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Antartide, continente di scienza

Al via la 34a spedizione italiana firmata ENEA e Cnr con 250 partecipanti impegnati su 50 progetti di ricerca che spaziano dall’ecologia alla medicina, dall’astronomia alla farmacologia. E, per la prima volta, il pack si trasformerà in pista di atterraggio per aerei di grandi dimensioni

Tornano in missione sull’unico continente riservato interamente alla scienza, i 250 ricercatori che partecipano alla spedizione italiana che ha in programma 50 progetti di ricerca che spazieranno dall’ecologia alla medicina, dall’astronomia alla farmacologia, e che saranno svolti presso le basi antartiche nazionali e internazionali.

Il via, a questa che rappresenta la 34a Campagna estiva del Programma Nazionale di Ricerche in Antartide (PNRA), è stato dato con l’apertura della stazione Mario Zucchelli. La campagna, finanziata con 23 milioni di euro dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e attuata dall’ENEA per gli aspetti logistici e dal Consiglio Nazionale delle Ricerche per la programmazione e il coordinamento scientifico, avrà una durata di 4 mesi. Ad accogliere il piccolo esercito di scienziati e tecnici italiani e stranieri saranno condizioni ambientali difficili, caratterizzate da forti raffiche di vento e basse temperature (come i -40/-50 °C che si registrano in questo periodo nella stazione italo-francese Concordia, nel cuore del continente a 3.300 metri di quota). 

Al via anche la campagna estiva della stazione Concordia

Giornate di organizzazione e partenze anche per la Campagna estiva che ha come destinazione la stazione italo-francese Concordia a Dome C sul plateau antartico con i nuovi 13 winter over, 7 italiani del PNRA, 5 francesi dell’IPEV (Istituto polare francese Paul Emile Victor) e 1 medico dell’ESA (Agenzia Spaziale Europea), che daranno il cambio al team rimasto isolato nella base per i nove mesi della Campagna invernale precedente, messo a dura prova da temperature che hanno raggiunto i -80 °C. Presso la stazione Concordia sono previsti osservatori, studi e ricerche nei settori della glaciologia, chimica e fisica dell’atmosfera, astrofisica, astronomia, geofisica e biomedicina.

Atterraggio di aerei alla Stazione Mario Zucchelli

Per la prima volta, in questa spedizione aerei jet atterreranno presso la Stazione Mario Zucchelli. Una decisione resa possibile dalle indagini sul pack – ossia lo strato di ghiaccio marino che dovrà fungere da pista – da parte dei tecnici del PNRA, uno dei pochissimi programmi antartici in grado di vantare un’esperienza trentennale nella gestione di vettori aerei nel continente antartico al servizio della scienza. Così è stato possibile far atterrare a Tethys Bay, nel Mare di Ross, un Airbus A319 della Australian Antarctic Division, proveniente da Hobart in Tasmania con a bordo 44 tra ricercatori e tecnici, sia italiani che coreani della limitrofa stazione Jang Bogo. Quindi missione atterraggio anche per il volo cargo dell’Ilyushin-76, un aereo dotato di 50 metri di apertura alare, che ha rifornito la stazione italiana con circa 24 tonnellate di materiale. I voli cargo seguenti saranno poi effettuati, come di consueto, attraverso aerei Hercules L100/30 e C-130.

Il cargo russo Ilyushin-76

Diario di viaggio

L’avanguardia della spedizione, costituita da 20 persone, è partita da Christchurch (Nuova Zelanda) con un volo del programma antartico statunitense diretto alla Stazione McMurdo, per raggiungere il giorno seguente a bordo di due piccoli aerei (un Twin Otter ed un Basler) la base italiana Mario Zucchelli sul promontorio di Baia Terra Nova, atterrando sul ghiaccio di Tethys Bay. La prima operazione che attendeva il gruppo di scienziati e non, è stato il «disgelo» della base rimasta chiusa durante il lungo inverno australe quando le temperature, «più miti» sulla costa, scendono fino a -40 °C. Tutti insieme, dunque, dal capo spedizione Alberto Della Rovere, ai tecnici specializzati dell’ENEA, al personale delle Forze Armate, agli addetti alla sala operativa, piloti di elicottero, un medico e un cuoco, si sono impegnati per rendere «praticabile» l’area interessata dalla loro presenza. Questo primo gruppo ha quandi riattivato i servizi della base e soprattutto ha preparato la pista di 3 km sul pack di ghiaccio, idonea ad ospitare i servizi di trasporto intercontinentali, che per la prima volta quest’anno vengono realizzati attraverso la combinazione di ben quattro differenti vettori aerei.

Un altro ambizioso progetto, che vede l’Italia protagonista, è che nel corso di questa 34a campagna estiva, proseguiranno i lavori per realizzare, su terra a Boulder Clay, l’aviopista che renderà la Stazione Mario Zucchelli un punto di riferimento anche per le basi vicine. Questo progetto «tutto italiano» sarà di fondamentale importanza per l’autonomia aerea del PNRA anche quando, a fine novembre, avverrà la rottura del pack, e le piste scompariranno…

[ Roberta Di Giuli ]