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È la cultura l’arma più potente per fermare il consumo di suolo

Alla Camera dei Deputati, la presentazione del libro di Paolo Pileri: «100 parole per salvare il suolo. Piccolo dizionario urbanistico-italiano», l’utile dizionario che aiuta i cittadini a difendere il suolo da un consumo che in Italia è un’emergenza

II 22 gennaio scorso, nella sala Nilde Iotti, alla Camera dei Deputati, Paolo Pileri, professore di Pianificazione e urbanistica al Politecnico di Milano, ha presentato, in modo quanto mai vivace e costruttivo, il suo interessante libro «100 parole per salvare il suolo. Piccolo dizionario urbanistico-italiano».

Ci si potrebbe chiedere, perché abbiamo bisogno di un dizionario per spiegare il consumo di suolo? Io stessa, in prima battuta mi sono fermata a riflettere sul significato preciso di consumo di suolo, eppure non sono di primo pelo sul tema ambientale. E se sollevassimo la stessa domanda alla gente per strada? Temo che le risposte farebbero aggrottare la fronte al prof. Pileri, già perplesso sullo strauso e sull’uso improprio dei termini, come ad esempio le parole «mediazione» e «resilienza», che prese in sé e inserite nel giusto contesto un senso ce l’hanno, ma che però nell’uso quotidiano, le ripetiamo automaticamente come etichette; e questo succede quando non ne conosciamo realmente il significato, le argomentazioni e i nessi.

Il punto è che il contenuto richiede una conoscenza e quindi una ricerca. Riuscendo anche ad abbozzare una definizione logica sul termine, come si colloca in pratica la questione e come la si raccorda nel complesso quadro ambientale? Ecco qui che ci viene in aiuto il libro di Paolo Pileri che ci spiega il significato di parole spesso incomprensibili e di espressioni ambigue, che navigano confusamente nel vocabolario dell’urbanista. Tali spiegazioni, nel suo libro, diventano uno strumento per imparare la legge della propria regione, il piano del comune, le sentenze del Tar, e per potere anche denunciare possibili incongruenze. Quindi è fondamentale sapere e conoscere. È importante la cultura. Pare una parola magica, ma profondamente vera e reale. C’è bisogno di un ritorno di cultura, a un riappropriamento della cultura, a una diffusione di cultura.

Chiarezza”, dice Pileri. Ci vuole chiarezza.  “Devono poterlo capire i bambini”. E, mi viene da aggiungere, se applicassimo questa prassi a tutte le aree dell’umano, questo mondo sarebbe certamente un mondo migliore.

Torniamo al dizionario: un uso chiaro delle parole evita incomprensioni nelle leggi e nei piani; e invece, in genere, si annaspa tra parole che scivolano e si incartano tra trabocchetti e contraddizioni.

Arriviamo al dunque: la definizione del consumo del suolo. Per consumo del suolo si intende la superficie agricola, quella così definita dai piani urbanistici e in realtà quella dove l’agricoltore coltiva; anzi i Piani urbanistici tendono a definire quello che non è agricolo, anche se di fatto lo è. Capito tutto? No, appunto, è un pasticcio, perché non conta più quello che di fatto è agricolo, ma quello che il Piano dice che è agricolo o non lo è, ciò che non è superfice agricola non costituisce consumo di suolo, anche se poi lo è. Tutto chiaro? Non pare. Dopotutto siamo in Italia, patria dei natali di Macchiavelli.

Una cosa, però, è certa, che in modo sempre più esponenziale il consumo di suolo non corrisponde alle esigenze produttive e agli effettivi bisogni sociali. Sono oltre 7 milioni, ad oggi, le abitazioni non utilizzate. Di contro la crescita demografica è parecchio debole.

Meno male che esistono le proposte legislative: con determinazione Rosella Muroni, già Presidente Legambiente Italia, è stata la prima firmataria per LeU alla Camera e al Senato di una proposta di legge contro il consumo di suolo, e suggerisce l’introduzione di un limite al consumo di suolo e il suo monitoraggio, con l’indicazione delle priorità legate al riuso de patrimonio edilizio e alle misure di incentivazione per facilitarne il recupero. Un quadro generale che chiarisca che non è continuando a consumare il suolo che noi porteremo sviluppo al territorio. “Il suolo”, conclude, “è una risorsa e un bene comune da tutelare”.

Michele Munafò, responsabile monitoraggio territorio e consumo di suolo Ispra

ribadisce che “è necessaria e fondamentale una legge nazionale, perché mentre esistono alcune leggi regionali, è assente un quadro omogeneo nazionale, con un obiettivo comune, che definisca quale e cosa è il consumo di suolo”. “Noi come paese” aggiunge “dovremmo azzerare il consumo di suolo entro il 2050 e allineare il consumo di suolo entro il 2030 rispetto alla crescita della popolazione, crescita che nel nostro paese è quasi nulla e ci imporrebbe l’arresto del consumo di suolo entro 10 anni”.

La presentazione, moderata con maestria da Alessandra Bailo Modesti, responsabile area Green Cities, Fondazione per lo sviluppo sostenibile, non ha mancato di spunti quanto acuti e puntuali, come quelli di Damiano di Simine, responsabile suolo nazionale Legambiente, che si è unito al coro, ma con osservazioni parallele e di approfondimento.

Insomma questo piccolo dizionario urbanistico italiano aiuta i cittadini a difendere il suolo da un consumo che in Italia è un’emergenza.

L’autore, il prof. Paolo Pileri, ha esordito dicendo “io questo libro l’ho scritto perché sono un matto”. E io concludo: magari ce ne fossero di matti come lui! Al Governo, soprattutto. Tempi duri!

[ Stefania Romano ]