare da cassa di risonanza agli appelli sono anche i risultati che le principali organizzazioni internazionali che si occupano di energia e ambiente – come la World Metereological Organization (WMO) e la International Energy Agency (IEA) – rendono noti: dopo tre anni di stallo, nel 2017 le emissioni sono tornate a salire, e saliranno anche nel 2018.

La COP24 non sarà una tappa fondamentale nella lotta ai cambiamenti climatici – dichiara Francesco Ferrante, vice-Presidente di Kyoto Club – Lo sappiamo già prima che finisca: un po’ perché la sede è la peggiore possibile (la Polonia del carbone), ma soprattutto perché è lo stesso ordine del giorno della Conferenza che si limita sostanzialmente alla definizione delle linee guida sulla base delle quali dovranno essere rivisti entro il 2020 gli obiettivi nazionali di riduzione delle emissioni della CO2: ma il nulla di fatto è una brutta notizia. Infatti, non abbiamo tempo da perdere: le emissioni aumentano e l’obiettivo di contenimento dell’aumento della temperatura globale si allontana. E proprio questo avviene in un momento in cui l’innovazione tecnologica ci metterebbe a disposizione quegli strumenti necessari per affrontare la crisi climatica. Paradosso intollerabile”.

La voce dei trasporti

Il processo di decarbonizzazione percorre la strada dei trasporti. In Italia, sull’onda di quanto accaduto in Francia, è stato approvato un emendamento alla Commissione Bilancio che introduce un sistema di bonus per le auto a basse emissioni di CO2 ed un malus per quelle ad elevate emissioni di gas serra, che ha però il grosso limite di non incentivare la rottamazione delle auto più vecchie. “I Trasporti, con il loro 24% di emissioni di gas serra non ETS in Italia, afferma Anna Donati, responsabile del Gruppo di lavoro «Mobilità sostenibile» di Kyoto Club, “hanno un peso decisivo per la lotta ai cambiamenti climatici e servono azioni molto decise per la decarbonizzazione che la strategia UE ha fissato a – 33% al 2030 ed emissioni zero al 2050. Ma se vogliamo davvero raggiungere questo obiettivo – incoraggia la Donati – dobbiamo da subito cominciare ridurre i veicoli privati circolanti, puntare sulla crescita del trasporti collettivi e su ferro, sulla mobilità ciclistica e la pedonalità, far crescere la sharing mobility e puntare su veicoli pubblici e privati elettrici. La missione di Kyoto Club è ridurre i gas serra, migliorare la qualità dell’aria nelle nostre città e ottenere zero morti sulle nostre strade”.

L’impegno sul clima può certamente prendere nuovo vigore per riuscire a rispettare gli obiettivi di Parigi grazie al nuovo target fissato dagli organi comunitari e da alcuni Paesi membri, tra cui l’Italia, che indica al 32% entro il 2030 l’apporto delle rinnovabili sul consumo di energia finale. In questo contesto il Piano Nazionale «Clima ed energia» rappresenterà il «contenitore» che dovrà essere «riempito» dai Paesi membri, Italia compresa, entro la fine del 2018 con le strategie e gli strumenti individuati per raggiungere l’obiettivo e sul quale si pronuncerà la Commissione europea valutando la loro coerenza con gli obiettivi al 2030 e con lo stesso Accordo di Parigi.

“I miglioramenti introdotti nel decreto rinnovabili sono stati quantitativamente marginali, siamo troppo distanti dalle quantità necessarie a una prospettiva di decarbonizzazione. E, soprattutto, senza una visione chiara, spiega Giuseppe Onufrio, Direttore Greenpeace Italia. Infatti, se la linea del Governo è quella del Sottosegretario del Ministero dello Sviluppo economico Crippa, che dichiara che l’Italia debba adottare per il 2030 un obiettivo al ribasso rispetto all’Europa – sottolinea Onufriosiamo in piena continuità con i governi precedenti. E, comunque, non in linea né con l’Accordo di Parigi né tantomeno con l’allarme IPCC sulla necessità di non superare 1,5 °C di riscaldamento globale”.

“Il nostro Paese ha tutte le carte in regole per vincere la sfida del clima. Contando la presenza di oltre 400mila imprese e 3mila occupati nel settore delle rinnovabili e dell’efficienza energetica, l’Italia è il primo paese nel mondo nella diffusione dell’efficienza e, in particolare, dei sistemi energetici smart. Possiamo fare molto, ma serve, insieme all’industrializzazione e alla mobilitazione dal basso anche una politica del clima ambiziosa”. Il messaggio inviato dal vice-Presidente di Kyoto Club Gianluigi Angelantoni.

“Alexander Langer diceva che la conversione ecologica sarebbe stata possibile solo se socialmente desiderabile”. A dirlo è il Presidente di Fondazione Symbola, Ermete Realacci, secondo cui “Allo stesso modo la battaglia del clima sarà vincente solo se è l’occasione per costruire un’economia più forte proprio perché più a misura d’uomo. L’Italia ha tutte le condizioni per essere in prima fila in questa sfida”.

[ Roberta Di Giuli ]