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Cambiamenti climatici: città europee in ritardo

Inquinamento nelle città

Roberta Di Giuli • Mette a fuoco un’Europa in generico ritardo ed un’Italia quasi da «bocciare» lo studio internazionale e multidisciplinare cui ha partecipato l’Imaa-Cnr sui Piani di adattamento e di mitigazione delle città ai cambiamenti del clima. Un miraggio la riduzione dell’80% delle emissioni prevista nel 2050

Faticano a dotarsi di efficaci Piani di difesa per fronteggiare le sfide del cambiamento climatico. Questa sorta di «incoscienza ambientale» riguarda più di ogni altro le nostre belle città, ed il dato emerge più chiaro quando i valori di riferimento sono comparati con i risultati, ed i progetti, messi in atto in particolare dalle città del nord Europa. Ne usciamo fuori mortificati. Noi, i soliti figli di un’Europa minore!

La geografia più «impegnata»

Nel nord Europa si respira più aria di cambiamento… climatico con Piani di adattamento e consistenti obiettivi di riduzione delle emissioni. Maggiore impegno in Gran Bretagna, Francia e Germania. Ma è in Olanda che «vive» la città più ambiziosa di tutte: si chiama Groningen e punta alle «zero emissioni», anche attraverso l’incremento di fonti rinnovabili e la piantumazione di nuovi alberi. La città fa man bassa di tutte le strategie atte al perseguimento degli obiettivi, con una tabella di marcia da far invidia all’alta velocità: già nel 2025 previsto il raggiungimento del traguardo fissato dalla «Energy Roadmap 2050»! Con 25 (venticinque!) anni di anticipo!

A raccontare vizi e virtù di un’Europa a rallentatore la ricerca, pubblicata su «ClimateChangeLetters» e finanziata dal programma multidisciplinare europeo COST TU0902, che ha visto la partecipazione di Monica Salvia e Filomena Pietrapertosa dell’Istituto di metodologie per l’analisi ambientale del Consiglio nazionale delle ricerche (Imaa-Cnr) in collaborazione con ricercatori di nove Stati, coordinati da Diana Reckien della Columbia University.

Abbiamo analizzato gli strumenti elaborati e attuati da 200 città medio-grandi in 11 Stati europei, Austria, Belgio, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Italia, Paesi Bassi, Regno Unito, Spagna”, spiegano le ricercatrici Cnr. “Le aree urbane hanno un ruolo chiave nel raggiungimento degli obiettivi dell’Unione Europea in tema di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici, in particolare dai target fissati dalla «Energy Roadmap 2050» che tra l’altro prevedono la riduzione dell’80% delle emissioni europee di gas serra entro il 2050 per evitare l’aumento della temperatura media globale di 2°C rispetto ai livelli pre-industriali”.

Piani di adattamento e Piani di mitigazione

La gran parte delle città sono lontane dal fronteggiare le nuove sfide poste dal cambiamento climatico. “Il 35% non ha provveduto a redigere alcun piano di adattamento né di mitigazione e appena un quarto si è dotato di entrambi, il 72% ha solo il piano di mitigazione e nessuna ha prodotto solo quello di adattamento. Il percorso comune comincia insomma con l’adozione di misure di riduzione delle emissioni, come il miglioramento dell’efficienza energetica e la produzione di energia da fonti rinnovabili, per poi passare all’adattamento del territorio ai rischi futuri, ad esempio tramite la costruzione di argini per proteggere le città da un aumento del livello del mare”, spiega Monica Salvia.

Alluvione

In merito ai piani di adattamento, chapeau alla Gran Bretagna con 24 città «organizzate». 13 su 40 quelle tedesche, e solo 5 su 26 le spagnole «indaffarate». In Italia, su 32 città analizzate, solo Padova presenta un piano di adattamento. Grazie a lei, evitato il risultato: 0%!

Per il Piano di mitigazione la situazione risulta estremamente variabile. “Il primato spetta al Regno Unito: il 93% delle 30 città analizzate ha un piano di mitigazione, contro l’80% di quelle olandesi e tedesche, il 56% di quelle italiane e il 43% delle città francesi

La maggior parte dei Piani di mitigazione si basa su opzioni tecnologiche e azioni di settore per incrementare l’efficienza energetica, come il miglioramento della coibentazione degli edifici, piuttosto che su cambiamenti a scala urbana. L’adattamento invece viene spesso affrontato in termini più sistemici ma meno concreti, in termini di studi scientifici o cooperazione, e soprattutto a scala regionale, in Italia e Francia, o nazionale, in Olanda.

Lo studio effettuato è il primo che non si basa su criteri di autovalutazione ma su documenti programmatici e di pianificazione realmente adottati. “Se le azioni previste a livello urbano fossero adottate dall’intero sistema nazionale si otterrebbe, entro il 2050, una riduzione del 37% delle emissioni di gas serra degli 11 paesi e del 27% dell’UE nel suo complesso. Tuttavia, saremmo sempre lontani dal raggiungimento dell’80% previsto”, osserva Filomena Pietrapertosa.

Roberta Di Giuli

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